Una delle rime più oneste della canzone italiana, eternamente governata dai gemelli siamesi “cuore” e “amore”, porta la firma degli Elii (Elio e le Storie Tese, per l’anagrafe): «Son tante le cose segrete dal nostro organismo secrete». Un verso poeticamente discutibile, forse, ma ineccepibile sotto il profilo metrico. E anche sotto il profilo scientifico. Del resto, cosa può normalizzare un argomento repulsivo meglio della scienza? Cosa può neutralizzare ?il nostro fastidio con altrettanto (soave) distacco? Gli scienziati spiegano, i pubblicitari ?ascoltano. Imparano l’arte ?della normalizzazione, della neutralizzazione, e poi cercano ?di tradurre quel (soave) distacco in spot.
No, non esiste sporco impossibile, e non esistono temi repulsivi: lo dice la scienza, ?lo ripete la pubblicità.
Lo ripete ogni santo giorno, tempestandoci allegramente di odori, umori, catastrofi veneree e sciagure intestinali mentre facciamo colazione, mentre pranziamo e mentre ceniamo! Niente di nuovo, certo, però i filtri narrativi ?del passato, una tivù dove gli ippopotami “parlavano” di pannolini e il paracadutismo “parlava” di assorbenti, sono diventati pura informazione. Diretta. Dettagliata. Le perdite urinarie si chiamano “perdite urinarie”: punto. È la scienza, bellezza. E tanti cari saluti alla nostra colazione, al nostro pranzo, alla nostra cena.