Le manifestazioni di piazza annunciate da Forza Italia per il 27 novembre sono un ulteriore tentativo di condizionamento del Senato che dovrà pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Ma cadranno nel vuoto. Dario Stefano, presidente della Giunta delle elezioni di Palazzo Madama, l'organo che si è già pronunciato per la cacciata del Cavaliere dal Parlamento, non ha dubbi. E in questa intervista a “L'Espresso” respinge tutte le accuse di partigianeria e persecuzione a danno del Cavaliere avanzate dagli esponenti di centrodestra.
Presidente Stefano, siamo arrivati alla fine del procedimento riguardante la decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi. Mercoledi 27 novembre si vota in aula. Cosa pensa di quello che sta accadendo intorno a questa vicenda?
Intanto sono contento per il fatto che la procedura si avvii verso la conclusione con la decisione sovrana dell'aula. All'interno della Giunta abbiamo sviluppato un dibattito rigorosamente ancorato alle procedure e alle indicazioni del regolamento. Abbiamo raccolto tutti gli elementi e tenuto conto di tutte le pregiudiziali. Abbiamo svolto una discussione approfondita arrivando ad una decisione che penso meriti di approdare in aula per essere discussa dei nostri colleghi senatori e per essere votata.
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Si preannuncia un intervento diretto di Silvio Berlusconi in aula e addirittura una manifestazione di Forza Italia intorno ai palazzi. E' normale tutto questo?
In verità, sin dall'inizio ho avvertito una pressione intorno a questa vicenda e ai nostri lavori. Ho visto anche una grande un'attenzione mediatica e dei cittadini. D'altra parte, tutto il mondo ci guarda per seguire l'applicazione di una norma importante che per la prima volta investe un parlamentare noto, il leader di un partito, anzi di una intera coalizione. Se il senatore Berlusconi dovesse confermare la sua presenza in aula sarebbe il vero fatto nuovo della procedura. Nelle due precedenti occasioni nelle quali il senatore Berlusconi aveva avuto la possibilità di farsi ascoltare, di intervenire, non lo ha fatto declinando l'invito a poche ore dalla riunione programmata. Quanto alle manifestazioni, in verità erano state annunciate anche qualche giorno prima della seduta pubblica della Giunta ma poi sono state annullate. Comunque, se questa volta effettivamente ci saranno, credo che non condizioneranno la discussione dell'aula.
C'è anche un tentativo costante dei parlamentari di Berlusconi di mettere in discussione il deliberato della Giunta sulla decadenza. L'ultimo è quello della senatrice Casellati che ha chiesto al presidente del Senato Grasso di invalidare quel risultato per il contatti esterni che il senatore Crimi del M5S avrebbe avuto attraverso i social network con varie persone durante la camera di consiglio.
A me sarebbe piaciuto che la senatrice Casellati avesse messo in evidenza questo aspetto nella riunione successiva a quella nella quale la Giunta prese le sue decisioni sulla base della mia relazione. Sono comunque convinto che quella decisione della giunta non abbia alcuna pecca da un punto di vista procedurale; è una decisione che è stata costruita attraverso una discussione autentica rispettando in ogni piega il regolamento, soprattutto in termini di diritti di difesa e quindi è assolutamente inattaccabile
Non sono mancate, anche perché lei è un esponente di Sel, le accuse di persecuzione nei confronti di Berlusconi. La Giunta, secondo i critici più feroci dell'area di centrodestra, avrebbe impresso ai lavori un tono quasi persecutorio nei confronti del Cavaliere. Cosa risponde?
Rispondo dicendo che sin dal primo momento mi sono svestito dei panni di parte. Credo che in questo ruolo bisognerebbe comportarsi sempre allo stesso modo e io avrei fatto le stesse cose anche se questo procedimento avesse investito un parlamentare del mio stesso gruppo politico. Non mi sembra che ci sia stato alcun tono persecutorio. Nei nostri lavori, lo ripeto, abbiamo assicurato i diritti di difesa, abbiamo rispettato tutti i termini temporali. In più, considero un fatto assolutamente positivo quello di aver concluso in meno di quattro mesi anche la verifica delle elezioni per tutte le circoscrizioni elettorali italiane. Quindi, non solo sulla regione nella quale era stato eletto Berlusconi, nella quale si è incardinato il tema nuovo della decadenza a seguito della sentenza definitiva di condanna, ma per tutte le regioni italiane. Ecco, questo penso sia un esempio di buona politica perché in poche settimane abbiamo validato le elezioni dando legalità definitiva alla composizione delle Senato.
Silvio Berlusconi lega il verdetto finale dell'aula sulla sua decadenza da senatore con il destino del governo. Quindi, fuori Berlusconi dal Parlamento, immediata caduta dell'esecutivo, se ne avrà i numeri. Come giudica questo comportamento?
E' un comportamento che non condivido. Il governo è nato per fare gli interessi del Paese tenendo insieme forze tradizionalmente contrapposte. Non mi sembra che nel programma di governo ci fosse scritto che la Giunta per le elezioni non avrebbe dovuto votare per la decadenza del senatore Berlusconi. Siamo dunque di fronte ad un ulteriore tentativo di condizionamento, ma sono convinto che cadrà nel vuoto.