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Cultura
maggio, 2018

E le scuse di Zuckerberg diventarono una comica

Il video del creatore di Facebook dopo il pasticciaccio di Cambridge Analytica è diventato un cult. Su cui riderci un po'

Sul pasticciaccio brutto di Cambridge Analytica è stata scritta qualunque cosa. Qualunque cosa e, ovviamente, il suo contrario. A discutere di privacy digitale, cioè del modo sbarazzino con cui Facebook amministra i dati personali degli utenti, sono scesi in campo espertoni e cialtroni, gente che ha le competenze per parlare e gente che ha le competenze per tacere (ma non le sfrutta). Caos allo stato puro, insomma, tra detonazioni giornalistiche, strumentalizzazioni politiche, allarmismo e folklore. Quant’è cattivo il signor Zuckerberg? Quant’è cattiva la gang di Facebook? Quanto possono influenzarci, a livello commerciale ma anche elettorale (ideologico), le profilazioni e gli algoritmi?
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L’aspetto più divertente dell’intera faccenda, perché gli psicodrammi un aspetto divertente ce l’hanno quasi sempre, è stata la reazione della community. Sì, certo, al netto degli isterici, degli odiatori e dei complottisti full time, però gli inquilini di Facebook, la “parte lesa”, hanno trasformato lo psicodramma in farsa! Il video della Santa Inquisizione (i senatori americani, più tecnolesi di un gibbone, che strigliano il povero Zuck, più pallido di Nosferatu) è già un cult e l’onda comica del web ha già sommerso tutto: Cambridge Analytica, profilazioni, algoritmi.

Se proprio dobbiamo morire saccheggiati, tanto vale che moriamo ridendo.

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