Un nobile, un leader prestigioso, addirittura un Savonarola capace di guidare verso il cambiamento. Anzi no, un lezioso, snob, elitario. Molti aggettivi per descrivere lo stesso aspirante leader: l'annuncio ufficiale non c'è stato, ma quando lui dice, come qualche giorno fa, "abbiamo bisogno di leadership politiche coraggiose", nei palazzi romani sono certi che sia un autoritratto, quello del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo. Da tempo i sondaggisti testano il suo appeal. Perfino da troppo tempo, secondo qualcuno: "Rischia di stancare prima ancora di scendere in politica", valuta Luigi Crespi, in passato sondaggista di Berlusconi, più di recente di Fli, uno dei pochi a prevedere per un eventuale partito di Montezemolo un successo limitato: tra il 4 e il 6 per cento.
Diverse le rilevazioni di altri sondaggisti, pur con la cautela di ricordare che ancora sono in campo tante variabili, dalla collocazione alla campagna elettorale. Roberto Weber della Swg parla di un 9-12 per cento, che potrebbe lievitare tra il 22 e il 24 se si presentasse con il Terzo Polo. Un bacino potenziale del 25 per cento anche secondo Nicola Piepoli dell'omonimo Istituto: la fiducia personale in Montezemolo poi è molto alta, pari al 60 per cento; al 46 per Nando Pagnoncelli della Ipsos.
Troppo presto per valutare il suo consenso elettorale, secondo Pietro Vento dell'Istituto Demopolis, ma non per rilevare che il 54 per cento vedrebbe con favore una sua entrata in politica. Cosa rappresenta l'ex leader di Confindustria? "Il prestigio, la nazione, il made in Italy", elenca Weber. "Altissima notorietà (al 92 per cento), fattore Ferrari, percezione di competenza in materia economica", sottolinea Vento. "È un ricco, un nobile, viene da una famiglia popolata di eroi", ricorda Piepoli, "un leader carismatico del tipo animatore, un Savonarola che guida la gente in una lunga marcia per prendere una via diversa".
Caratteristiche che potrebbero essere però anche un punto debole: "La simpatia non è, agli occhi dei cittadini, la sua dote migliore", spiega Vento. "È percepito come lezioso", ragiona Crespi, "piace a un target elitario, diciamo pure snob, sia di centrodestra che di centrosinistra". Una trasversalità più sbilanciata sul centrodestra secondo Weber. Per Vento invece "il suo ingresso in politica è gradito soprattutto tra gli elettori di centro e centrosinistra". Fatto sta che la fiducia in lui c'è e, svela Weber, "l'area del non voto e dell'indecisione da tempo risponde sempre con la stessa intensità. Così avvenne nel '93 con Berlusconi". Ma forse le analogie con il premier finiscono qui. Montezemolo ha un'aria più aristocratica: "Scenderà in campo se portato da altri leader della sua stessa fatta: dagli aristoi", giudica Piepoli. Resta da verificare, annota Weber, quale radicamento territoriale saprà costruire ("Berlusconi si poteva avvalere della rete di Publitalia") e quale tenuta nell'agone politico. Chissà come prenderebbe una sua discesa in campo il Cavaliere. Secondo i dati della sua sondaggista di fiducia, Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, risalenti però a qualche mese fa, il 48 per cento è convinto che Montezemolo entrerà in politica ma il 39,4 teme lo possa fare per difendere gli interessi di una sola parte, gli imprenditori. E il 60 crede che personaggi di questo calibro dovrebbero impegnarsi nel settore da cui provengono. Per ora Berlusconi non ha chiesto ulteriori sondaggi per testarlo come leader. Per ora.