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Attualità
novembre, 2016

"Riportate a casa i quadri rubati a Verona"

Sono passati oltre sei mesi dal ritrovamento delle opere del museo di Castelvecchio. Ma le tele restano in Ucraina. Nonostante le promesse. E il ministero dei beni culturali tace. Aggiornamento: a dicembre le istituzioni hanno reagito: "Il 20 ce le andiamo a riprendere"

Aggiornamento: «Ce li andiamo a riprendere». Così la città festeggia l'annuncio che il 20 dicembre una delegazione italiana - composta dalla procura di Verona e dagli investigatori che hanno portato a termine le indagini, fra cui i funzionari del Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, con il sindaco della città Flavio Tosi - andrà a Kiev per riportare al museo di Castelvecchio le opere rubate il 16 marzo scorso. Il sindaco ha confermato l'accordo con l'ambasciatore ucraino.

Mantegna, Pisanello, Tintoretto e Bellini. Restano in esilio. I 17 quadri rubati lo scorso novembre al museo di Castelvecchio di Verona non sono ancora stati riportati a casa. Nonostante le indagini della polizia e dei carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, coordinate dalla procura di Verona, abbiano portato all'arresto degli autori già il 16 marzo. Nonostante la sentenza di primo grado sia attesa per il 5 dicembre per i rapinatori che non hanno già patteggiato. In un anno, indagini e sentenza. Ma non i quadri, ritrovati a maggio scorso e da allora rimasti in Ucraina. Il 30 settembre il primo ministro Matteo Renzi aveva ribadito la garanzia che «i quadri torneranno a novembre». Eppure, ancora niente.

«Si chiude la vicenda», sanciva convinto il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sei mesi fa, a ridosso del ritrovamento: «È un grande giorno, presto le opere torneranno al Museo di Castelvecchio a Verona». Presto. «Ancora un ringraziamento», aveva aggiunto: «ai carabinieri e alla polizia, che con tenacia e professionalità hanno operato costantemente senza mai lasciare il territorio ucraino dall’inizio delle indagini, e alle autorità ucraine per la preziosa azione prestata per questo importante recupero».
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Di fatto è vicina alla conclusione solo la sponda giudiziaria (a parte la latitanza di due rapinatori). Mentre il silenzio continua sulle tele, esposte a giugno in una mostra a Kiev, con il beneplacito e la presenza del sindaco di Verona Flavio Tosi che per l'occasione aveva consegnato al presidente ucraino Petro Poroshenko la cittadinanza onoraria della città. E se prima dell'esposizione era almeno certo che i quadri si trovassero nei palazzi governativi ucraini (lì una consulente del tribunale li aveva studiati per verificarne autenticità e condizioni) ora la procura non ha nemmeno chiaro dove si trovino.
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Il ministro, dopo il festeggiamento di maggio, non si è più pronunciato sulla vicenda. Anche nelle ultime settimane, con il patteggiamento dei primi due imputati arrivato poco prima delle polemiche sulla nomina della moglie alla fondazione Sorgente, Dario Franceschini non si è fatto sentire a riguardo. A non dimenticarsene è Verona. L'associazione Amici del museo di Castelvecchio apre il proprio sito web ripetendo "Vi aspettiamo a casa". Un avvocato, Guariente Guarienti, ha deciso di depositare una denuncia contro il presidente ucraino per "appropriazione indebita e ricettazione". Pur di rivedere in Veneto la "Madonna della quaglia", il "San Girolamo penitente", la "Sacra famiglia con una Santa" e la "Dama delle licnidi" e le altre opere d'arte trafugate.

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