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Cultura
gennaio, 2011

Eutanasia, l'ultima Lietta

Questo è l'articolo che la nostra Lietta Tornabuoni ci ha inviato pochi giorni prima di spegnersi a Roma. E' la recensione di "Kill Me Please", il film di Olias Barco che prende il giro proprio il tabù della morte

Pubblichiamo l'ultima recensione che ci aveva mandato Lietta Tornabuoni, scomparsa a Roma il 10 gennaio. Per un'ironia della sorte, a chiudere la carriera di questa grande critica cinematografica è la lettura pungente di un film che prende in giro il più grande dei tabù: la morte.

Tra i monti del Belgio, in un luogo appartato, il dottor Kruger gestisce una clinica privata che offre un'eutanasia assistita a individui affetti da malattie incurabili o, semplicemente, stanchi di vivere. Durante il loro breve periodo di permanenza, i pazienti vengono dapprima dissuasi dal porre fine ai propri giorni e, nel caso ribadiscano la scelta iniziale, posti nella condizione di compierla con dignità. L'intolleranza degli abitanti del villaggio vicino sfocia nell'aggressione compiuta da alcuni facinorosi: quando una delle aule della struttura d'improvviso brucia, portando alla distruzione delle provviste, cominciano i guai.

Opera seconda del francese Olias Barco, espatriato a Bruxelles per realizzarla, "Kill Me Please" affronta l'argomento rimosso per eccellenza della nostra epoca, la morte. Era successo già in vari altri titoli, da "Harold e Maude" (1971) a "Non è mai troppo tardi" (2008): la differenza, in questo film premiato al Festival di Roma, sta nel tono, a metà fra il Marco Ferreri degli esordi e i Monty Python più urticanti. Il film parte su un registro di humour nero (la sfilata di personaggi, dal depresso con l'ossessione del Vietnam alla soprano con un cancro alla gola) per poi virare verso il pulp, verso registri in cui la morte non è certo "dolce".

Girato in un bianco e nero sgranato, vivificato da ottimi attori, "Kill Me Please" è una pellicola ricca di riflessioni per nulla banali: l'ossessione per la dipartita "inscenata" - c'è chi si congeda facendo sesso, chi cantando la "Marsigliese", chi in una posa plastica - speculare a un'esistenza trasformata in una recita narcisistica.

Tutti alla ricerca di un pubblico, anche per l'ultimo spettacolo: anche chi siede in platea, complice agghiacciato e divertito. Voyeur, suo malgrado.

Kill Me Please

di Olias Barco
Con Aurelien Recoing, Zazie De Paris.

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