Il nemico pubblico numero uno dell'Italia resta, ancora nel 2014, la corruzione. Un fenomeno endemico, capillare e difficile da contrastare perché, come ha dichiarato ancora recentemente l'ex-pm del pool Mani Pulite, attualmente giudice di Cassazione, Piercamillo Davigo, all'InsolvenzFest di Ferrara, “le attività corruttive producono situazioni assimilabili all'omertà”.
Da oggi però qualcuno prova ad usare uno strumento in più per bucare il muro di gomma della corruzione, stimolando i cittadini e i dipendenti pubblici e privati a segnalare fatti illeciti. Transparency International Italia, la sede tricolore di una Ong globale nata negli anni '90 e specializzata nella lotta alla corruzione e nella promozione di una cultura della trasparenza, ha infatti lanciato una piattaforma online per segnalare malversazioni. “Allerta Anticorruzione – ALAC” è un servizio web che intende raccogliere in modo anonimo e protetto le segnalazioni dei cittadini, testimoni o vittime di casi di corruzione in Italia.
Perché scegliere una piattaforma che permette segnalazioni anonime? Malgrado esistano alcune tutele normative per proteggere chi denuncia illeciti ed episodi di cattiva gestione, esporsi personalmente può comportare ansie e timori di ripercussioni. Di qui l'idea di usare una piattaforma di whistleblowing che nasconda l'identità dei segnalanti, laddove questi non vogliano rivelare le proprie generalità.
“Tutti gli studi sul tema ci dicono che i casi di corruzione vengono fuori grazie a segnalazioni interne all’ente in cui avvengono gli episodi”, commenta all'Espresso Davide Del Monte, project officer di Transparency Italia. “Ad esempio una ricerca sul sistema sanitario Usa ha evidenziato che più del 50 per cento dei casi emersi erano stati portati alla luce grazie a segnalazioni interne. Questo perché si tratta di un reato in cui spesso le due parti trovano un accordo comune e la vittima è in genere la collettività, e quindi è difficile individuarlo”.
Tanto più che in Italia, ragiona Del Monte, esiste anche un problema di retaggio culturale. Persiste ancora l'idea che non si debba “fare la spia” e che sia meglio badare ai fatti propri. Lo dicono anche i sondaggi: secondo il Barometro globale della corruzione di Transparency International, l’Italia è il Paese UE con la più
bassa propensione a segnalare (solo il 56 per cento degli italiani si dichiara disposto a farlo, contro una media europea del 71) proprio per via della “paura di ritorsioni”. Per i cittadini italiani intervistati la paura risulta, insieme alla sfiducia, la prima ragione per cui si preferisce rimanere in silenzio. “Sono percentuali simili a quelle ottenute nei Paesi dell’ex blocco sovietico”, commenta Del Monte.
D'altra parte la piaga della corruzione è sentita come un problema pressante dagli italiani. Secondo lo speciale Eurobarometro del 2013 dedicato al tema, ben il 97 per cento dei nostri connazionali intervistati ritiene che si tratti di un fenomeno dilagante in Italia (contro una media UE del 76%) e il 42 per cento afferma di subire personalmente la corruzione nel quotidiano (contro una media UE del 26%).
Si capisce dunque perché realizzare una piattaforma di whistleblowing (dall'inglese to blow the whistle, “soffiare il fischietto”, cioè lanciare l'allerta relativo al fatto che qualcuno sta commettendo un'azione disonesta o violando le regole) è innanzitutto una sfida culturale. Non esiste neppure una traduzione per whistleblower, se non termini con connotazioni negative o comunque limitate, quali delatore, spia, talpa, informatore. “Vogliamo diffondere l'idea che segnalare qualcosa che va contro l'interesse collettivo sia un dovere civico”, precisa Del Monte.
