Pubblicità
Cultura
novembre, 2017

Maestria alla Branciaroli, lezione d'attore per spettatori giovani e antichi

In “Medea” di Daniele Salvo spicca su tutto l’interpretazione del protagonista

Rimuovere dal passato e far rivivere certi spettacoli storici delle nostre scene è insieme doveroso e pericoloso. Il senso del dovere è nei confronti di nuove generazioni di spettatori ignari, sempre meglio coinvolgerli dal vivo che depositarli davanti a registrazioni di servizio e inerti, in grado al massimo di informarli di quante scopiazzature siano sgorgate da quelle idee primigenie.

La “Medea” di Euripide messa in scena da Luca Ronconi nel I997 con Franco Branciaroli nel ruolo del titolo viene ripresa da Daniele Salvo, per conto suo ottimo regista formatosi alla scuola del Maestro. Forse ricordo male, ma non mi pare proprio che come prologo ci fosse allora quella bella ma inutile cantata con una Medea femmina in abiti pasoliniano-callasiani molto etnici. Serve solo a sminuire l’arrivo e l’impatto della vera Medea ronconiana, quella di Branciaroli in maglietta bianca e neorealistica sottoveste nera, che vediamo poi alloggiata - come allora - nel retro di un vecchio cinema con scala di servizio, scomodi sedili di legno abbandonati, angoli cottura ed elettrodomestici da archeologia industriale.

Intorno, un parterre di colf, magnifico coro di grigio ciabattone e un Giasone in canotta neorealista genere Vallone-Girotti e pure perbenista, dunque meritevole del peggio. Non c’era davvero bisogno della giustificazione etnico culturale per dirci che Euripide nel 431 a.C. aveva già raccontato tutto, la paura del diverso - com’è Medea, da un contesto magico in conflitto con il mondo dell’ordine e della legge - fino alle madri assassine rinchiuse a Castiglione delle Stiviere.

Ho mal sopportato come pleonastici, allora e oggi, quei paesaggi esotici filmati accanto all’operazione a cuore aperto e pulsante. Quello che pulsa è, invece, la bravura di Branciaroli arricchita negli anni di gutturalità astute e viperine da Chetta dei Legnanesi e di cavernosità complesse davvero di un altro mondo. Lezione attoriale per spettatori giovani e antichi.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità