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Attualità
giugno, 2013

Villa Adriana, slalom tra i rifiuti

Le strade di Tivoli, che ospita uno dei gioielli archeologici più importanti d'Italia, sono invase dall'immondizia. Ecco come reagiscono gli abitanti e i visitatori, che dicono: 'Non immaginavamo niente di simile alle porte di Roma'

Un patrimonio di bellezza inestimabile ereditato dal passato, assediato da un presente di miasmi e spazzatura.

Dopo i disastri degli anni scorsi a Napoli e Palermo, mentre Roma cerca di sciogliere definitivamente il nodo gordiano della nuova discarica destinata ad accogliere i suoi rifiuti, dalle porte della Capitale arriva una nuova spolverata di degrado sull'immagine all'estero del nostro Paese.

Tivoli, cittadina che dalla Storia ha ricevuto in omaggio tesori sontuosi (da Villa d'Este a Villa Adriana, entrambi patrimoni Unesco) da due settimane annaspa tra i rifiuti. Incalzata, proprio nei giorni caldissimi di un'estate esplosa all'improvviso, dai cumuli di immondizia che crescono ai bordi delle strade e sono arrivati a lambire perfino l'ingresso della residenza voluta dall'imperatore Adriano nella prima metà del secondo secolo dopo Cristo.

Un vasto perimetro di quiete e di verde scaturito dall'immaginazione dell'imperatore filosofo, vasche, statue, edifici termali, resti di teatri e palazzi che cercano di resistere al tempo mentre intorno, negli ultimi anni, minacce e "imboscate" si sono ripetute a ritmo incalzante. Dal piano di lottizzazione "Residentia Tibur", approvato nel 2011 dalla giunta PDL di Tivoli e che prevede la costruzione di villette praticamente addossate all'area archeologica, al progetto della nuova discarica di Roma che la giunta Polverini un anno fa ha tentato fino all'ultimo di incastrare proprio vicino a Villa Adriana.

Oggi, per ironia della cronaca, il "pericolo spazzatura" evaporato per le proteste di cittadini, comitati e associazioni ambientaliste torna a bussare alle porte della dimora imperiale sotto altra forma. Palpabile, come la "monnezza" che satura le narici e gli occhi degli abitanti e dei turisti in costante pellegrinaggio da tutto il mondo. Le strade di Villa Adriana, frazione alle porte di Tivoli che ospita l'area archeologica, sono punteggiate di cassonetti puntualmente circondati da cumuli di rifiuti. Accade a due passi dal parco giochi, di fronte alla scuola elementare intitolata a Madre Teresa di Calcutta, nel parcheggio di fronte al supermercato Pam, alla fermata dell'autobus che cittadini e turisti "fai da te" prendono per tornare a Roma. Accade anche lungo il tragitto che porta alla villa imperiale

I primi ad arrossire per il disagio e lo sconcerto dei visitatori sono proprio gli abitanti di questi posti. "Pago 1.200 euro all'anno al comune di Tivoli e 800 euro di rifiuti speciali", sbotta per esempio il titolare di una macelleria di Villa Adriana, "poi mi ritrovo con i pullman che vanno a visitare la villa e vedono questo sconcio". E' difficile far comprendere a chi arriva da molto lontano il concorso di responsabilità che si cela dietro l'ennesimo biglietto da visita stracciato in faccia al mondo.

Da una parte c'è l'azienda municipalizzata di Tivoli, l'Asa, società in house del comune arrivata a un passo dal crack finanziario a causa di un debito di quasi 10 milioni di euro. I suoi 150 dipendenti temono per il proprio futuro, non hanno preso l'ultimo stipendio e venerdì scorso hanno dato vita a una giornata di mobilitazione guidata dai sindacati, solo l'ultimo atto di una protesta che li ha già visti protagonisti di uno sciopero degli straordinari.

Dall'altra il ras dei rifiuti del Lazio, Manlio Cerroni, che con la sua Ecoitalia 87 gestisce la discarica dell'Inviolata di Guidonia (sito che accoglie la spazzatura di una cinquantina di comuni della zona), è il creditore di Asa e la scorsa settimana, dopo un ultimatum scaduto il 16 giugno, è arrivato a bloccare il conferimento dei rifiuti di Tivoli nella seconda discarica del Lazio dopo Malagrotta. Un pugno duro dalle conseguenze potenzialmente devastanti, scongiurate dal pre accordo per il rientro dal debito che, come assicurano i vertici di Asa, sarebbe stato raggiunto con i legali di Ecoitalia 87.

