All'insaputa del governo e delle corporazioni, la liberalizzazione delle farmacie pare già da tempo un fatto compiuto anche in Italia, visto che l'acquisto on line di medicine è uno dei pochi settori che in questo periodo non conosce crisi. Il caso della ragazza morta a Barletta evidenzia un quadro ormai grave: a comprare prodotti per la salute sul Web non sono più solo i privati (quasi sempre privi di ricetta) ma anche i laboratori medici a cui ci affidiamo nella convinzione che non mettano a rischio la nostra salute.

Ma mettendo da parte il caso pugliese (c'è un'inchiesta della magistratura in corso) è certo che la recessione ha un doppio effetto: da un lato fa aumentare i consumi di alcuni farmaci (specie gli ansiolitici, ma anche gli anfetaminici che danno un'illusione di maggiore efficienza) dall'altro induce i clienti a servirsi dei negozi sul Web, spesso indiani o cinesi, dove i prezzi sono più bassi.

Ultimo muro infranto, quello dei social network, indicati in un recente studio dell'International Narcotics Control Board come i luoghi virtuali in cui ha più successo il marketing dei rivenditori illegali.

Il fatto è che, dopo la fase del completo Far West, da un po' di anni alcune (sottolineamo: alcune) farmacie on line hanno puntato paradossalmente a costruirsi una “reputazione” in Rete, a fidelizzare i clienti e a favorire il tam-tam, per cui i prodotti che spediscono sono sì contraffatti, ma non sempre pericolosi o inefficaci. Si è così diffusa una 'vulgata' secondo la quale le medicine vendute su Internet «alla fine sono come le altre», semplicemente meno care perché prodotte fuori brevetto. Il che in alcuni casi può essere vero ma in altri no, e l'acquisto on line una roulette.

Diventa così sempre più difficile contrastare un fenomeno molto rischioso, specie per i più giovani che arrivano a una farmacia on line alla cieca, magari attraverso Google. E un terzo dei medici americani, secondo una recente ricerca, ha detto di aver avuto in cura almeno una volta un paziente i cui problemi erano stati causati dal consumo di farmaci acquistati on line senza ricetta. Intanto la politica unicamente repressiva, quella fatta solo di sequestri o di oscuramenti di siti, viene allegramente aggirata dai produttori-esportatori e non sembra intaccare questo florido mercato.

Forse sarebbe utile che le autorità sanitarie europee avessero il coraggio di affrontare la questione senza ipocrisie: ad esempio, realizzando campagne nelle scuole e sui media (come quelle fatte in passato su fumo e preservativi); ma anche acquistando e analizzando i prodotti disponibili in Rete, per rendere quindi pubblica on line una 'black list' continuamente aggiornata dei prodotti e dei siti a cui assolutamente non rivolgersi. Il che non vuol dire legittimare gli altri, ma forse salvare qualche vita.

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