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Attualità
luglio, 2018

Iran: dove scontare la pena non basta, bisogna chiedere scusa in televisione

Condannata al carcere per aver ballato senza il velo, la giovane Shaparak ha dovuto pentirsi pubblicamente

Il programma si chiama “Devious” e viene trasmesso dal canale televisivo della Repubblica islamica dell’Iran (IRIB). Uomini e donne vengono ripresi mentre dicono di essersi pentiti di aver postato i loro contenuti online e aver violato le leggi morali iraniane. Dagli studi, agenti di polizia ed “esperti” discutono di come la piattaforma dei social media consenta determinati abusi e crimini. Elnaz Ghasemi e Maedeh Hojabri, due dei “pentiti” avrebbero rilasciato le loro dichiarazioni prima di essere liberati.

Lo stesso giorno, dal suo profilo Instagram, Shaparak Shajarizadeh informava di essere stata condannata a 20 anni (di cui due da scontare in galera) di detenzione per un video che la ritraeva senza capo coperto mentre ballava: segno di protesta verso l'obbligo per le donne iraniane di indossare l'hijab.
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Nel 1926 con Shah Reza Pahlavi in Iran venne bandito l’uso del velo reintrodotto nel 1979 con il rovesciamento dello shah e la presa del potere da parte dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini. Nonostante oggi il paese sia governato dal presidente moderato Hassan Rouhani, l’uguaglianza dei diritti è negata quando si parla di matrimonio, divorzio, affidamento e custodia dei figli, cariche pubbliche e scelta dell’abbigliamento. Secondo l’articolo 63 del codice penale, infatti, devono essere punite con la multa o con il carcere tutte le donne, comprese le bambine dai nove anni in su, che non si coprono con il velo nelle strade e nel luogo pubblico.

Nonostante le forti limitazioni la rete resta uno strumento di denuncia per molti iraniani.

My stealthy freedom è un movimento online nato nel 2014 da Masilah Alinejad in sostegno delle donne obbligate ad indossare il velo e contrario al codice di abbigliamento. Dalla sua nascita ha ricevuto più di 3.000 foto e video che mostrano le donne senza la testa coperta.
Nel 2017 ha lanciato la campagna “White Wednesday”: indossare abiti bianchi nel giorno di mercoledì.

L’imposizione di un codice di abbigliamento obbligatorio per le donne in Iran, secondo Human Rights Watch, viola i loro diritti alla vita privata, all’autonomia personale e alla libertà di espressione, così come alla libertà di religione, pensiero e coscienza. Il diritto internazionale definisce il diritto alla libertà come la possibilità di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo.

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