Quando anche le gelaterie di Rimini e le pensioni del Lago di Garda esposero il cartello “prima gli italiani”, i rapporti italo-tedeschi cominciarono a deteriorarsi, e le gelaterie e le pensioni a fallire per mancanza di clienti. Secondo alcuni storici fu proprio questo l’inizio dello spaventoso conflitto italo-tedesco del 2021. Secondo altri, fu invece un’intervista dell’economista Paolo Savona a un giornalista dello Spiegel, conclusa con una sparatoria tra i due. Del breve incontro è ancora disponibile una drammatica testimonianza registrata: «Buongiorno, tedesco di merda». «No, è lei che è un italiano di merda». «Ma che dice? Di merda è lei!». «No no, è lei!». PUM! PUM! PUM!
Lo slogan Lo slogan con il quale il Maresciallo Salvini infiammò gli animi dei giovani soldati italiani avrebbe dovuto essere, su suggerimento del Ministro della Guerra Giorgia Meloni, “libro e moschetto”, ma la parola “libro” incontrò la tenace ostilità dello stato maggiore leghista, e così si optò per un più maschio, anche se ripetitivo, “moschetto e moschetto”. Nei due anni precedenti, grazie alle nuove leggi, gli italiani si erano armati fino ai denti, e i tradizionali cartelli “attenti al cane e al padrone” erano stati aggiornati: “attenti al cane, al padrone e al giardiniere che ha minato le aiuole”. Il popolo si era preparato alla guerra con un lungo, minuzioso tirocinio: blitz nei campi rom, affondamento dei gommoni e una difficilissima forma di esercitazione notturna, la caccia all’africano nelle tenebre.
Le forze in campo L’esercito italiano, nel segno della vigorosa riscossa popolare che fu l’anima del governo pentaleghista, era formato in larga parte da volontari, che salivano verso il Brennero tra due ali di folla entusiasta. Molto applauditi alcuni corpi scelti: gli Evasori della Padania, che avevano dichiarato al Fisco solo cerbottane e pistole ad acqua, e ora inalberavano con fierezza costosi bazooka, a bordo di carrarmati in leasing. I Guidatori Svizzeri, in realtà patrioti italiani da tempo con la targa svizzera per non pagare le multe, molto desiderati dalle donne mentre passavano sui loro enormi Suv a centottanta all’ora, schiacciando sotto le enormi ruote le lente retroguardie della fanteria grillina (i Ragionieri Siciliani, i Cognati Lucani, i Precari Napoletani) e lanciando banconote dal finestrino da destinare alle vedove. Gli Allevatori Prealpini, martiri delle quote latte, con l’unica mucca dichiarata al guinzaglio, e le altre 199 nascoste nella boscaglia. I Forconi d’Italia, specializzati nella guerriglia, abilissimi nel rimanere nascosti anche per mesi tra le rotoballe e sotto i covoni di paglia. Più una moltitudine di semplici volontari, donne, anziani, bambini, tutti in marcia contro il Nemico teutonico.
Le canzoni “Oltre le Alpi il male”, fiero canto di guerra, fresco vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, cantato dal coro femminile “Le mogli che stirano” con l’accompagnamento della Filarmonica di Vimercate (trecento elementi), di recente formazione. “Basta Kasta!”, il divertente rap del gruppo grillino Basta Kasta!, il cui ritornello (Basta Kasta! Basta Kasta!) è sulla bocca di tutti. L’adattamento napoletano di “Lili Marlene”, opera del maestro Mariano Apicella, divenuto negli ultimi mesi il cantante preferito del Maresciallo Salvini. E infine, cantato sommessamente ovunque, nei bivacchi notturni sotto il chiaro di luna, durante i turni di guardia, nei momenti di malinconia ripensando alla famiglia e al paesello, il canto grillino per eccellenza, “Vaffanculo”.
E i tedeschi... I tedeschi, intanto, confidano nella loro supremazia tecnologica. Niente esercito, niente armi speciali, basta aspettare la partenza della colonna di turisti che discendono il Brennero proprio in quelle ore, vigilia della “Wurstel Feste”, la festa nazionale tedesca, che unita al successivo “Kraut Montag” (lunedì del crauto) forma il primo lungo ponte dell’anno. L’impatto è tremendo: le truppe italiane, terrorizzate dalla immane massa umana che scende dalle Alpi su grosse berline dai colori orribili, sventolando le carte di credito, si arrendono immediatamente, e discendono alla rinfusa lungo le valli per fare ritorno alle loro case e alle casse dei ristoranti. Il Maresciallo Salvini viene deposto da un putsch di congiurati infedeli, detto “Parlamento”. La fanteria grillina, dispersa e confusa, torna a disposizione di nuovi alleati. Il Vaticano? Il Brasile? I venusiani? Deciderà il web.