Pubblicità
Archivio
agosto, 2014

Dolce vita ?a Shanghai. La nuova classe cinese è innamorata del lusso

shanghai
shanghai

Per Mao Tse-Tung questa città era “il lupanare dell’Asia”. Nella Cina neocapitalista, è qui ?che hanno scelto di vivere i giovani miliardari. Tra auto di lusso, grattacieli e movida. È la seconda generazione ?di imprenditori del postcomunismo: quella che non fa più i soldi grazie ai legami con il partito, ma con l’audacia e l’inventiva

shanghai
Thalos ha iniziato spacciando “Playboy” e “Penthouse” ai compagni di scuola: glieli spediva il cugino dal Canada. Poi sono arrivati i sigari, importati grazie a un amico americano e venduti nei casinò di Macao. È partito così il suo business nel mondo del lusso che lo ha portato gradualmente a investire in altri settori: oggi rappresenta in esclusiva il caviale Black Pearl, i gioielli Theo Fennell, il whisky Macallan.

Le aziende di Thalos hanno un giro d’affari di 700 milioni di dollari e danno lavoro a tremila persone. Non male per un ragazzo di 33 anni, nato poverissimo in un villaggio a 40 chilometri da Shanghai. Lui ovviamente non si chiama Thalos, ma qui in Cina tutti si danno un nome all’occidentale: «La cosa migliore che ho fatto è stata studiare l’inglese», esordisce a fianco di una scacchiera con pezzi in oro massiccio, valore tre milioni di dollari. «Chi fa affari solo grazie alle relazioni politiche, in Cina, oggi è destinato a morire. È un dinosauro che non saprà adattarsi. Noi invece siamo imprenditori veri, elastici, cosmopoliti». Thalos - una moglie ucraina, un figlio piccolo, un jet privato sempre pronto al decollo - ha l’ambizione sfrenata di chi ha provato la miseria ma ha il profilo basso dei monaci zen che ascolta alla radio quando è in macchina. «Sai qual è il mio film preferito? “Il Padrino”. Mi ha insegnato a non prendere decisioni affrettate, a gestire i vizi, a fidarmi delle persone giuste. E ad avere una visione».
[[ge:rep-locali:espresso:285129488]]
Thalos è il simbolo estremo di una nascente classe cinese. Fatta di imprenditori giovani, brillanti, amanti del lusso, che rifiutano il passato (gli intrallazzi con la politica) e guardano al futuro con piglio manageriale. Secondo il magazine “Hurun” Report in tutto il Paese ci sono 65 mila persone con un patrimonio superiore ai 16 milioni di dollari e oltre un milione che possiede 1,5 milioni di dollari.

Super ricchi dei quali la rivista ha tracciato l’identikit: il rampante cinese di solito è maschio, età fra i 30 e i 40 anni, laureato, una moglie, un figlio unico (che studierà negli Usa o in Inghilterra), business nel mondo della manifattura o dei beni immobiliari. Colleziona orologi e opere d’arte (come quelle di Zhou Chunya o Zeng Fanzhi), nel tempo libero gioca a golf e in vacanza vola in Francia. «Sì, mi identifico abbastanza con questo identikit, anche se noi vogliamo il secondo figlio», sorride Steven Zhu, 31 anni, seduto sul divano di casa a Shanghai, distretto di Putuo. Insieme al padre, Steven guida un’azienda di 700 operai: produce etichette e cartellini per mezzo mondo. Radisson, il figlio di un anno, sta guidando un’Audi elettrica in salotto mentre lui è impegnato a preparare la partita di Texas hold ’em con gli amici: «È l’unico vizio che mi concedo. Ma le fiches portano il nome di mio figlio, guarda! È stato il regalo per il suo primo compleanno».

La locomotiva dello sviluppo cinese è Shanghai, metropoli di 20 milioni di abitanti dove comunismo e capitalismo convivono perfettamente. Shanghai è la testa del drago, la porta d’ingresso del (futuro) Paese più ricco al mondo, una New York d’oriente lontana anni luce dalla Pechino del politburo comunista. Per questo i giovani in ascesa hanno scelto di vivere qui.

