Politica
marzo, 2009

E l'Asia fa shopping negli Usa

Ma gli acquirenti cinesi e coreani non bastano a far ripartire il mercato

Viste le migliaia di acquirenti cinesi, coreani e indiani che stanno dando la caccia ad abitazioni a buon mercato, si potrebbe essere ottimisti sul mercato Usa. Ma basta pensare ai milioni di americani che la casa se la vedono pignorare dalle banche, per capire che la situazione è ancora disastrosa.

Secondo Shaun Donovan, segretario dello Urban Housing and Development Department, negli Stati Uniti oltre 6 milioni di abitazioni sono a rischio di pignoramento. "Una ogni 466, una percentuale così alta non la si registrava dall'inizio degli anni '70", afferma Iverson Moore, portavoce dell'associazione nazionale degli agenti immobiliari americani (Nra).

E l'aumento dei sequestri si accompagna a un crollo continuo dei valori catastali nei maggiori centri urbani, meno 19 per cento alla fine del 2008, e a una contrazione crescente delle vendite, un altro meno 5,3 per cento nel solo mese di gennaio. Questi fattori, coniugati a una crescente agiatezza dei consumatori asiatici, fanno del mercato americano un luogo ideale per investitori a caccia dell'affare facile.

Così ideale che numerosi agenti californiani stanno addirittura organizzando tour immobiliari per potenziali clienti. E si perché a 170 mila dollari, il costo medio di una casa statunitense è di gran lunga inferiore a quello di una abitazione di Pechino, Mumbai e Seul.

Ma l'afflusso degli acquirenti esteri da solo non basta a frenare il crollo del mercato immobiliare che dalla fine del 2006 ha perso il 25 per cento del suo valore. Nemmeno il piano di salvataggio approntato da Obama, 75 miliardi per bloccare i pignoramenti, è riuscito ad invertire la tendenza. Anzi, proprio mentre il presidente introduceva il suo programma di assistenza ai proprietari di casa, l'associazione dei costruttori rivelava che il numero delle nuove case era crollato dell'8,6 per cento rispetto al mese precedente e del 55 per cento rispetto al 2007.

Una caduta che secondo Lawrence Yun, direttore del dipartimento economico della Nra, sarebbe stata accentuata proprio dalla confusione che caratterizza
il programma della Casa Bianca."Adesso però le condizioni sono ideali", afferma Yun, "soprattutto per quelli che acquistano la prima casa, ai quali
il governo ha promesso sostanziose agevolazioni fiscali.

Se tutto va bene, entro la fine del 2009 il mercato comincerà a tirare di nuovo".
Ma non è detto che il piano di Obama funzioni. Secondo alcuni analisti, se prima era la bolla immobiliare a pesare sulla crescita, adesso è questa che aggrava
la situazione immobiliare. "È un circolo vizioso", afferma Ethan Harris, economista della Barclays Capital Inc: "Più cala la produttività e più scendono i prezzi delle case.

E viceversa". Intanto aumenta l'invenduto. "Gli americani sono diffidenti", afferma Maureen Maitland, analista della Standard & Poors, "anche quelli che dispongono di capitali se ne stanno buoni, temono che i prezzi crolleranno ulteriormente e hanno ragione". La S&P ha appena diffuso un rapporto secondo cui in alcune aree la caduta è più accentuata della media nazionale. In città come San Francisco, Phoenix e Las Vegas il crollo ha superato il 30 per cento. E a Las Vegas, ritenuta fino a ieri la capitale immobiliare degli Usa, adesso anche
i casinò e i grandi centri commerciali hanno cominciato a bloccare i lavori.

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