In ottemperanza alle nuove normative sull’informazione, forniamo adeguato supporto alla produzione nazionale di notizie contraffatte (fake news). Le notizie che seguono, come stabilito dalla legge, hanno intenzioni genuinamente diffamatorie e contengono solo gli ingredienti ammessi nel capitolato attualmente all’esame delle Camere: malafede, paranoia, complottismo, ignoranza, totale anonimato delle fonti, qualche errore di grammatica sparso qui e là per rendere più verosimile il risultato. Per ottenere quest’ultimo scopo, redattori e correttori di bozze dell’Espresso sono stati chiusi in uno stanzino, legati e imbavagliati.
Salvini è arabo Non servono fotomontaggi: basta un normale esame somatico (nasone, carnagione scura, labbra tumide, barba nera) per capire che Matteo Salvini non he un uomo bianco, ma 1 arabo. Secondo le fonti più attendiste è di Tunisi, dove gestiva con la famiglia un banchetto del pesce, e sarebbe sbarcato in Italia, già diciott’enne, approfittando della dabbenaggine dei soccorritori. Stava partecipando con amici a una battuta di caccia alla cernia al largo di Djerba, ma accortosi che stava transitando lo yot di Soros ha finto di essere un bambino che annega ed è stato tratto in salvo e portato nel solito albergo a cinque stelle sulla costiera amalfitana (e noi paghiamo!). Il suo italiano in certo, così povero di aggettivi, tradisce le origini straniere. Vergogna!
Salvini è visconte Ancora più infamante, eppure anch’essa verissima, la seconda ipotesi sulle origini di Salvini. Egli appartiene a una famiglia nobilissima, i Salvini Coburgo, e non solo affatto il liceo classico al Manzoni di Milano, dove vanno i figli di papà, ma contemporaneamente affatto anche il liceo Parini, dove vanno i radical-sci, conseguendo ottimi risultati in’entrambi gli istituti. Dunque i modi rozzi e l’attegiamento popolaresco, con la tipica mimica da mercato del pesce di Tunisi, sarebbero solo una simulazione per accattivarsi il favore degli elettori. In privato, Salvini legge solo libri Adelphi, veste inglese (golf di cachemire e giacche di tweet) e parla in tedesco con la vera moglie, la principessa Hessa von Hesse di Sassonia. È stato fotografato + volte mentre usa le posate da pesce, atteggiamento severamente proibito dallo statuto della Lega. Infine, la coppa in similoro che lui osteggia sulla scrivania nelle foto ufficiali, vinta nei Campionati europei di Rutto Libero a Bratislava, sarebbe solo un falso. Vergogna!
Il papa è ebreo Il cognome Bergoglio è tipicamente ebreo: l’ho sentito dire sull’autobus. Tutti i nomi che finiscono in “Oglio” sono ebrei, come dimostra Oglio, nome d’arte del compagno di Stanlio, entrambi noti ebrei altrimenti non avrebbero potuto lavorare a Hollywood. Proprio come Sciarlò, per giunta nomade, che rubava il rame negli studios tra una ripresa e l’altra. I Bergoglio hanno importanti propietà in tutto il mondo grazie al solito trucco dei prestanome: nel loro caso, la famiglia Rockefeller. Ma anche se non ci siano queste evidenti prove, le origini ebraiche del papa sono dimostrate dal fatto che è favorevole ai migranti, e dunque obbedisce al piano di Soros sulla sostituzione etnica. Vergogna!
Il papa è Soros Vergogna! Questa volta detto preventivamente per disporre il lettore, da subito, all’indignazione. Secondo meglio informati, Bergoglio non sarebbe altri che lo stesso Soros, il miliardario ebreo che sta progettando, sulla scrivania di casa sua, la sostituzione etnica: ogni europeo sarà sostituito da un nero, e in particolare gli abitanti di Frosinone rimpiazzati dalla tribù dei Bitonga. Tra parentesi, i Bitogna sono animisti, vorremmo davvero sapere a chi giova un’Europa animista? Con i suoi mezzi economici enormi, Soros avrebbe corrotto il Concalve per farsi eleggere papa, e in uno dei suoi più riusciti travestimenti si sarebbe poi insidiato in Vaticano, da dove può comodamente dirigere gli sbarchi, purché non siano diretti a casa sua. A questo proposito, è noto che molte navi Ogm che risalgono il Tevere per portare i negri dal papa, vengono deviate dall’esercito italiano (e noi paghiamo!) lungo l’Aniene per essere poi avviate nelle periferie romane, già gravate di problemi enormi, come le buche ereditate dalle precedenti Giunte e gli zingari che le abitano abusivamente, munendole di una tettoia.