«È uno splendido mix di vecchio e nuovo, una città internazionale che preferisco alla paludosa capitale», dice seduta in un bar di Yongkang Lu la taiwanese Yishan Chang, 29 anni, che si occupa di marketing per la casa di moda “Roger Vivier”. Fra pochi anni il “lupanare dell’Asia” odiato da Mao sarà la piazza finanziaria più influente della Terra, la “free trade zone” più importante: «Shanghai è meglio di Hong Kong, il futuro è qui ed è il tempo di venirci a vivere», attacca K.P.Yue, trentenne con studi a Boston e oggi business developer per la Camus Cognac. È lunga la notte di K.P., che insieme alla fidanzata slovacca passa dal Bar Rouge al Mr&Mrs Bund, dal Central Studio al bizzarro Cirque le Soir, dove nani e ballerine allietano gruppi di ricchi cinesi seduti a tavolino. «Molti giovani sono fantasiosi, creativi», dice K.P., «lontani dalla politica e più vicini a una logica d’impresa». Ge Dingkun, professore alla China Europe International Business School di Shanghai, ha ricordato come nel 2015 in Cina vivranno 500 milioni di persone sotto i trent’anni (l’equivalente dell’intera popolazione Ue), e come gran parte di loro «non aspirerà a diventare un soldato maoista come il mitico Lei Feng, quanto piuttosto un imprenditore geniale come Bill Gates o Michael Dell».

Li hanno chiamati “bridge generation”, “generazione ponte”: trentenni cresciuti con un piede nel comunismo e l’altro nel capitalismo. Figli unici abituati a lavorare sodo ma anche a spendere molto: negli ultimi tre anni il loro stipendio medio ha subito un aumento record del 34 per cento. La Cina oggi è il più grande consumatore di beni di lusso, con una spesa che in pochi anni è raddoppiata. Si acquistano jet privati, elicotteri e yacht sui quali ospitare gli amici e cantare al karaoke. «In discoteca», racconta Mattia Visconti, organizzatore di eventi «il cinese ricco indossa abiti di sartoria e beve Perrier Jouët. Lo champagne si consuma più velocemente del whisky, così alla fine della serata i tavoli saranno pieni di bottiglie e lui avrà mostrato a tutti quanti soldi ha speso».

Sui giornali le pubblicità femminili più diffuse sono quelle dedicate alle creme sbiancanti, per le quali le donne sono disposte a spendere un patrimonio. Soprattutto su Internet: più della metà del commercio cinese oggi viaggia in rete. «Vendo creme e cosmetici su Taobao», racconta Angelus Bai, 32 anni, «e guadagno circa 50mila euro al mese. Le donne cinesi? Da qualche anno si amano di più, sono molto attente alla propria bellezza». Angelus è sposata e da quando ha avuto un bambino ha rallentato il ritmo di lavoro. Prima aveva dieci dipendenti, ora solo quattro. Vive alla periferia di Shanghai in un bel compound con piscina, dedica più tempo al figlio e ogni giorno accompagna in giardino il suo cane. Lo ha chiamato Qiangun Gun, letteralmente “tutti i soldi arrivino a lui”.

I cinesi sono ossessionati dal denaro. E prima o poi il denaro va ostentato, soprattutto se sei giovane. L’età di chi compra una Rolls-Royce in Cina è di dieci anni inferiore alla media mondiale. E le vendite della Ferrari sono in costante crescita (500 l’anno scorso), con un numero di showroom in tutto il Paese che nel 2014 è salito a 34: «Siamo soddisfatti, soprattutto se pensiamo che la Ferrari più economica, la California, con l’aggiunta delle tasse passa da 200 mila a 380 mila euro», spiega Edwin Fenech, 42 anni, presidente di Ferrari Greater China. «L’età media dei nostri clienti è di 32 anni. Dopo avere provato altre auto di lusso arrivano a noi non più giovanissimi, e mi piace pensarla come una sorta di maturazione».

Edwin siede nel salotto bianco al 210 di Century Avenue. Le vetrate della concessionaria affacciano su Pudong, l’audace distretto dei grattacieli che vent’anni fa neppure esisteva. Vive qui il trentenne Daniel Zhang, laurea a New York, un’azienda di costruzioni con 4.500 dipendenti. Daniel abita al primo piano del Tomson Riviera, un vip resort dove un paio di anni fa hanno girato “007 Skyfall”. «Certo», dice, «i nuovi imprenditori cinesi amano vivere bene. Il mio sarto è di Milano sa quello che voglio e viene qui di persona a prendermi le misure. Ma noi andiamo oltre le apparenze, abbiamo capito che la passione è spesso sinonimo di qualità. Abbiamo imparato ad apprezzare il design e la personalità di un prodotto». Daniel fuma un sigaro in terrazzo, la moglie gioca con la piccola Keyla, due anni e mezzo: «Siamo nel centro di Pudong ma vivo in un appartamento di 400 metri quadrati, e guarda che giardino! In una città come Shanghai il primo lusso è lo spazio». Il secondo lusso, per molti, sarà presto possedere un passaporto straniero. C’è chi, pur di sposare un occidentale, è disposto a sborsare 300 mila euro. La recente offensiva contro la corruzione fa paura e molti mettono le mani avanti: con una seconda cittadinanza sarà più facile, al momento opportuno, fuggire dal Paese.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità