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Politica
ottobre, 2012

I servizi pubblici locali, monumento all'inefficienza

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Nelle aziende idriche e di trasporto pubblico le regole sulla concorrenza vengono eluse e la nomina dei vertici è politica. Questo si rivela una palla al piede per lo sviluppo economico del Paese

I servizi pubblici locali sono affidati a migliaia di società partecipate dai più disparati enti territoriali e il loro numero preciso non è nemmeno certo (4 mila? 6 mila? Mah). Questa situazione si rivela non da oggi una palla al piede per lo sviluppo economico del Paese e fonte di gravi disagi per i cittadini (basti pensare che il 15 per cento della popolazione italiana ancora non è allacciata alla rete fognaria). Questa miriade di aziende in mano ai politici dovrebbero essere il monumento all'inefficienza della gestione pubblica di attività economiche e alla sua non riformabilità. Infatti, se in cento anni non si è riusciti a creare un sistema efficace di gestione dei servizi pubblici è difficile pensare che ci sia qualche forza politica illuminata che alla presa del potere godrà di una onniscienza e di una purezza tale da rendere funzionante ciò che per sua natura non può essere.

Gli slogan referendari sull' "Acqua è di tutti" oppure addirittura "creata dal buon Dio e quindi destinata a essere gratuita", suonano sinistri a vedere lo scempio documentato dall'articolo di Tommaso Cerno. Parlando solo dell'acqua, nessuno sta investendo per potenziare la nostra decadente rete idrica, che disperde ben il 37 per cento del liquido trasportato, perché i privati non hanno idea di quale sarà la remunerazione del capitale impiegato. Peccato siano necessari 60 miliardi per i prossimi 30 anni e non si sappia come trovarli. Nel frattempo i contribuenti sussidiano le tariffe politiche praticate da molte aziende idriche anche quando per avventura i prezzi nel loro comune siano molto alti. Insomma un vero disastro.

Le regole sulla concorrenza vengono più spesso eluse che rispettate. Nel trasporto pubblico locale, ad esempio, prevale l'affidamento diretto. Conseguenza è una minore efficienza rispetto ai modelli europei e, manco a dirlo, un servizio peggiore per gli utenti e una quota di copertura da parte del servizio pubblico delle modalità di spostamento motorizzate inferiore del 10-20 per cento rispetto al resto del Continente. Eppure dovrebbe essere chiaro che non confrontarsi con la competizione fa sì che l'incumbent dia un cattivo servizio, non innovi e nemmeno impari dai concorrenti.

Inoltre, la nomina dei vertici di queste imprese non è caratterizzata da criteri di merito, ma di appartenenza politica, creando così un grave gap di competenza con il settore privato, e soprattutto con gli stranieri, difficilmente tollerabile in un mondo sempre più globalizzato. Inutile ricordare che gli investimenti sono spesso determinati da logiche elettorali o clientelari, le assunzioni di personale pure e quando vi è un connubio con il privato in una situazione di scarsa trasparenza a rimetterci è sempre il contribuente. Le soluzioni sono tutto sommato semplici: liberalizzare, imponendo sempre gare con periodi di durata delle concessioni proporzionali al capitale investito (vanno bene 20 anni per una metropolitana, non per un servizio di autobus) e alle quali non possano partecipare società anche minimamente in parte possedute dall'ente concedente.

E poi, per gli enti locali indebitati (praticamente tutti), il governo centrale dovrebbe tagliare i trasferimenti monetari in una misura eguale agli interessi del debito che comuni, province e regioni sborsano e che sarebbero eliminabili attraverso la vendita delle miriadi di partecipazioni in società commerciali il cui servizio può essere svolto anche da privati. Incentivi vigorosi, certo, ma perché rassegnarsi a essere sommersi da una immondizia putrida e inquinante a meno che non si paghino degli stupiti e grati imprenditori olandesi per portarsela via? adenicola@adamsmith.it

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