Il cocktail di un'emergenza annunciata in tempi non sospetti dalle agguerritissime associazioni di cittadini della zona ha anche altri ingredienti: la stessa discarica dell'Inviolata, per esempio, ha oramai esaurito la sua capacità di raccolta ed Ecoitalia 87 ha chiesto alla Regione Lazio una proroga che autorizzi lo sversamento di un'ulteriore quantità di rifiuti nel sesto invaso pari al 10 per cento del totale già autorizzato. In una diffida formale inviata alla Direzione Rifiuti della Regione Lazio, alcuni comitati hanno invitato l'ente a fare tutte le opportune verifiche sull'applicabilità e la compatibilità con la normativa vigente della richiesta di Cerroni, prima di procedere con la proroga. Denunciando come da anni 49 comuni dell'area, compreso quello di Tivoli, abbiano conferito nell'Inviolata "enormi quantità di rifiuti indifferenziati, con quote di differenziata da sempre disattese. Il tutto a discapito della collettività".

A completare l'affresco c'è la situazione del comune di Tivoli, che dopo la caduta della giunta Pdl è attualmente guidato da un commissario prefettizio e naviga in complicate acque finanziarie. Il consiglio di amministrazione di Asa spa, dal canto suo, ha chiesto al tribunale di Tivoli di dare il proprio ok a un accordo tra l'azienda e i creditori per la ristrutturazione di una quota consistente del debito, in base a quanto previsto dalla legge fallimentare del 1942. Se la proposta dovesse essere respinta (la decisione è attesa al massimo entro tre settimane) per la municipalizzata si avvierà la procedura di fallimento.

La difficoltà estrema nel riscuotere la Tariffa di Igiene Ambientale dagli utenti (normali cittadini ma soprattutto alcune grosse realtà commerciali e persino alcuni uffici pubblici della zona), l'incapacità di dare corpo a un vero piano industriale e l'assenza di una politica di raccolta differenziata porta a porta sono le principali colpe imputate alla gestione della municipalizzata e, di riflesso, all'amministrazione comunale che negli ultimi tre anni ha guidato la città di Tivoli. Ma c'è anche chi punta lo sguardo più indietro, e critica per esempio lo "spacchettamento" dell'Asa che nel 2008 ha portato alla creazione di due società con relativo incremento di costi e personale. Una mossa partorita sotto un'amministrazione di centrosinistra.

"Entro una settimana tornerà tutto alla normalità", è la rassicurazione che proviene dalla società. Venerdì sarebbe stato trovato l'accordo per una tregua con i lavoratori, che dovrebbero ricevere entro una settimana lo stipendio di maggio e sul cui futuro sarebbero arrivate garanzie dallo stesso commissario prefettizio. Il patatrac di fronte al mondo però oramai è fatto.

Perché se l'argomento spazzatura è destinato ad incendiare la campagna elettorale per il nuovo sindaco della città, nel frattempo a bruciare sono stati i rifiuti: lo dimostrano i roghi notturni che si sono già verificati nella zona industriale di Villa Adriana. Lontano dagli occhi dei turisti, che però in questi giorni trovano la monnezza ad accoglierli a meno di cento metri dal piazzale dove fermano i pullman delle comitive, proprio di fronte all'ingresso per la villa imperiale, accanto a un viale di cipressi che si inoltra nella placida campagna laziale. "Quando siamo arrivati qui a Villa Adriana siamo rimasti scioccati, c'è spazzatura un po' dappertutto", dice una coppia di francesi che viene dalla zona dei Castelli della Loira. "E' un peccato, perché ci sono dei paesaggi bellissimi ma qualche volta quello che abbiamo visto è stato ripugnante". Mentre Robert, un inglese di Colchester, dice amareggiato di aver trovato "una situazione disgustosa. Non ho mai visto tanta spazzatura in vita mia".

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