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Usa, le imprese voltano le spalle a Trump e si schierano con Hillary Clinton

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Le lobby di Washington sostengono i democratici rompendo le loro tradizionali alleanze per timore del candidato dei repubblicani

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Le lobby di Washington sostengono i democratici rompendo le loro tradizionali alleanze per timore di Trump.
Due su tre delle lobby economico-finanziarie americane preferirebbero vedere Hillary Clinton alla Casa Bianca piuttosto che Donald Trump, a dimostrazione di quanto il candidato repubblicano stia mettendo a dura prova i rapporti tra il partito e la sua base tradizionale.

Secondo i risultati del più ampio sondaggio finora condotto sull’orientamento del mondo degli affari riguardo alle prossime elezioni presidienziali negli Stati Uniti, la metà degli esponenti dei gruppi di interesse interpellati dal Financial Times starebbe abbandonando il partito tradizionalmente schierato dalla loro parte a favore di Hillary Clinton, nonostante le forti riserve sul conto della sfidante di Donald Trump.

Solo un quarto degli intervistati ha dichiarato di sostenere il magnate, che ha condotto un’aspra campagna scandita da attacchi populistici contro i grandi gruppi economico-finanziari. Ma il sostegno a Hillary Clinton è stato spesso tiepido e indotto più dal timore per il probabile candidato repubblicano che non dall’entusiasmo per la sua antagonista democratica.

Bill Reinsch, presidente del National Foreign Trade Council che ha rappresentato colossi come Cisco Systems, General Electric e Procter & Gamble, ha detto che la signora Clinton sarebbe la persona più vicina agli interessi dell'associazione, anche se l’ha definita «la scelta del meno peggio». «Odio metterla in termini negativi, ma il fatto è che gli altri due candidati sono terribili» ha dichiarato, riferendosi a Trump e a Bernie Sanders, il socialista in gara per la nomination democratica. «Hillary Clinton è l'unica dei tre che comprende i problemi e saprà ascoltare al meglio. Una delle cose che stanno veramente a cuore alle imprese è essere in grado di comunicare con il presidente e non avere a che fare con una persona che ha già deciso tutto».

Il Financial Times ha interpellato 53 associazioni di categoria con sede a Washington, e ha ottenuto risposte da 16 di esse, che insieme esercitano pressioni a favore di circa 100.000 imprese con un fatturato complessivo annuo di oltre 3,5 trilioni di dollari. Un quarto degli intervistati ha spiegato di non essere ancora in grado di decidere quale candidato farebbe di più l'interesse delle imprese perché era troppo presto per giudicare i loro programmi politici, oppure ha risposto «nessuno di quelli indicati».

Molte associazioni di categoria sono preoccupate perché per la prima volta, a loro memoria, si sono trovate di fronte a una corsa per la Casa Bianca in cui nessun candidato ha una chiara posizione a favore delle imprese, cosa non incoraggiante dopo gli otto anni di presidenza di Barack Obama, spesso accusato di avere creato un contesto di eccessiva regolamentazione. «Un'altra cosa che le imprese vorrebbero è la prevedibilità delle decisioni politiche» ha detto Reinsch «e Trump è l'antitesi della prevedibilità, anzi è una persona che si vanta di essere imprevedibile».

Il mega-costruttore miliardario ha annientato i suoi rivali di partito mettendo in discussione l’alleanza fra i repubblicani e i gruppi industriali, tradizionalmente inclini a finanziare campagne elettorali a sostegno di candidati favorevoli al libero scambio, alla riduzione del deficit e a un ridimensionamento dell’intervento pubblico. Il magnate di Manhattan ha preso le distanze da queste posizioni sfruttando invece il malcontento economico degli elettori che si sono sentiti ingannati da chi aveva sempre sostenuto che quel che è meglio per le grandi imprese è meglio anche per le classi medie.

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Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Mario Baccianini)

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