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Inchieste
maggio, 2016

"Vi dirò tutto sui Panama Papers": per la prima volta parla la fonte dietro lo scandalo offshore

John Doe, l'anonimo che ha svelato al mondo l'archivio offshore dello studio Mossack Fonseca, scrive: «Sono pronto a collaborare con le autorità». E chiede un legge che tuteli i whistleblowers

«Migliaia di indagini potrebbero partire dai Panama Papers, se soltanto le autorità potessero avere accesso a questi documenti e valutarli. I giornali partner del consorzio Icij hanno giustamente dichiarato che non li daranno agli investigatori o alle forze di polizia. Io, tuttavia, vorrei collaborare, nella misura in cui mi sarà possibile».

Per la prima volta parla la fonte anonima che ha fornito al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung gli oltre 11 milioni di file dei Panama Papers. L'informatore che ha dato origine alla più grande fuga di notizie della storia della finanza si nasconde dietro un nome di fantasia, John Doe. Lo stesso con cui ai primi del 2015 si era presentato a due reporter del giornale di Monaco, Bastian Obermayer e Frederik Obermaier, dichiarandosi pronto a regalare i documenti segreti dello studio legale panamense Mossack Fonseca, in seguito condivisi con l’International Consortium of Investigative Journalists” (ICIJ) di Washington. 

Oggi l'uomo dei Panama Papers torna a farsi vivo lanciando una sorta di manifesto. E anche questa volta John Doe si è messo in contatto con  i cronisti della Suddeutsche Zeitung che ha poi condiviso il testo con i giornali che fanno parte dell'Icij, tra cui l'Espresso.

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Per cominciare si presenta: «Non lavoro per nessuna agenzia governativa o di intelligence, direttamente o come ‘contractor’, né ora nè mai». Se ha scelto di uscire allo scoperto, l’ha fatto per una semplice ragione: «Mi sono reso conto a sufficienza di quel che c’era dentro i documenti, per comprendere quanto fosse elevato il livello delle ingiustizie ivi descritte». E ritorna sulle responsabilità di tutti quelli che ruotano intorno allo studio legale di Panama che «hanno violato consapevolmente miriadi di leggi di tutto il mondo. Pubblicamente sostengono di non sapere nulla, ma i file sono lì a testimoniare che erano conoscenza di tutto, perfino di aver eseguito atti illeciti».

Dopo questa lunga premessa l’anonimo espone la sua richiesta. Una richiesta che suona come uno slogan:  «Whistleblowers di tutto il mondo unitevi!». Il whistleblower è per definizione chi dall'interno di un'organizzazione o un'azienda, pubblica o privata, denuncia le malefatte di cui è venuto a conoscenza per via della propria posizione.

John Doe, fiero di essere un whistleblower, commenta con amare parole quello che sta succedendo ad altri come lui, che «dopo aver messo a nudo tante sconcezze, hanno avuto le loro vite distrutte, negli Stati Uniti e in Europa. Edward Snowden vive in stato di abbandono a Mosca, in esilio, a causa dei provvedimenti presi dall’amministrazione Obama, che procede contro di lui accusandolo di violazione dell’Espionage Act. Per via di ciò che ha svelato sulla National Security Agency (la famosa NSA, che sovrintende alla sicurezza interna negli Stati Uniti, ndr). Patrick Birkenfeld ha ricevuto dal governo Usa milioni di dollari per le sue informazioni sulla banca svizzera UBS, ma prima è stato in carcere. Antoine Deltour, la fonte dei cosiddetti Luxleaks,  è attualmente sotto processo per aver dato ai giornalisti notizie sugli sfacciati accordi fiscali che il Lussemburgo ha concesso alle grandi multinazionali, sottraendo di fatto miliardi in entrate fiscali ai paesi vicini».

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John Doe sostiene che «i whistleblowers legittimi, quelli che smascherano delitti incontestabili, devono godere dell’immunità, non essere puniti dagli Stati. Punto. Fino a quando i governi non avranno promosso leggi per la protezione dei whistleblowers, magistrati e investigatori dovranno semplicemente contare sulle proprie risorse oppure sui media che pubblichino i documenti dandone una diffusione globale».

Ma l’istanza dell’anonimo va oltre: «Faccio appello alla Commissione europea, al Parlamento britannico, al Congresso degli Stati Uniti, e a tutte le nazioni perché operino con grande celerità non solo per proteggere i whistleblowers, ma anche perché pongano fine agli abusi nascosti nei registri delle società. Nell’Unione Europea infatti i registri di ogni Stato membro dovrebbero essere accessibili gratuitamente e contenere dettagli,  disponibili a tutti, sui nomi dei beneficiari finali delle società stesse».

«Anche la stampa ha fallito», attacca la fonte dei Papers, «Molti giornali hanno avuto la possibilità di esaminare i documenti di Panama Papers. Senza poi fare nulla». E non solo i giornali: la stessa Wikileaks, che in passato aveva diffuso documenti segreti di grande importanza, non ha voluto prendere in considerazione l'archivio di Mossack Fonseca.

Ma i giornalisti della Suddeutsche Zeitung sono proprio sicuri che l’attuale John Doe sia lo stesso di un anno fa? Bastian Obermayer dice a l’Espresso: «Ne sono certo. Abbiamo alcuni meccanismi che ci consentono di verificare chi c’è dall’altra parte della chat. Questa è la persona che si è messa in contatto con me come John Doe».

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