L'immortale performance del 2008, quando durante una convention aziendale di Telecom affermò - ripreso in un video a sua insaputa - che a Waterloo Napoleone fece "il suo capolavoro", ne ha fatto uno dei bersagli prediletti dei lazzi impietosi della rete. Per Luca Luciani, l'ex giovane manager di primissimo livello del gruppo guidato da Franco Bernabè, i veri problemi sono però cominciati qualche tempo dopo essere precipitato nella centrifuga virale. Sotto forma di un'inchiesta, quella sulle sim false, che continua a perseguitarlo molto più dell'esilarante scorribanda storiografica all'origine della sua involontaria celebrità.
Il processo per gli oltre 5 milioni di carte prepagate messe in circolazione soprattutto tra il 2005 e il 2007 e mantenute attive - secondo l'accusa - al solo scopo di gonfiare artificialmente i dati per raggiungere quote di mercato superiori a quelle effettive, era stato azzerato all'inizio di quest'anno dal Tribunale di Milano. Trasferito a Roma, perché i giudici avevano riconosciuto l'incompetenza della procura del capoluogo lombardo che ad aprile dell'anno scorso aveva recapitato, proprio a Luciani, un avviso di conclusione indagini. Il preludio alle sue dimissioni forzate dalla carica di amministratore delegato di Tim Brasil.
Adesso però il pm Giancarlo Cirielli, nelle cui mani sono transitati gli atti provenienti dal collega milanese Alfredo Robledo, dopo attenta valutazione ha deciso nuovamente di chiedere il rinvio a giudizio per Luciani e gli altri due manager coinvolti nell'indagine: l'ex amministratore delegato di Telecom Riccardo Ruggiero e l'ex responsabile del Marketing Massimo Castelli.
L'accusa, per tutti, è quella di aver violato in concorso e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso l'articolo 2.638 del codice civile che punisce "l'ostacolo all'esercizio alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza". Un reato che prevede una pena massima di otto anni di carcere. Per il pm della procura di Roma, che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio il 6 maggio scorso formulando lo stesso capo d'imputazione dei colleghi di Milano, i manager avrebbero alterato dolosamente, attraverso l'attivazione delle sim false, i dati forniti all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Le schede ricaricate fittiziamente, secondo quanto appurato dalla magistratura, sono 5 milioni e 310 mila, mentre quelle attivate falsamente e non ricaricate nei 12 mesi successivi sono in totale 1 milione e 42 mila. Nel solo 2007 le pratiche illegali avrebbero permesso a Telecom di aumentare fittiziamente la customer base dell'8,16 per cento rispetto alla quota effettiva, corrispondente a un incremento del market share dell'1,88 per cento.
Come ricostruito dai pm milanesi, il reato sarebbe stato consumato nel periodo in cui "Napoleone" Luciani è stato prima Responsabile Marketing and Sales di TIM Italia (dal 2005 al giugno 2006), quindi Responsabile Sales Customer Service (fino al gennaio 2007) e infine Responsabile Domestic Mobile Services (fino alla fine del 2008). L'avviso di garanzia per lui e Ruggiero risale al marzo del 2011.
Quello di conclusione indagini, poco più di un anno fa, è arrivato quando Luciani occupava il prestigioso incarico di amministratore delegato Tim Brasil, controllata del Gruppo Telecom che sotto la guida del manager aveva ottenuto performance lusinghiere. Un allontanamento, quello dell'ex ad in terra carioca, tutt'altro che facile da ottenere per Franco Bernabè e non soltanto per i numeri da record portati a casa alla guida di Tim Brasil da Luciani. Il quale, a prescindere dalla qualità dei risultati manageriali, in Telecom poteva contare sul benevolo appoggio di diversi uomini provenienti dalla galassia dell'azionista Generali.
In particolare, come certifica in maniera evidente anche una serie di mail inviate dal Brasile da Luciani, quest'ultimo era in rapporti molto stretti con Michelagelo Agrusti, fratello di Raffaele (amministratore delegato di Generali fino all'estate dello scorso anno).
E proprio Michelangelo Agrusti è stato presidente del cda e poi ad della società Onda Communication nel periodo (2003 - 2012) in cui quest'ultima ha venduto internet key, pc, smartphone e altre apparecchiature elettroniche a Telecom. Il fornitore, a partire dal 2008 e fino al marzo scorso, è stato oggetto di severe critiche in diverse relazioni del servizio di audit interno alla stessa Telecom.
Onda, facente capo formalmente a una società lussemburghese (Kermari) a sua volta controllata da due società anonime localizzate a Panama e nelle Isole Vergini, è finita nel mirino dell'audit per la scarsa trasparenza dell'assetto proprietario, per l'eccessiva dipendenza da Telecom del suo business, per le difficoltà economico - finanziarie palesate a partire dal 2009. In barba a tutte le osservazioni e ai report, la società è però rimasta nell'Albo fornitori di Telecom "senza l'espletamento di alcuna verifica di qualificazione”, commercializzando le apparecchiature in realtà prodotte dai cinesi di ZTE.
Nell'approfondimento alla relazione di audit sui "Rapporti con il fornitore Onda Communication s.p.a.", datato 12 marzo 2013, emerge addirittura che Telecom ha stipulato un accordo transattivo con il suo fornitore, nel 2010, con cui ha rinunciato ad esigere 2,9 milioni di euro di crediti vantati nei confronti di Onda. Un altro accordo, datato 2011 e criticato dall'audit, ha portato Telecom a rinunciare a 254.000 euro sempre dovuti dalla società guidata da Michelangelo Agrusti.
Nel report si punta il dito anche contro l'acquisto di 100.000 terminali a 99 euro a pezzo, avvenuto nel 2011, con modalità discutibili per le carenze di tracciabilità documentale e di corretti flussi informativi in ambito aziendale: un "affare" che ha portato a elevati tassi di giacenza nei magazzini di Telecom dei prodotti ordinati ma rimasti invenduti.
Come emerge da alcune mail del 2010, d'altronde, era lo stesso Luca Luciani dal Brasile a gestire i contatti con i cinesi di ZTE, in costante aggiornamento con l'amico Michelangelo Agrusti. Con il quale, nel 2009, si complimentava in un messaggio per l'elezione dell'ex direttore generale di Tim Mauro Sentinelli alla presidenza proprio di Onda Communication. Dopo essere tornato nel cda del Gruppo Telecom nel 2010, lo stesso Sentinelli si è battuto per difendere Luciani e scongiurarne l'addio forzato.
Il congedo del manager ha spezzato l'intreccio. Sarà un caso, ma la Onda Communication è finita in liquidazione a fine 2012. Mentre per "Napoleone" Luciani e per gli altri imputati nel processo sim false, la prossima battaglia è prevista per il 2 ottobre, davanti al Gup di Roma per l'udienza preliminare.