Politica
gennaio, 2014

Caos firme, ecco i comuni che rischiano l'annullamento del voto

Molfetta, Tricarico, Salsomaggiore, Gavorrano. Tutte le elezioni a sindaco della primavera scorsa che potrebbero essere annullate per irregolarità delle firme necessarie alla presentazione. Un vero e proprio ginepraio amministrativo

Non saranno famosi come Roberto Cota eppure anche loro rischiano di andare a casa. E non come in Piemonte per colpa dei brogli di un Giovine qualsiasi (il consigliere regionale che per essere eletto aveva messo su una lista fantasma ndr). Ma per via di una supposta regola sulla cui esistenza neanche i Tribunali amministrativi riescono a mettersi d’accordo e su cui il 21 gennaio il Consiglio di Stato dovrà dire l’ultima parola.

Davvero una vicenda kafkiana quella dei sindaci di Valenzano, Molfetta, Tricarico, Gavorrano e di una manciata di altri Comuni, variamente governati da centrodestra e centrosinistra, che nella primavera scorsa sono andati alle urne certi della correttezza delle procedure seguite e ora, a quasi un anno dalla elezione, rischiano di vedersi annullare definitivamente il voto.

L’accusa? Pur trattandosi di competizione comunale, alcune liste avrebbero fatto ricorso a un consigliere provinciale per autenticare le firme necessarie alla presentazione. “Certo, lo prevede la legge ed è una prassi consolidata”, replicano, increduli, i diretti interessati, sfogliando circolari e vademecum del ministero dell’Interno.

O semplicemente citando alla lettera la legge 53 del 1990, che, per agevolare la partecipazione al voto, ammette anche i consiglieri provinciali e comunali ad autenticare le firme, senza specificare restrizioni territoriali o di pertinenza. Per essere più sicuro, comunque, l’attuale sindaco di Valenzano si era persino rivolto al viceprefetto di Bari, che a domanda specifica lo aveva rassicurato per email: un consigliere provinciale è deputato ad autenticare le firme anche per la presentazione delle liste alle elezioni comunali.

Eppure, all’indomani del voto, i ricorsi sono fioccati lo stesso, facendo traballare alternativamente Comuni dove a vincere era stato il centrodestra e altri dove la vittoria era stata assegnata al centrosinistra. A dare manforte agli sconfitti, una sentenza emessa proprio dal Consiglio di Stato l’8 maggio scorso, quando i tempi per la presentazione delle liste erano già scaduti. In breve, a Salsomaggiore la lista Progetto Salso era stata esclusa e voleva rientrare in corsa.

Ma il Consiglio di Stato stabilì che aveva torto. Motivazione: le firme erano state autenticate da un consigliere provinciale. Proprio come a Valenzano, Tricarico, etc.. Appunto. Ma in realtà - dicono i diretti interessati - come in mezza Italia. Risultato: quella sentenza ora rischia di far saltare più di un consiglio comunale, da Gavorrano, già sotto commissariamento per decisione del Tar Toscana, a Molfetta sulle cui sorti il Tar Puglia, per ora, ha preferito sospendere il giudizio. Proprio questa mattina infatti il presidente della II sezione, chiamato a pronunciarsi sull'ennesimo ricorso, ha preferito accogliere la richiesta di rinvio presentata dagli avvocati Pellegrino, Calvani e De Nicolo, in attesa che il Consiglio di Stato, già convocato il prossimo 21 gennaio per decidere dei ricorsi di Valenzano, Gavorrano e Tricarico, si pronunci di nuovo e ristabilisca una volta per tutte se i consiglieri provinciali siano o meno deputati ad autenticare le firme per le elezioni comunali che si svolgano sul territorio della loro provincia.

Fin qui i tribunali amministrativi si sono pronunciati sulla esistenza o meno della norma in modo diametralmente opposto. Anche a Tricarico, in Basilicata, e a Maddaloni, Marcianise, San Felice a Cancello, Lusciano, in Campania, infatti, sulla scia delle ultime indicazioni del Consiglio di Stato il voto della primavera scorsa è stato impugnato. Ma in questi casi i rispettivi Tar hanno deciso, diversamente dai Tar di Puglia e Toscana, che sindaci e consiglieri devono restare al loro posto, confermando la regolarità del voto e la scelta di affidare a un consigliere provinciale l’autenticazione delle firme.  Un bel pasticcio. Sindaci e consiglieri in bilico avevano sperato che potesse essere il parlamento a riportare un po’ di chiarezza con una interpretazione autentica della legge. Ma l’ex sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, che, anche dopo essere stato indagato per la truffa sui finanziamenti del porto della sua città, siede, fedelissimo di Alfano, alla guida della Commissione Bilancio del Senato, ha fatto pesare il suo ruolo - dicono i bene informati - e la sua avversione per l'attuale giunta di centrosinistra, guidata da Paola Natalicchio. Non a caso i tentativi fin qui esperiti sono tutti falliti. Compreso quello di inserire un emendamento nel decreto Salva Roma.

Presentato dalla relatrice Magda Angela Zanoni, del Pd, durante il dibattito in Commissione Bilancio del senato, l’emendamento è stato poi da lei stessa ritirato, con la precisazione: “Mi rimetto al governo”. Anche la senatrice Laura Puppato si è rivolta direttamente al governo, anzi al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per sapere se non intenda fare qualcosa per evitare la decadenza di sindaci e consigli comunali e “se non ritenga necessario emanare una circolare interpretativa che definisca con la massima chiarezza la disciplina per la raccolta delle firme e la loro autenticazione”. Nulla, da Alfano non è ancora arrivata alcuna risposta.

Eppure all’origine di questa vicenda c’è proprio la confusione che regna sovrana anche tra le indicazioni diramate dal Viminale. In realtà, la circolare numero 7 dell’11 febbraio 2008, parlava chiaro: “I consiglieri provinciali e comunali sono competenti ad eseguire le autenticazioni di cui si tratta indipendentemente dal tipo di elezione per la quale le sottoscrizioni vengono raccolte”. Nel frattempo però il Consiglio di Stato con la sentenza 1889 del marzo 2012 aveva cominciato a definire una interpretazione restrittiva della legge. Di questa sentenza c’è traccia nelle istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature diramate nella primavera scorsa ma proprio lì si spiega che il divieto di procedere all’autenticazione vale per il “rinnovo del consiglio di altro comune per il consigliere comunale o di altra provincia per il consigliere provinciale”.

A gettare i nuovi eletti nel panico ci ha pensato la circolare numero 51 del 2 agosto 2013 diramata in piena estate, a elezioni già avvenute e alla luce anche della nuova sentenza del Consiglio di Stato emessa l’8 maggio 2013: oltre al limite territoriale - chiarisce la Circolare a cose fatte - si deve considerare “il diretto coinvolgimento nella competizione dell’ente locale del quale il consigliere o assessore è organo". Esattamente la supposta norma che rischia di far saltare giunte e consigli comunali andati al voto la primavera scorsa.

A tutti loro adesso non resta che sperare in un ripensamento della V Sezione del Consiglio di Stato, che vista la delicatezza del caso, il prossimo 21 gennaio potrebbe anche rimandare la decisione alla adunanza plenaria.

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