Politica
23 gennaio, 2026Il vicesegretario della Lega stila una lista di casi in cui avrebbe "agito differentemente" rispetto alla premier. Sulla nascita di una sua formazione politica risponde: "Mai dire mai nella vita"
Una lunga lista di tutte le cose che Roberto Vannacci avrebbe fatto diversamente al posto di Giorgia Meloni. Anche se, come dice alla fine dell’intervista rilasciata ai quotidiani del gruppo Nem, “è facile parlare quando non si porta il fardello del comando”. Ma cos’è che il vicesegretario della Lega non condivide della presidente del Consiglio, che durante la tradizionale conferenza di inizio anno ha criticato il generale (pur senza citarlo)?
Le critiche di Vannacci a Meloni
“Per esempio: sarei stato molto più assertivo sulla sicurezza adottando una policy di tolleranza zero; avrei sgomberato molte più case e stabili occupati; non avrei mai approvato un decreto flussi da mezzo milione di stranieri; avrei forzato la mano sui rimpatri e sulla realizzazione di Cpr; avrei smesso di rifornire in armi e in fondi l'Ucraina e avrei cercato di mantenere aperto un canale di comunicazione con la Russia - ha spiegato -. In Europa mi sarei schierato contro il Rearm Europe, avrei fatto l'impossibile per eliminare tutti i provvedimenti del Green Deal e non avrei dato il via libera al Mercosur. Infine, non avrei mai accettato il femminicidio perché, se la legge è uguale per tutti, un reato non può essere più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o all'orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce”.
"Io sono coerente"
Un elenco lungo e politicamente significativo, considerato che Vannacci e Meloni sono tecnicamente alleati. La premier l’aveva criticato sul “no” agli aiuti militari a Kiev: “Mi stupisce” che questa riflessione “arrivi da un generale. I soldati – aveva detto Meloni – sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano utili per costruire la pace e non semplicemente per fare la guerra”.
Vannacci racconta di aver pensato “che la presidente non fosse attenta, o che forse sperasse che qualcuno mi facesse cambiare idea. Mi addomesticasse. Io ho sempre avuto una posizione chiara e ho sempre votato in tal senso a Bruxelles. E contrariamente a molte delle anime che costellano l'universo politico italiano, io sono coerente”.
Non esclude un proprio partito
C’è un altro tema, poi, affrontato da Vannacci. Ed è quello di un suo eventuale partito personale, che il vice di Matteo Salvini non esclude: “Mai dire mai nella vita!”. Sul voto contrario di una pattuglia del Carroccio sul dl Ucraina, spiega che è stato “frutto di una loro iniziativa. Nessuna sedizione, complotto o congiura. Sicuramente una scelta di coerenza", assicura l'ex generale, che a chi gli chiede se voglia diventare segretario federale del partito replica: “No. Io sono europarlamentare e cerco di fare al meglio questo lavoro. Lo stesso dicasi per il mio incarico di vicesegretario. Se poi qualcuno vorrà premiare questo impegno io non mi sono mai tirato indietro di fronte a nuove responsabilità e a nuove sfide".
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