Attualità
ottobre, 2011

Il clima cambia? Addio cioccolato

Secondo uno studio internazionale, se nei paesi produttori dell'Africa la temperatura continuerà a salire, saranno a rischio le piante di cacao. E così il gianduiotto e la pralina diventeranno beni di lusso

E se una pralina di cioccolato nei prossimi anni arrivasse a costare quanto ostriche e champagne? Il rischio c'è, e a prospettarlo è uno studio pubblicato dalla Ciat, l'International Center for Tropical Agricolture, commissionato e finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e da quindici compagnie produttrici di cacao. Studio ripreso anche dal blog americano Huffington Post.

La ricerca è il risultato dell'incrocio di 19 modelli climatici sull'impatto dei cambiamenti ambientali sulle piante di cacao, e le sue conclusioni portano a ipotizzare che il cioccolato si avvia a diventare un bene di lusso per colpa del surriscaldamento climatico.

Aumentano le alluvioni, la siccità, il livello del mare, si alzano le temperature e da oggi c'è anche il rischio che il cacao diventi il nuovo "oro nero", un bene esotico e prezioso come quando, nel XVII secolo, veniva importato dalle colonie del Nuovo Mondo per essere degustato nelle corti d'Europa.

Realtà o trovata pubblicitaria? A far pensare "male" c'è il noto impegno di Bill Gates nei progetti di costruzione di reattori nucleari per abbassare le emissioni di Co2 e di contenere così il cosiddetto "global warming".  Un modo per convincere i golosi di tutto il mondo a ricredersi sul nucleare? In rete già rimbalzano i dubbi sullo studio che rappresenta una realtà  alquanto catastrofica, ma le argomentazioni dell'analisi del Ciat non sembrano campate in aria.

Secondo il Ciat, il previsto aumento delle temperature nell'Africa occidentale potrebbe, tra il 2030 e il 2050, rendere difficoltosa la coltivazione del cacao. Basterebbero 2.3 gradi celsius in più in Costa d'Avorio e Ghana per mandare in crisi un'industria che nel mondo vale circa nove bilioni di dollari. C'è da considerare poi che la pianta di cacao soffre l'esposizione diretta dei raggi del sole e per questo motivo viene coltivata a elevate altitudini e all'ombra di alberi più alti. Il surriscaldamento colpirebbe così in maniera molto più impattante le zone perlopiù pianeggianti delle piantagioni dell'Africa occidentale.

Gli studiosi del centro internazionale dell'agricoltura tropicale invitano i produttori a investire in ombra. Alberi più alti, come palme e banani metterebbero al riparo le delicatissime piante che già oggi vengono oltremodo sfruttate. "Molti produttori utilizzano gli alberi come dei bancomat", spiega Peter Laderach della Ciat "raccogliendo i semi appena possibile per pagare le spese mediche o mandare i figli a scuola. La coltivazione del cacao ha un ruolo deciso in molte aree rurali africane".
A questo tipo di sfruttamento intensivo si aggiungono le malattie degli arbusti, molto vulnerabili all'attacco degli insetti.

In totale, già oggi il 30% del raccolto viene perso, su un territorio dove la popolazione produce per sopravvivere. I motivi sono legati ai costi e alla complessità di lavorazione. Ogni pianta produce circa uno o due kg di semi di cacao, che poi devono essere lavorati tramite fermentazione, essiccamento e macinazione per un guadagno minimo dei coltivatori.

In questo scenario, l'ipotesi di dover addio al cioccolato appare plausibile. Altri studi riferiscono di altri prodotti a rischio a fronte dei cambiamenti climatici. E se un giorno dovessimo rinunciare alla nostra amata pasta? O a un buon vino francese?

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