Tanto tuonò che piovve. E alla fine, dopo una giornata passata sul filo del telefono, arrivò la retromarcia. Se non altro per salvare la faccia. Così, nel passaggio in Aula alla Camera, alcuni dei più eclatanti regali natalizi contenuti nella legge di Stabilità, raccontati dall’Espresso, dovrebbero essere portati via (il condizionale è d’obbligo) da sotto l’albero dove erano stati depositati appena pochi giorni fa.
A cominciare dall’abolizione della tassa sulle compravendite dei calciatori: un’imposta pari al 15 per cento del costo sostenuto dalle società sportiva per l'assistenza fornita durante le trattative. Una strenna macroscopica per giocatori milionari e strapagati nel momento in cui si rivendica con orgoglio, come se fosse una panacea, l’estensione del bonus da 80 euro alle forze dell’ordine. Eppure a firmare quell’emendamento erano stati i due relatori, Fabio Melilli (Pd) e Paolo Tancredi (Ncd), in pratica il sigillo di un accordo politico. Tanto che nessuno aveva avuto da ridire, come si scopre dal resoconto dei lavori in commissione Bilancio di lunedì 14 dicembre, in cui Tancredi “anche a nome del collega Melilli, raccomanda l’approvazione dell’emendamento” e “il viceministro Enrico Morando esprime parere favorevole”.
Altro regalo a rischio è quello per Campione d’Italia, l’exclave tricolore in Canton Ticino: un bell’assegno da 12 milioni (6 mila euro ad abitante) a favore del comune per compensare la perdita di quotazione del franco svizzero. Un problema, in questo caso, di cassa più che “morale”: i soldi andavano semplicemente presi da un altro fondo. Ragion per cui non è escluso che alla fine ci si limiti a correggere la norma anziché sopprimerla del tutto.
L’AUTOGOL DI OSTIA
È tuttavia sulla moratoria per balneari, dove la retromarcia è certa, che governo e Partito democratico sono riusciti a dare vita alla peggiore delle figuracce immaginabili. Il provvedimento inserito nella manovra finanziaria (che accoglie un emendamento della forzista Bergamini, del leghista Pini e dell’alfaniano Pizzolante) prevede la moratoria di un anno per i concessionari morosi delle spiagge che hanno pendenze con lo Stato. Non fosse che nella categoria rientrano anche i proprietari degli stabilimenti di Ostia, dove prosperano illegalità e infiltrazioni della criminalità, e contro buona parte dei quali la giunta Marino (dall’assessore alla Legalità Alfonso Sabella a quello ai Trasporti Stefano Esposito) hanno a suo tempo dichiarato guerra. Al punto da mandare le ruspe per aprire i varchi al mare, chiusi abusivamente.
Insomma, una delle battaglie maggiormente simboliche (e riuscite) dell’amministrazione di centrosinistra che per due anni ha governato il Campidoglio. Per di più proprio mentre una parte del Movimento cinque stelle intesseva flirt pericolosi e li difendeva in toto come “imprenditori onesti” e vessati. E soprattutto a poche settimane di distanza dal sequestro parziale, per abusi edili, dello stabilimento di proprietà del patron dei balneari, che aveva fatto ironizzare il presidente del Pd Matteo Orfini: “Uno di quegli 'imprenditori coraggiosi' che i grillini incontravano a porte chiuse”.
La decisione adesso è di escludere dalla sospensiva i territori commissariati per mafia, proprio come Ostia, che ribalta il capolavoro compiuto in commissione. Dove si è assistito perfino a una inversione dei ruoli, col Movimento cinque stelle (come si legge sempre nei resoconti) che per bocca della deputata Claudia Mannino preannunciava il voto contrario del gruppo, Sel che denunciava la “regalia ai titolari di concessioni demaniali che già pagano canoni risibili” e il sottosegretario Pier Paolo Baretta (Pd) a precisare che “non si tratta di una proroga ma di un intervento limitato nel tempo e volto ad evitare gli sfratti”.
Così, quando la notizia si diffonde, l’ex sindaco Ignazio Marino verga un post di fuoco su Facebook in cui attacca il “regalo di Natale ingiustificato a chi vive e prospera nell’illegalità”, rivendica la “dura e coraggiosa battaglia contro gli abusi” e si dice “deluso” dall’“atto scellerato” commesso dai deputati Pd. Una dichiarazione di guerra. Che nel giro di poco fa scattare l’allarme a Palazzo Chigi. Anche perché - raccontano - il senatore Esposito e Matteo Orfini, iniziano a tempestare di telefonate chiunque possa intervenire per bloccare lo scempio.
Fino all'annunciata retromarcia: il governo è pronto a modificare la norma ed escludere Ostia. Un compromesso che salva le apparenze. Ma forse non la faccia.