Il valore della statua è stimato fra gli uno e i due milioni di dollari. Una cifra che ha convinto i trafficanti a rischiare l'affare. E la notizia della sua restituzione a Baghdad arriva proprio mentre da Siria, Libia e Iraq continuano ad arrivare le immagini dei terroristi dello Stato Islamico che fanno a pezzi monumenti millenari, depredando i musei e vendendone i tesori per arricchire il Califfato.
La meravigliosa testa di Sargon II, ha rassicurato l'ambasciatore iracheno negli Stati Uniti Lukman Faily, verrà messa al sicuro in un caveau, insieme agli altri reperti recuperati dai saccheggi che proseguono dall'inizio della guerra contro Saddam Hussein, e non si sono fermati durante gli scontri civili e ora sotto quelli dei miliziani di al-Baghdadi.
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Il volto di Sargon II non è la sola opera restituita dalle Forze dell'Ordine statunitensi. Torneranno questa settimana nelle mani del governo altri 64 reperti, fra cui monete, tavolette, bronzi, una spada. C'è anche una decorazione recuperata nel gennaio del 2014 a Baltimora, a casa di un soldato dell'operazione “Iraqi Freedom” del 2004. Agli agenti avrebbe detto di non sapere ch'era necessario il permesso delle autorità militari irachene per esportare qualcosa dal paese. E così se l'era messo in casa.
La maggior parte dei beni però è arrivata negli States da canali criminali. Una rete internazionale di antiquari, trafficanti e consulenti capace di recapitare i tesori rubati in Medio Oriente nel Maryland, a Austin, in Texas, nel Connecticut. I ponti sembrano essere Dubai e la Turchia. Per acquirenti di ogni tipo: dall'intermediario che ha messo un annuncio su Craiglist (così è stata recuperata la spada di bronzo) a musei e istituzioni culturali di alto livello (i cui nomi non sono stati divulgati), passando per decine di rivenditori specializzati.
Nel corso dell'indagine intitolata “La maledizione della mummia” la polizia di frontiera newyorchese ha emesso quattro ordini di cattura. Due persone sono state arrestate, mentre le altre risultano ancora latitanti, e per questo non ne viene rivelata per ora nemmeno la nazionalità.
Quello che è certo però è che le autorità sono riuscite a dimostrare come i proventi in nero della vendita di antichità finivano poi in un giro di riciclaggio di denaro che ha permesso agli investigatori di intercettare i flussi finanziari e quindi scovare le opere. Sono stati recuperati così 37 oggetti di bronzo, 21 statuette di creta e 18 di vetro. Che si vanno ad aggiungere agli oltre 1200 reperti restituiti dal 2008 all'Iraq dagli Stati Uniti.
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La maxi-operazione americana serve anche da segnale al mercato nero. Un “attenti” che dovrebbe raffreddare le compravendite di cimeli dalla dubbia provenienza. Come hanno scritto diversi media, però, su eBay continuano a fiorire gli annunci di sigilli e statuine millenarie, messi in vetrina soprattutto da società australiane.
In un lungo reportage sui traffici di reperti in Libano, la BBC ha mostrato come sia facile a Beirut ricevere offerte per sculture o tavolette saccheggiate negli scavi dell'antica Mesopotamia. I tesori che riescono ad essere intercettati dalla polizia, racconta il servizio, sono ora preservati nei sotterranei blindati del museo archeologico della capitale. Ma gli investigatori possono poco contro il florido commercio dei tombaroli dell'Isis in Libano e nella vicina Turchia. E anche le autorità internazionali arrancano: il consiglio internazionale dei musei ha pubblicato una “lista rossa” di opere siriane a rischio che è però minima rispetto alla realtà potenziale del danno. Alla Storia. Mentre in Occidente gli antiquari comprano.