Pubblicità
Cultura
ottobre, 2015

Bufale scientifiche, quando ci casca anche il giornalista

Chi fa comunicazione su materie così delicate oggi ha un compito difficilissimo. E il rischio talk show è in agguato

Nullius in verba: sulla parola non ?si crede a nessuno. Questo è il motto della Royal Society, una delle più antiche istituzioni scientifiche del mondo che, ?in maniera sintetica e quasi seccamente, descrive i valori fondanti ed indiscutibili ?a cui la scienza dovrebbe tendere e che, di tanto in tanto, andrebbero, ahimè, rispolverati.

La rigorosità del metodo scientifico implica che i fatti, prima di essere descritti ed annunciati mediante un sistema organizzato di pubblicazione, siano osservati, dimostrati, discussi e validati. Non esistono altre strade, né scorciatoie: l’assoluta verificabilità dei dati e delle affermazioni rappresenta l’unica garanzia di validità di uno studio scientifico. Questo, uno scienziato, o chiunque si dichiari tale, lo sa bene, quando si sottopone al giudizio “dei pari”, specialisti del settore che giudicano se i contenuti del lavoro sono accettabili per la pubblicazione su una rivista scientifica, o del grande pubblico, al quale tuttavia, talvolta, per ragioni biasimabili, davvero onestamente non comprensibili, destina contenuti a dir poco fantasiosi.
Scienza
Quante bufale nei laboratori scientifici
14/10/2015

Non stiamo parlando di scienza vera, anche se anche per quella dovrebbero valere le stesse regole, ma di pseudoscienza, che oggi più che mai ?fa quasi quotidianamente notizia.

Se, infatti, gli “addetti ai lavori” possiedono tutti gli strumenti per contestare un’eventuale cialtroneria ?e starne al riparo, lo stesso non si può dire di chi legge i giornali, apre un sito, ascolta un’intervista, di chi, quindi, esercita a buon ragione il suo diritto ad essere informato correttamente. Spesso le bufale sono così evidenti da far balzare sulla sedia anche un “profeta”, ma talvolta una notizia, anche se dubbia, arriva ad assumere contorni di credibilità, plasmati da menti avide di conoscenza, da emotività collettive ingenue, tanto ?da entrare, di fatto, nell’esperienza ?e nella percezione reale.

Va bene la piena fiducia nell’istituzione, anche scientifica, ma la totale assenza ?di un filtro rischia di generare non pochi danni. Emblematico è il caso dell’associazione tra la somministrazione del vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia e l’insorgenza di autismo nei bambini che, ancora a distanza di anni e nonostante l’ampia smentita, continua ad alimentare ?lo scetticismo e la diffidenza verso questa pratica.

Come, dunque, sostenere una corretta cultura scientifica, capace di informare per orientare i giusti processi decisionali? Nell’ambito di una comunicazione aperta, “open source”, sarebbe opportuno affidare alla professionalità del giornalista scientifico il difficile compito ?di “gatekeeper” tra il lavoro scientifico ?e la carta stampata, tra lo scienziato ?e il grande pubblico: raccontare una storia complessa con un linguaggio accessibile, ma soprattutto dar voce ?a notizie scelte sulla base di opportuni criteri di selezione che non includano “quelle che vendono di più” ?o dell’aristotelico “ipse dixit”, documentarsi, verificare e discriminare tra fonti autorevoli e non.

Ma attenzione: non significa alimentare il dibattito da talk-show, distorcere o spettacolarizzare, trattare la scienza al pari della filosofia, della politica o della morale, far emergere opinioni personali, anzi, al contrario, farsi portavoce e garante di una conoscenza intersoggettiva, vera perché riconosciuta insindacabilmente. Un ruolo complesso ma che si rende necessario alla luce ?di quanto sta accadendo: il vuoto strutturale che le stesse redazioni giornalistiche, a dispetto di un gran numero di professionisti, non si preoccupano di colmare, lascia argomenti di scienza nelle mani di giornalisti che, per mancanza di adeguate competenze, trattano senza alcun ?senso critico.

Non uno scontro di competenze, né una definizione di obiettivi diversi ma un perfetto incontro, quello auspicabile ?tra scienziati e altri professionisti della comunicazione della scienza. Scienza e giornalismo scientifico dovrebbero, infatti, procedere di pari passo e collaborare, nell’interesse collettivo, nel rispetto delle proprie peculiarità ma anche dei diversi punti in comune, perché, come riportato qualche tempo fa in un editoriale dell’autorevole rivista scientifica “Nature”: «Scienza e giornalismo non sono culture aliene. Sono costruite sulle stesse fondamenta: la convinzione che ?le conclusioni richiedano prove; che le prove debbano essere aperte a tutti; ?e che tutto è soggetto a discussione».

L’autore è presidente della facoltà ?di Farmacia e Medicina dell’Università degli Studi di Salerno
Maurizio Bifulco

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità