È stato un weekend turbolento nel campo delle opposizioni. Prima l’attacco al Movimento 5 stelle di Carlo Calenda, secondo cui “l’unico modo per avere a che fare” con il partito guidato da Giuseppe Conte “è cancellarlo”; affondo accolto dagli applausi divertiti di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Giovanni Donzelli, in prima fila durante il primo giorno del congresso di Azione. Poi la chiamata ai “volenterosi”, un grande centro che metta insieme un pezzo del Pd, parti di Forza Italia e +Europa. Ma senza Italia Viva, perché “ha avuto una forte mutazione genetica”. “Voglio costruire l’alternativa con Paolo Gentiloni - ha detto Calenda dal palco della kermesse di Azione - lo metterei domani mattina a fare il presidente del Consiglio”. Per la segretaria del Pd Elly Schlein “Calenda deve decidere da che parte stare - ha detto ospite a Tagadà, su La7 - perché non si può stare con un piede in due scarpe. Decida lui da che parte stare, bisogna fare una scelta”. Esortazione a cui ha replicato a stretto giro lo stesso leader di Azione: “Cara Schlein - ha scritto sui suoi profili social - noi stiamo al centro dove ci hanno messo gli elettori. Non andiamo dietro ai populisti filo putiniani e non ci asteniamo quando si tratta di Ucraina, riarmo europeo e difesa. Il resto è fuffa”.
I "volenterosi" di Calenda
Calenda ha anche una rosa di nomi del Pd a cui pensa per una futura nuova alleanza: “A Pichierno, Gori, Nardella, Sensi dico che nessuno chiede loro di entrare in Azione, ma costruire voi qualcosa, qualcosa che possa staccarsi” e diventare “un’alternativa al populismo di destra e a quello di sinistra”, cioè a “Matteo Salvini e Giuseppe Conte”. Perché - è il ragionamento del leader di Azione - “a un certo punto i grandi Paesi europei ci diranno: va bene, c’è la piazza di Conte, la piazza di Schlein, la piazza di Salvini. Ma voi con chi state?”. Prima della replica di Schlein era arrivata quella del membro della segreteria dem, Alessandro Alfieri: “I riformisti del Pd intendono contribuire alla costruzione di un’alternativa seria e credibile al governo Meloni confrontandosi con tutte le forze di opposizione. Così come continueranno a battersi con determinazione per un Partito democratico plurale e con cultura di governo. Proprio il contrario di chi ci vorrebbe divisi”. Anche Matteo Renzi aveva replicato alla proposta (e al muro) di Calenda: “I volenterosi? Un’azione importante a livello internazionale. Quanto alle prossime elezioni, se non cambia la legge elettorale (e secondo me non cambia) da una parte ci sono Meloni e Salvini e dall’altra il centrosinistra. Noi stiamo con il centrosinistra, se Azione e gli altri vogliono stare con Meloni pieno rispetto”.
Schlein: "Meloni attacca per nascondere le divisioni"
Ospite di Tiziana Pannella su La7, Schlein ha rimandato al mittente la proposta caldeggiata da Calenda per la costruzione di un cantiere di alleanze che spinga a includere anche Forza Italia: “La linea del Pd è una e chiara: torneremo al governo vincendo le elezioni, con una coalizione progressista, senza larghe intese o accordi di palazzo”. La leader dem non ha negato le divergenze che su molti dossier ci sono con il Movimento 5 stelle, che il 5 aprile scenderà in piazza per la pace senza che nessuno del Pd abbia aderito alla manifestazione: “Ci sono delle differenze, ma anche punti in comune, così come noi siamo a favore di una difesa comune, abbiamo proposto come farla, anche il M5s ne parla. Sarebbe importante dire come ci si arriva. Ci sono delle similitudini nelle critiche al piano di riarmo. Ma delle differenze ci sono”. E sugli attacchi di Meloni, sempre dal congresso di Azione, Schlein ha aggiunto: “Non si è mai visto un governo che in mancanza di una politica estera condivisa passa il tempo ad attaccare l'opposizione. Meloni ha un governo con tre posizioni diverse e quindi si riduce ad attaccare l’opposizione. È assurdo - ha proseguito - che Meloni, attaccando me, dica che non ci sia alternativa tra l'abbassare la testa davanti a Trump, unica cosa su cui e' d'accordo la maggioranza, e strappare l'alleanza e uscire dalla Nato. L’alternativa c’è ed è quella di un’Europa federale”.