Per raggiungere questo obiettivo Transparency Italia si è affidata al software GlobaLeaks, una piattaforma sviluppata dal Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali. Come funziona in pratica? L'utente che arriva sulla sezione Allerta Anticorruzione del sito della Ong ha due strade. Può scegliere di compilare un normale form online oppure optare per un metodo più sicuro, costruito sulla rete Tor, il sistema che ad oggi è considerato tra i più affidabili per muoversi e comunicare in Rete in modo anonimo.
Per farlo dovrà prima scaricarsi il Tor Browser Bundle, che è un browser speciale che permette di navigare il web in modo anonimo, inclusi i siti ospitati sulla rete Tor (riconoscibili dal suffisso .onion). Scaricato e lanciato il browser può andare all'indirizzo .onion del sito Allerta Anticorruzione.
A quel punto potrà compilare lo stesso form e inviare le informazioni necessarie garantendosi un ragionevole livello di anonimato. Ragionevole perché in Rete l'anonimato non è mai assoluto. E perché non si può escludere la possibilità di errori o fughe di notizie legate soprattutto a chi fa la segnalazione: se il computer dell'utente non è sicuro, è infettato ad esempio da un software malevolo come un trojan, la sua identità potrebbe essere compromessa anche se usa Tor.
Uno degli aspetti più interessanti della piattaforma GlobaLeaks è che l'utente può rimanere in contatto con chi gestisce il sito attraverso un codice, una sorta di ticket, che gli viene assegnato quando compila il form la prima volta.
Ma che succederà una volta che arriveranno delle denunce online? “Per ora le segnalazioni sono gestite direttamente ed esclusivamente da me e dal nostro esperto legale Giorgio Fraschini”, spiega Del Monte. “A seconda dei casi sentiremo alcuni consulenti, se necessario. Inoltre stiamo discutendo della questione sia con l'ANAC, l'Autorità Nazionale Anticorruzione, sia con Confindustria e Unioncamere”.
Nel caso di una denuncia nel settore pubblico si cercherà prima di capire se il caso è stato segnalato al relativo responsabile anticorruzione. Se non è possibile farlo, si passa all'ANAC. Se anche in questo caso non si ottengono riscontri, all'autorità giudiziaria. E solo come ultima spiaggia ai media. Simile l'iter per il settore privato, anche se a essere coinvolti saranno gli organismi di controllo relativi.
L'uso di piattaforme anonime di whistleblowing per segnalare notizie o fatti di interesse pubblico è una tendenza in crescita in tutto il mondo, sdoganata ormai anni fa dall'esempio di WikiLeaks. L'organizzazione no-profit Freedom of the Press Foundation promuove ad esempio un sistema, chiamato SecureDrop, ovviamente basato sulla rete Tor e originariamente progettato dall'attivista Aaron Swartz, che è usato da vari media, come il Guardian, The Intercept, il New Yorker, ProPublica e il Washington Post.
La piattaforma Globaleaks usata da Transparency Italia è stata adottata da varie organizzazioni internazionali. Tra i progetti italiani di giornalismo investigativo che l'hanno scelta vanno ricordati Irpileaks (promossa da un gruppo di reporter riuniti nell'Investigative Reporting Project Italy) e la più recente ExpoLeaks, specificamente dedicata ai lavori per l'Expo 2015 di Milano.
Qualche mese fa un italiano, Andrea Crosta, fondatore della non-profit Elephant Action League (Eal), aveva addirittura lanciato WildLeaks, un sito internazionale per segnalare reati contro la fauna selvatica e le foreste.
Insomma, la voglia di sperimentare queste piattaforme per aumentare il livello di trasparenza di organizzazioni, Stati e aziende sembra diffusa e trasversale. Va detto però che il solo fatto di mettere a disposizione un sistema di segnalazioni anonime non è una condizione sufficiente per far emergere materiali interessanti. Chi riceve le segnalazioni deve essere percepito non solo come un'entità affidabile ma anche in grado di fare la differenza, di avere un impatto. Un tipo di autorevolezza che in genere si acquista col tempo. E che non è facile da mantenere.