Secondo lui oggi, come nell'abbigliamento - dove dal vestito della festa si è passati alla tuta forever - anche nel linguaggio c'è uno scivolamento in basso. Se fino a poco tempo fa il "tu" era usato solo con parenti, bambini e amici intimi, e il turpiloquio solo con amici intimi e mai con persone di sesso opposto, adesso il "tu" è debordante, il turpiloquio è assurto in Parlamento e anche le mamme con bebè dicono moltissime parolacce. Nei new media si trascurano ortografia e sintassi, che sempre più inseguono il linguaggio parlato, cercando l'effetto e la semplificazione a tutti i costi. Le sfumature non interessano più a nessuno, signora mia, scherza Bartezzaghi.
Risultato: nell'era della comunicazione globale anche il rischio di dimostrare la propria ignoranza cresce a vista d'occhio. Su Facebook è nato un gruppo che si chiama "Scartare corteggiatori e potenziali amanti per gli errori di grammatica", che mette in fila perle come queste: "È nel mio carattere: quando qualcosa non va, io sodomizzo", piuttosto che "Ho un nuovo paglio di scarpe" e "Come stai? Sempre l'ostesso".
E ancora: i ristoranti sfoggiano leziosi menù lunghi come romanzi, in cui il budino è una "formella di biancolatte con pioggia di cacao forte, stille di caramello e ribes nero", o tradotti male ("dessert: la cazzata siciliana"). Ai tempi di Internet si scrive il triplo e Bartezzaghi, che ha una memoria da elefante e una passione da archivista, si diverte a elencare svarioni, giochi di parole e doppi sensi. Oltre a mettere alla berlina comportamenti e costumi.
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La crociata di Fruttero & Lucentini contro le arditezze battesimali è perduta, ammette l'autore. Che riempie pagine di vecchi nomi meravigliosi come Opachiesella, Ermippo, Utilla e Formidabro. Oggi, Chanel Totti e Falco Briatore. Del resto è tutto sintetizzato nei nomi di una delle più celebri famiglie italiane, gli Agnelli. Il capostipite era Giovanni, poi Gianni e John. Che i suoi figli l'ha chiamati Leone e Oceano.