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Cultura
ottobre, 2010

Pasolini, scene da un delitto

Lo scrittore fu ucciso il 2 novembre 1975 a Ostia in circostanze mai chiarite. Lucia Visca, la prima cronista che arrivò sul luogo dell'omicidio, ora ricostruisce tutto in un libro-inchiesta: dalla confessione di Pelosi fino alla recente riapertura delle indagini

"Abbiamo un morto all'Idroscalo. Interessa?" Suonava pressapoco così il contenuto della telefonata che la mattina del 2 novembre 1975 svegliò Lucia Visca, ai tempi corrispondente da Ostia per il quotidiano 'Paese Sera?. L'allora 22enne cronista non poteva sapere che quella notizia avrebbe indirizzato per sempre la sua carriera. Il morto in questione era Pier Paolo Pasolini, il più celebre tra gli scrittori impegnati di quegli anni. Il suo, un omicidio che diventò subito 'caso' da investigare, un mistero mai chiarito. Tant'è che malgrado la confessione e la condanna di Pino Pelosi, che sostenne di aver agito da solo, ancora oggi la verità sul perché e sul come di quella morte non è emersa e nella primavera 2010 la procura di Roma ha voluto riaprire le indagini.

A trentacinque anni dal tragico evento Lucia Visca, che abitando ad Ostia ebbe il vantaggio di arrivare per prima sulla scena del delitto, torna ad illuminare gli spazi grigi di quella storia con il libro 'Pier Paolo Pasolini Una morte violenta. In diretta dalla scena del delitto, le verità nascoste su uno degli episodi più oscuri nella storia d’Italia (Castelvecchi, in uscita il 2 novembre).

Un racconto-inchiesta imbastito sulle tracce della diretta testimonianza dell'autrice su quello che accadde durante le prime ore dal ritrovamento del cadavere di Pasolini. Accanto alla cronaca della giornalista-testimone, il libro contiene una sezione iconografica dove vengono ripubblicate immagini poco conosciute scattate quel 2 novembre (tratte dall'archivio 'Oggi RCS', per gentile concessione di Umberto Brindani), e riproposte le prime pagine di alcuni dei quotidiani che seguirono la vicenda. A dimostrazione di come sia cambiato il modo di raccontare e fare informazione sui giornali dagli anni Settanta ad oggi.

Complici le nuove tecnologie (Internet, videocamere, telefoni cellulari, palmari), Visca si chiede infatti cosa sarebbe potuto emergere sull'omicidio Pasolini. Un vantaggio di mezzi che forse avrebbe portato qualche elemento in più di valutazione per risolvere il caso.

Una gestione più scrupolosa da parte delle forze dell'ordine avrebbe impedito la contaminazione della scena del delitto, magari evitando la 'partitella' di calcio a pochi metri di distanza dal cadavere di Pasolini; allo stesso tempo i nuovi media avrebbero potuto far 'rimbalzare' la notizia con una velocità ai tempi impossibile.

L'autrice dell'inchiesta (anche alla luce della cronaca degli ultimi anni legati ad analoghi fatti di sangue del Belpaese) è anche consapevole di come e quanto, malgrado i progressi tecnologici, il mondo del giornalismo italiano sia cambiato. "Negli anni Settanta – racconta Lucia Visca, oggi direttore delle testate telematiche Mensileatlante e mensiletechnet, www.mensileatlante.it e www.mensiletechnet.it- non si lavorava su dossier, nè su veleni. L'imperativo era correre dietro all'evidenza con scarsissimi mezzi, ma con grande coscienza civile. Il mestiere del giornalista oggi in Italia ha perso la bussola sono sempre troppe le notizie 'orfane' che non vengono raccontate dai giornali. E' cambiato l'approccio con cui si guarda la realtà, filtrata troppo spesso dalla lente della politica. Un deformazione provinciale tutta italiana che incide sulla neutralità del racconto, trasformato spesso in propaganda.

Quello che serve per recuperare l'anima del nostro mestiere è l'aderenza alla realtà dei fatti, ricominciando a raccontare le carte processuali in tutte le loro parti ed evitando inutili dispersioni in chiacchiere". E conclude "Tornando al caso Pasolini, se ci fosse stata ieri quell'impostazione che abbiamo oggi nessuno avrebbe ulteriormente indagato sulla morte del poeta perché tutti si sarebbero persi dentro talk show televisivi. Magari dibattendo sull'opportunità delle abitudini sessuali di Pasolini, come sui criteri per stabilire l'età giusta per giudicare il livello di partecipazione in un rapporto o l'essere consenzienti”. Scrupolo e attenzione per i fatti. E' questo il metodo con cui l'autrice illustra al lettore quelle prime ore del due novembre, soffermandosi come testimone diretta su particolari preziosi che hanno contribuito oggi a riaprire il caso.

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