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Politica
marzo, 2013

Il papa è nuovo la sua economia chissà

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La dottrina sociale della Chiesa è sempre abbastanza chiara su povertà, danni della globalizzazione, sviluppo. Meno su come affrontare e risolvere questi problemi. Anche Francesco non sfugge alla regola. Almeno finora

Papa Francesco possiede i doni innegabili della simpatia e della spontaneità. Inoltre, il suo stile di vita sobrio e l'attenzione verso i poveri, sia nei discorsi che nelle opere, gli sta attirando molti consensi, oltre a suscitare crescenti aspettative. Un aspetto che stimola una certa curiosità riguarda le visioni economiche del Papa. Il cardinale Bergoglio è un protagonista da decenni e in varie occasioni ha avuto modo di dire la sua soprattutto sulla situazione economico-sociale dell'Argentina: dai suoi discorsi, articoli e frequentazioni è possibile farsi un'idea del suo pensiero economico?

La risposta è solo parzialmente positiva, in quanto, come a volte capita con la dottrina sociale della Chiesa, essa è abbastanza chiara negli obiettivi che persegue ma non altrettanto sui mezzi concreti con i quali raggiungerli.

I tre punti fermi della predicazione dell'ex arcivescovo di Buenos Aires sono stati l'attenzione ai poveri, la lotta alla corruzione e all'evasione fiscale. Questi due ultimi aspetti non lo contraddistinguono in modo particolare, se non nel senso che, ad esempio, ci danno una chiave di lettura rispetto alle privatizzazioni intraprese dal governo Menem negli anni Novanta. Queste non sono condannate di per sé, ma per le modalità con le quali sono state effettuate e la corruzione che le ha circondate. Nel documento "Queremos ser Nacion" del 2001, inoltre, lo sperpero dei fondi pubblici è additato come causa dei mali argentini al pari dell'evasione fiscale.

L'enfasi sulla povertà, a sua volta, non connota scelte di politica economica. La scuola di Salamanca del Cinquecento dove teologi francescani, domenicani e gesuiti crearono una vera e propria scuola del pensiero liberista era composta da individui che avevano fatto voto di povertà. Sradicare la miseria è un obiettivo condiviso da tutti: è come farlo che differenzia le grandi correnti di pensiero. Sotto questo profilo è significativo che nel 2009, parlando al seminario "Les Deudas Sociales", il cardinale disse che la povertà non si può eliminare se i poveri diventano meri destinatari dell'azione dello Stato con un approccio assistenzialista e paternalista e non soggetti per i quali lo Stato e la società creano le condizioni sociali che permettano loro di costruire il proprio destino: Blair o Cameron non direbbero nulla di diverso.

Il pensiero di Francesco I , nel complesso, sembra decisamente in linea con quello dominante all'interno della Chiesa benché non si colgano gli accenti liberali che descrivevano con ammirazione l'economia di mercato presenti nella Centesimus Annus di Papa Wojtyla né si riscontrino i reiterati riferimenti alla sussidiarietà, concetto molto "europeo" dell'arci-europeo Benedetto XVI.

Al contrario si ritrovano spesso giudizi severi contro i danni della globalizzazione, giudicata comunque senza alternative, e del "neoliberalismo", termine con il quale in America Latina si connota ciò che da noi viene chiamato "liberismo selvaggio". D'altro canto nel 2010 il futuro Francesco si fece promotore di un corposo documento "Consenso per lo sviluppo" preparato da un gruppo di economisti molti dei quali erano stati ministri negli anni della liberalizzazione economica argentina. Le proposte ivi contenute includono l'abolizione delle tariffe all'esportazione, la promozione della concorrenza come fattore di libertà economica, la sussidiarietà, la competizione tra pubblico e privato nei settori dell'educazione e della sanità, l'autonomia della banca centrale (soppressa dalla presidente Kirchner), il principio che le società pubbliche non devono operare là dove sono già ben presenti quelle private, insieme ad altre raccomandazioni politico-sociali un po' cervellotiche e la richiesta di sussidi alle imprese.

Cosa possiamo aspettarci dunque da Francesco? Se guardiamo al suo passato non credo che assisteremo a svolte drammatiche, a meno che non decida di imprimere una svolta alla Chiesa anche in questo settore. Come? Difficile dirlo. Per ora, buonasera, buonanotte e buon pranzo.

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