Si tratta degli sprechi sui voli di Stato che il dimissionato governo di Enrico Letta non è riuscito a tagliare con la spending review avviata sui voli blu.
Dopo aver risparmiato preziose risorse eliminando gli sperperi legati alle prestazioni fornite ai vertici politici, alte cariche istituzionali e di governo (presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio, ministri e sottosegretari) con la decina di aerei della flotta di Stato, Letta non è riuscito a sforbiciare le spese legate ai servizi prestati per un'altra folta schiera di illustri clienti abilitati al privilegio del volo blu: le alte sfere della Difesa, capi di stato maggiore e generali con i più diversi incarichi. Voli di cui i militari usufruiscono senza essere sottoposti a fastidiosi controlli.
E' uno degli aspetti singolari della gestione della flotta di Stato (3 Airbus, 7 Falcon e 2 elicotteri) che emergono analizzando documenti, rapporti riservati e circolari interne della Presidenza del Consiglio. Carte che mostrano come i tagli degli ultimi anni abbiano ridotto notevolmente la spesa complessiva ma non siano riusciti ad intaccare quella relativa ai voli per gli alti gradi militari.
Nel 2010, con un totale di 10 mila 640 ore di volo, Palazzo Chigi aveva infatti speso oltre 53 milioni di euro; nel 2013 dopo la cura Monti-Letta le ore di volo sono passate a 5.378 per un costo complessivo di 26 milioni di euro, circa la metà.
Un taglio robusto si è rivelato appunto quello operato sui voli Stato-governo riservati ai Vip e che tanto hanno fatto discutere negli anni di permanenza di Silvio Berlusconi e della sua corte alla presidenza del Consiglio, passati in tre anni da 35 milioni di spesa ad appena 9 milioni, e con le ore di volo ridotte da circa 7 mila a 1.877. Un taglio analogo, confidano adesso alcuni collaboratori del presidente Letta, non si è riusciti a mettere a segno sui voli per i militari. Attestati a 1.170 ore nel 2013, al prezzo di circa 5 mila euro l’ora sono costati alle casse pubbliche oltre 5 milioni di euro.

A cosa si deve questo andazzo? Al fatto che, differenza delle cariche istituzionali e dei rappresentanti del governo, i militari volano con gli aerei blu senza dover chiedere troppe autorizzazioni ai competenti uffici di Palazzo Chigi. Non sono infatti sottoposti ai controlli che da qualche anno subiscono invece i politici i quali, per decollare, devono avere tra l’altro l’autorizzazione di un’autorità delegata del presidente del Consiglio. So tratta di solito di un sottosegretario (con Letta è stato Filippo Patroni Griffi). Un privilegio naturalmente consentito dalle leggi e dalle norme in vigore e che spesso crea non pochi inconvenienti.
Inconvenienti che si sono verificati, per esempio, a fine gennaio 2014 quando, in partenza per Bruxelles, l’ex premier Letta ha chiesto un aereo grande (uno degli Aurbus) perché al ritorno prevedeva di viaggiare con una delegazione di cinque ministri, tra i quali il titolare dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Panico a Palazzo Chigi, perché dei tre Airbus in organico uno era in manutenzione e un altro impegnato a Nuova Delhi con le commissioni Esteri di Camera e Senato in visita per perorare la causa dei due fucilieri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti in India. E il terzo? Il terzo era impegnato (per ben tre giorni) in Africa per trasportare il capo di Stato Maggiore della Marina che, per quel viaggio, avrebbe potuto anche utilizzare un normale volo di linea.
Ecco uno dei punti dolenti dell’utilizzo che i militari fanno degli aerei blu. Personaggi illustri dell’ultimo governo, come lo stesso presidente del Consiglio Letta o il ministro degli Esteri Emma Bonino utilizzavano il meno possibile i voli blu preferendo il treno o i voli di linea. I passeggeri con le stellette preferiscono invece andare sul comodo e sicuro utilizzando la flotta di Stato tutte le volte che possono.
Il capo di Stato maggiore della Difesa per esempio sfreccia sulla rotta Roma-Bruxelles, comodamente servita dalle grandi compagnie; il direttore nazionale degli armamenti sulla Roma- San Pietroburgo; il direttore del personale dell’Aeronautica militare sulla Beirut-Roma; il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare sulla Roma-Sidney.
Quanto alle rotte nazionali più frequentate e meglio servite, qualche caso tra i tanti: il capo di Stato maggiore della Difesa vola in blu sulla tratta Roma-Torino; il comandante delle operazioni aeree sulla Roma-Bologna; una delegazione dell’Aeronautica militare sulla Roma-Brindisi; il comandante generale delle scuole addirittura sulla Roma-Milano.
E che non si tratti di casi isolati è dimostrato anche dai movimenti della flotta di Stato che “L’Espresso” ha potuto ricostruire in alcune giornate di lavoro tipo. Non tutte sono uguali, ma quello che è successo per esempio il 14 febbraio bene illustra l’abbondante utilizzo che i militari fanno degli aerei di Stato.
Sulle 11 tratte di volo coperte quel giorno dai voli blu, ben nove sono di militari: vola il capo del comando operativo interforze (Coi); vola il capo di stato maggiore dell’aeronautica; vola il capo di stato maggiore della Difesa e volano pure una delegazione dell’aeronautica e il comandante della sua squadra aerea.
A parte alcune missioni come una Roma-Gibuti e un’altra Roma-Villa Coblay (una base militare nei pressi di Parigi) si tratta di rotte che, insieme ad altre, tra le quali una Roma-Trapani o una molto più lunga e costosa Roma-Sidney, quel giorno potevano essere portate a termine prenotando e utilizzando comodi e più economici voli di linea.