Opinioni
12 dicembre, 2025Crescono posti e produttività e non si sono smantellate le riforme condotte in precedenza
L'economia spagnola continua a sorprendere in senso positivo. Il confronto con l’Italia negli ultimi tre anni è, dal nostro punto di vista, scoraggiante. Entrambe le economie hanno creato posti di lavoro, seppure a un tasso un po’ più veloce in Spagna. Ma la crescita di quello che è stato prodotto da quei posti di lavoro è stata molto più alta per gli iberici che per noi. Il Pil spagnolo è aumentato nel 2023 del 2,7%, nel 2024 del 3,5% ed è previsto crescere (più che una previsione è ormai un pre-consuntivo) del 2,9% nel 2025, secondo la Commissione europea. Noi abbiamo fatto l’1% nel 2023, lo 0,7% nel 2024 e, sempre secondo la Commissione, lo 0,4% quest’anno. Se l’occupazione cresce tanto, ma la produzione cresce poco vuol dire che la produttività (il prodotto per occupato o per ora di lavoro) decresce. Anche qui il divario con la Spagna è evidente.
La produttività oraria è cresciuta in Spagna negli ultimi due anni del 2%, mentre da noi è scesa del 2%, perché evidentemente abbiamo creato posti di lavoro a bassa produttività. In Spagna, l’aumento di produttività oraria è stato usato in parte per aumentare il prodotto e in parte per lavorare di meno (il numero di ore lavorate per occupato è calato). Da noi, il contrario: la decrescita della produttività oraria è stata in parte compensata dall’aumento del numero di ore lavorate per addetto (per i dettagli vedi una recente nota di Gianmaria Olmastroni pubblicata sul sito dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani). Insomma, si fatica di più ma i risultati sono modesti.
Si potrebbe pensare che la crescita spagnola sia “drogata” da politiche di bilancio espansive, che si riveleranno alla fine insostenibili. Invece, i conti pubblici spagnoli stanno meglio dei nostri. Il deficit quest’anno è al 2,5% del Pil, contro il nostro 3%, mentre il debito è al 100% del Pil, contro il 136,4% in Italia. Per quanto riguarda i conti con l’estero, entrambi i Paesi hanno un avanzo, ma anche da questo punto di vista la Spagna sta meglio di noi: il surplus di partite correnti (esportazioni di beni e servizi meno importazioni) è del 2,7% in Spagna; noi siamo all’1%.
Cosa spiega la migliore performance della Spagna rispetto all’Italia? In parte, c’è semplicemente un processo di convergenza: all’interno dell’Ue i Paesi a reddito più basso tendono a crescere di più. Ma ormai il reddito pro-capite spagnolo non è molto più basso di quello italiano. La realtà è che in Spagna la pressione fiscale è più bassa, il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione è più facile, la giustizia è più rapida, l’energia elettrica per le imprese costa meno e la Spagna ha creato un ampio flusso migratorio regolare (non sbarchi irregolari), con la fortuna di trarre migranti dal bacino dell’America Latina, per il quale i problemi di integrazione sono ovviamente minori.
Questa situazione è l’effetto di anni di riforme, compresa quella del mercato del lavoro, portate avanti dai due governi Rajoy di centro-destra per uscire dalla crisi dell’inizio del decennio scorso. I tre governi Sanchez di centro sinistra hanno però avuto il merito di non cancellare quelle riforme, se non in misura minore. Anche questa è una differenza rispetto all’Italia dove a ogni cambio di orientamento politico del governo si sente il bisogno di buttare dalla finestra quello che il governo precedente ha fatto, comprese le cose buone.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Non passa lo straniero - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
II settimanale, da venerdì 23 gennaio, è disponibile in edicola e in app


