Una delle caratteristiche del novello corso del cambiamento è il fattore fisicità, inesistente nel governo istituzional-ieratico di Paolo Gentiloni, in piena esplosione nell’estate sovranista dell’anno del Signore 2018.
Si registrano: nuotate da macho esibizionista, ditoni ammonitori, pose da pistolero repubblicano, un su e giù di giunture per standing ovation parlamentari, arti inferiori color calamaro causa applausi fragorosi come da contratto giallo-verde, sembra ci voglia un fisico bestiale.
A Bruxelles dopo il Consiglio europeo c’è stato un gran parlottare dell’uso maniacal-manuale del tocco e del ritocco, direbbe Totò, del premier Giuseppe Conte giudicato dai colleghi dei paesi del Nord un tipo rappresentativo anche se un po’ appiccicosetto per via della ricerca del contatto fisico diretto evoluzione relazionale della democrazia diretta.
Non c’è stata la rivoluzione liberale, figuriamoci quella morale, in esilio forse con la fuga dei cervelli quella culturale, ora si prova con quella corporale. In primo piano la politica del corpo, quando serve anche quella del cervello per chi lo ha naturalmente, per gli altri basta la gestualità.
Fin dall’inizio si è capito che sarebbe stata una classe politica assai incline all’auto-claque, teoria politica di quelli che se la cantano e se la suonano in tivù come in Parlamento, il confronto è satanico meglio un fracasso inaudito anti-pacchie, anti-caste, anti-niente.
Sessantuno applausi per il discorso d’insediamento di Giuseppe Conte, e da allora in poi ovazioni-venerazioni anche se un qualunque ministro dice solo pio. Si spera che dopo le dentiere promesse da Berlusconi, qualora il governo durasse come minacciato trent’anni qualcuno del cambiamento prepari un piano per distribuire apparecchi acustici agli italiani. Dopo l’avvocato del popolo ci vorrà l’otorino del popolo.
Il premier Conte dà il suo contributo. Con aria malandrina sostiene di aver «bullizzato» i colleghi durante il Consiglio Ue, dichiarazione che evoca vessazioni e violenze, non un esempio edificante per grandi e piccini, ci mancava il premier bullo e bullista (a parole per fortuna). Nel clou delle trattative europee forse per dare corpo al suo ruolo politico fragile Conte applica il tocco e il ritocco in segno di amicizia e di pressione sul braccio del presidente francese Macron atteggiamento che non ha mandato in brodo di giuggiole Salvini.
Non pago nella conferenza stampa post vertice ha infranto il tabù dei tabù. Per spiegare perché le posizioni francesi smentivano le sue ha detto che Macron era stanco. Corpo di una spingarda. Per principio non si spettegola urbi et orbi delle débâcle del corpo dei leader che non sono mai stanchi e sono sempre in forma. Cosa rivelerà la prossima volta, hanno borbottato a Bruxelles, i calli di Tusk o il singhiozzo di Juncker? Figuriamoci se la défaillance è attribuita a uno come Macron che accarezza lui il viso del papa e non il contrario com’è successo da millenni.
Per non parlare di Salvini che il giorno del giuramento al Quirinale siede a gambe larghe e schiena piegata in avanti a metà tra la posizione dell’allenatore in campo e John Wayne nel film “Il Grinta”. Il vice premier sgrana il rosario con la mano alzata nei comizi, agita il ditone in direzione sbarchi, promette abbracci (alle atlete italiane di colore che hanno vinto la staffetta, al prete di Martinsicuro che lo attacca) e chiama i media per farsi riprendere in mutande da bagno mentre si tuffa nella piscina di una villa sequestrata a un boss della malavita in puro stile fascio-putiniano.
Le magliette preferite riproducono la sua faccia e sono sempre aderenti, i muscoletti in primo piano, Salvini è diventato persino un sex-symbol ha scritto sul Foglio Simonetta Sciandivasci «il consenso più sfrenato è quello delle donne… a Pontida ha messo la propria vita a disposizione del suo popolo (echi del “gettare il corpo nella lotta” tanto caro a Pasolini)».
Il Paese ha sopportato di tutto , speriamo ci venga risparmiato il Salvini desnudo.