Tanti auguri, cara Franca, e grazie per la tua cattiveria. Dopo anni di eufemismi, buonismi, politicamente corretto, tu ci mostri ancora, sanamente, come siamo davvero, uomini e donne, stupidi, cinici, egoisti, possessivi, vanesi, accidiosi - come la Cecioni - e però teneri, indifesi, vulnerabili, profondamente infelici anche quando non lo sappiamo - come la Signorina Snob.
Si viene da te come ?a un concerto speciale, di una cantante di cui il pubblico conosce a memoria il repertorio, felice di sentire e risentire quelle parole ?e quelle note e magari canta insieme i refrain. Come tutti i grandi umoristi, fai vedere la realtà senza maquillage, senza lifting, così com’è, impietosa, come certe belle donne che se le sorprendi ?al mattino prima del caffè e del trucco sono un disastro.
E la tua Cesira, la manicure, non è single, ma resta brutalmente zitella, ?i figli delle tue mamme possessive non sono gay, ma comunque preferiscono i militari e l’uncinetto, le figlie sono inesorabilmente racchie e non dei “tipi”, le ricche restano delle sciagurate arroganti che devono andare in India per provare il brivido del senso di colpa quando mangiano caviale. Il tuo sguardo attraversa le creature che hai inventato - ma anche quelle vere che guardano dalla platea ridendone - con la lucidità implacabile di una ecografia, a volte persino di una biopsia che attraversa i tessuti.
E grazie per la tenerezza. In epoca di volgarità e di trucida comicità televisiva tu sai provare e ci fai provare ancora un sentimento antico, di pietà laica, per il cinismo, l’egoismo, la stupidità e però anche, e soprattutto, per l’infelicità. Oddio, sarà mica la vecchia catarsi? Una di quelle parole che la tua Dama Benefica magari ha tanto cercato per le sue parole crociate e ora eccola qua, l’ha trovata. Grazie Franca.