Lecco, 50 mila abitanti, cuore della Lombardia leghista affacciato sul lago di Como. Nel 2006 aveva stravinto il Caroccio, eleggendo sindaco Antonella Faggi, con un bel 53.5 per cento. Per le comunale del 2010, invece, decide di candidarsi sindaco un big del partito; niente meno che l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, che proprio nella cittadina lombarda è nato nel luglio del 1946.
A Roma Castelli si annoiava un po'. Fa il viceministro dei trasporti, oltre che l'onorevole, e frequenta spesso i salotti tivù, ma aveva voglia di un incarico in più, specie nella sua terra. E poi adesso va molto di moda il doppio incarico, nazionale e locale, sul modello francese.
Così ha pensato di farsi eleggere primo cittadino della sua città, cha da un po' di anni è anche capoluogo di provincia: una passeggiata, pensava. Da percorrere con i soliti discorsi: "Sono bastati tre mesi di assenza di un sindaco della Lega e già Lecco è invasa da venditori abusivi". "Il mio avversario è un "cavallo di troia che porterà in Comune Rifondazione e tutta la banda del governo Prodi". E poi lo slogan facile facile "con Castelli Lecco conta" a spiegare i vantaggi di avere un primo cittadino che sia anche uomo di governo. "Con un sindaco viceministro i grandi temi di Lecco saranno all'attenzione diretta del governo in tempo reale" spiegava Castelli in campagna elettorale "E anche il governatore Roberto Formigoni, lecchese, è stato un mio ex compagno di liceo". A scanso di equivoci, per i comizi Castelli si è portato a Lecco anche Roberto Maroni, leghista alla guida del Viminale, e Michela Vittoria Brambilla, che è titolare del Turismo ed è nata lì vicino, a Calolziocorte.
Tutto inutile: con enorme sorpresa degli stessi lecchesi, Castelli non ce l'ha fatta. Ha vinto invece il candidato del centro sinistra Virginio Brivio, sconosciuto al di fuori della provincia. Un cinquantenne che in Comune prima faceva l'operatore educativo. Un cattolico di sinistra di cultura tutta assitenzial-sociale: da giovane ha svolto il servizio civile aiutando i disabili, da politico si è occupato di case di riposo per anziani. Anche la moglie fa l'insegnante di sostegno. Perfino Castelli in campagna elettorale ha dovuto definirlo "un brau bagai", che in dialetto significa un bravo ragazzo. Ma era anche come dire che non contava niente, insomma.
Per Brivio invece la vittoria è arrivata addirittura al primo turno con il 50,22 per cento dei voti, mentre Castelli - appoggiato da Lega Nord e Pdl - ha ottenuto solo il 44,2 per cento. Fino a ieri, perfino il ballotaggio era considerata un'opzione troppo ottimista per il centrosinistra. La cosa più comica è che i lecchesi non sono certo diventati di sinistra: per le regionali, nello stesso comune, Formigoni ha avuto il 53 per cento. Ma al Comune hanno votato il simbolo opposto, pur di non avere l'ex ministro con la fascia tricolore. D'altro canto a Lecco, se lo ricordavano bene, il Castelli, quando da ingegnere meccanico faceva il direttore tecnico di una ditta, la Lafranconi silenziatori, ma progettava il grande salto nella politica. E a molti non sta simpatico fin d'allora.