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Politica
agosto, 2015

Le leggi delega che espropriano il Parlamento

Servono correttivi  a questi strumenti usati dal governo. O verrà meno l’equilibrio tra i poteri. Parla la presidente della Camera

L’articolo del professor Ainis, "Quello strapotere chiamato legge delega", tocca una questione ?di grande rilevanza nel rapporto tra Parlamento e Governo. È dunque un’occasione da cogliere per misurare se e quanto si stia alterando la natura dello strumento previsto dalla Costituzione all’articolo 76, ?e con quali eventuali conseguenze.

Per mettere l’analisi su basi oggettive ?è bene partire dai numeri. Le leggi che prevedono deleghe sono state 44 nella XIV legislatura (2001-2006), 12 nella XV (che però durò i soli due anni tra il 2006 ed il 2008), 23 nella XVI e 11 ?in questa prima metà della XVII. Apparentemente siamo in media. ?Ma il dato più significativo per fotografare la tendenza reale è il numero delle disposizioni di delega, cioè dei "vagoni" di cui è composto ciascun "treno-delega". Quello sì, è cresciuto in misura rilevante. Se infatti dalle 44 leggi-delega della XIV erano derivate 712 disposizioni di delega, dalle 11 della legislatura in corso ne sono nate già ben 275, che hanno prodotto finora 51 decreti legislativi.

Il risultato è quello che nei giorni scorsi "Il Sole 24 Ore" ha efficacemente definito "effetto matrioska". Sulla riforma del Fisco, ad esempio, l’esecutivo ha prodotto finora 5 decreti legislativi che prevedono a loro volta l’adozione di altri 42 provvedimenti governativi. Come assicurare quindi che, in questo contesto, venga preservato il ruolo incisivo che spetta al Parlamento? A mio avviso i temi da affrontare sono due.

Il primo è la necessità che il Governo - qualsiasi Governo, il problema non nasce certo in questa legislatura - tenga nel debito conto il passaggio parlamentare, cioè il parere espresso dalle Commissioni sugli schemi dei decreti legislativi. So bene che non ?si tratta di un parere formalmente vincolante. Ma per riaffermare la funzione del Parlamento occorre ?evitare - come ho ricordato anche recentemente nella cerimonia del Ventaglio - che il passaggio alle Camere sia considerato un adempimento burocratico e soltanto formale.

L’altra questione è quella che da tempo evidenziano studiosi e commentatori, ?e che anche Ainis sottolinea: la progressiva dilatazione dei confini della delega al Governo e la scelta di affidare al suo potere normativo materie e settori di particolare rilevanza per i cittadini. A questo riguardo il criterio-guida delle decisioni adottate dalle forze politiche deve essere sempre orientato al mantenimento di quel giusto equilibrio tra poteri che è alla base della nostra Costituzione.

Laura Boldrini, presidente della Camera

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