Dal 2009 la Costituzione assegna a Roma poteri straordinari.Come siano stati esercitati sta scritto ?nelle inchieste giudiziarie. Ed è sotto gli occhi di tutti

Adesso l'ha scritto anche il “New York Times”. E d’incanto - forza del provincialismo, antica malattia italica - ciò che è sotto gli occhi di tutti, e che molti fingono di non vedere, è improvvisamente diventato clamoroso, internazionale, vero. Roma sprofonda senza sosta e senza freni. Ma va? Una giornalista italo-americana gira per la città, guarda ciò che tutti guardiamo e scrive ciò che tutti diciamo: «Le sterpaglie nei parchi sfiorano le ginocchia. I lavoratori della metropolitana, scontenti, hanno rallentato al massimo il servizio. Un incendio ha reso il più importante scalo della città caotico e affollato. Gli arresti di funzionari pubblici si accumulano rendendo evidenti le infiltrazioni criminali nel governo della città. Tutto questo si aggiunge a quello che i romani chiamano “degrado” - il degrado dei servizi, degli edifici, della qualità della vita - e alla sensazione generale che la loro antica città stia cadendo a pezzi. Ancora più del solito». Ma no.

Ancora una volta, sulla scia dello straniero tutti a ripetere la litania. Eppure non è una novità. Ricordo almeno quattro copertine recenti dell’“Espresso” che denunciavano il malgoverno della città, la spartizione dei territori tra boss della criminalità, i disastri della giunta di destra (“Alemanni & Lanzichenecchi”, titolammo). Silenzio generale. Ma ora è come se la macchina si fosse inceppata. Da quando è esplosa l’inchiesta Mafia Capitale, invece che manifestarsi uno scatto d’orgoglio, tutto si è paralizzato in un’attesa messianica. Simboleggiata dall’erba secca della aiuole e dalle foglie ammonticchiate ai lati delle strade e che dall’autunno nessuno ha rimosso.

Che cosa sta succedendo? Il servizio di raccolta dei rifiuti è un buco nero; il nuovo tronco di metropolitana, i cui lenti lavori sono costati più del doppio delle previsioni, servirà a poco; le strade del centro e della periferia ricordano un campo minato; l’Atac, l’azienda di trasporto pubblico, è affossata da corruzione, deficit, inefficienze da quarto mondo e da un esercito di sindacatini che bloccano ogni novità che possa mettere in discussione piccoli e grandi privilegi di 12mila dipendenti, dei quali solo la metà chiamati a guidare bus che non ci sono, o fermi per riparazioni che non si fanno o - rivelano le inchieste - messi fuori uso da dipendenti infedeli.

Ancora. Per il corpo dei vigili urbani non si trovano comandanti capaci di estirpare la microcorruzione diffusa e l’arrogante inettitudine e, impresa impossibile, di stanare dagli uffici centinaia di imboscati; monumenti e musei sono spesso chiusi per sciopero e sempre invasi da bagarini, centurioni “de borgata”, rivenditori di ogni merce; un passaggio al grande cimitero di Prima Porta, appena fuori città, svela ritardi e disservizi che vìolano i più elementari diritti dei morti, parcheggiati per settimane in colossali hangar, e dei vivi costretti a lavorare lì in condizioni umilianti e disumane.

Quel poco che funzionava, non funziona più. L’attesa della soluzione politica, della nuova giunta Marino, o del commissariamento di uffici comunali pervasi dalla criminalità, annunciato ma non ancora realizzato, ha finito per congelare l’amministrazione. Che non è quella di una normale città. E non solo perché da dicembre ospiterà il Giubileo e, come sogna, pure le Olimpiadi del 2024.

Nel 2009, in attuazione del nuovo articolo 114 della Costituzione riformata in senso federalista - «Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento» - furono concesse alla città nuove competenze perché potesse svolgere le funzioni tipiche di una città «sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri presso la Repubblica Italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali». Come siano stati esercitati tali superpoteri, è scritto nell’inchiesta della Procura e lo sa chiunque passi per Roma. Che, dimenticata per sei anni e per cinque (2008-’13) affidata alle sollecite cure di Alemanno & Carminati, da sola non ce la può fare. Specie se il sindaco Marino pensa che la gioiosa macchina da guerra montata da Alessandro Gassmann & C., dopo aver lanciato l’improvvida campagna di pulizia delle strade, gli metta pure a posto l’Atac. E specie se il premier, invece che occuparsi della sua Capitale, gioca a biliardino.

Twitter @bmanfellotto

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