Approvato lo slittamento dell'età pensionabile dei più potenti giudici. Per il terzo anno aggirata la riforma del governo che aveva fissato il limite a 70 anni. Il premier cede così alle pressioni e alle falle della sua riforma. Contraria l’Anm

Il decreto era lì, pronto, posato sopra il fascicolo con l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, convocato per la mattina dopo. La riunione di preconsiglio, lunedì sera, l’aveva lasciato da parte, ma fuori dalle cartelline, e fino all’ultimo non si è capito se fosse per portarlo tra le varie ed eventuali, come ultimo punto della riunione, nel tentativo di evitare un giorno di polemiche, o se le pressioni - su tutte quelle del Primo presidente di Cassazione Giovanni Canzio - davvero non avessero alla fine convinto il presidente del Consiglio, che avrebbe voluto restare fermo sulla sua storica posizione, su una certa antipatia per le lunghe carriere dei magistrati. E invece niente, dal consiglio dei ministri è arrivata un’altra proroga, la terza, sull’età pensionabile dei giudici, negando così una delle prime riforme dell’era Renzi.

Perché Matteo Renzi è quello che nel 2014 ha portato a 70 anni l’età della pensione dei magistrati, sì, tra i molti malumori della categoria, che sperava almeno nei 72 anni, dai 75 prima accordati da Berlusconi. Ma due proroghe hanno già spostato l’asticella. La seconda e ultima proroga, però, sarebbe scaduta a dicembre 2016, e così per tutto agosto - per la terza estate consecutiva - sono state forti le pressioni per un ulteriore anno in più. L’argomento a favore è la difficoltà di coprire gli incarichi che resterebbero scoperti, perché in ballo non c’è solo l’ufficio occupato da Canzio, ma altri 180 ruoli - ha stimato palazzo Chigi. L’argomento però, vero per i due anni precedenti, questa volta non ha convinto neanche la stessa Associazione nazionale dei magistrati che negli ultimi giorni ha preso le distanze dal lavorio di Canzio e di alcuni altri colleghi. L’Anm lo ha fatto anche per indicare come la colpa di questo tira e molla, che certo non fa bene alla nomea dei magistrati, né alla loro immagine di indipendenza, sia del governo, che nel 2014 non ha voluto aprire al suggerimento di una diminuzione scaglionata dell’età pensionabile: Renzi tirò dritto, anche contro il parere del ministro della Giustizia Andrea Orlando, secondo cui stabilire già all’epoca 72 anni, come limite, sarebbe stata una soluzione, graduale, più corretta.

E così, oggi, l’ultima nota dei magistrati, alla vigilia del consiglio dei ministri, è durissima e parla di un «provvedimento che, lungi dal migliorare le cose, in quanto frutto di improvvisazione, non favorisce il servizio giustizia ed anzi, oltre a prospettare possibili situazioni di disparità di trattamento, creerà disservizi anche allo stesso Csm il quale ha già pubblicato i bandi per il conferimento di numerosi incarichi direttivi e semidirettivi che, in tal modo, subirà un significativo slittamento». Parlano di disparità di trattamento, dall’Anm, perché la proroga, in effetti, varrà solo per chi ha incarichi direttivi e apicali della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato della Corte dei Conti e dell'avvocatura dello Stato. È proprio questa nota ad aver suggerito al governo un basso profilo, lasciando il decreto - già rinviato una volta, per il terremoto - fuori dall’ordine del giorno. Poi però il sì è arrivato.

La proroga c’è, dunque, ma i magistrati non sono contenti. Perché «l'Associazione nazionale magistrati», continua la nota, sostiene che il decreto altro non è che una conferma del fatto che «la decisione del Governo di abbassare, nel 2014, l'età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni in maniera brusca e senza prevedere periodi transitori, sia stata errata». Il governo Renzi, insomma, «non ha fatto altro che peggiorare il progressivo vuoto di organico che oggi ha superato le mille unità»: 400 causate nel 2014 dal taglio dell’età pensionabile, e solo parzialmente recuperate, e le altre frutto di una cronica carenza dell’organico. E ora, dicono i magistrati, con l’ennesima proroga il governo si rifiuta di riconoscere l’errore e evita, con una toppa, di correggerlo definitivamente. Per i magistrati, quello che servirebbe è «la velocizzazione dei tempi di reclutamento dei nuovi magistrati, l'adozione di misure finalizzate ad affrontare le difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari di merito e di legittimità e la reintroduzione dell'età pensionabile a 72 anni per tutti».

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