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Attualità
luglio, 2018

L'ecomafia in Italia vale 14 miliardi di euro

Cresce il numero di inchieste e arresti per i reati ambientali: nel solo 2018 sono stati sedici i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Tutti i dati del nuovo studio di Legambiente

Mai come in questo 2017 sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente: è questo il dato più significativo che emerge dal report annuale di Legambiente sulle ecomafia. Una realtà difficile da sradicare che vede nel settore dello smaltimento dei rifiuti la percentuale più alta di illeciti ma che tocca anche gli shopper fuori legge ei furti di arte, mentre l’abusivismo edilizio registra una leggera flessione.

L’applicazione della legge 68, che tre anni fa ha inserito nel codice penale i delitti contro l’ambiente, ha permesso 158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno passato. Un balzo in avanti significativo si registra anche nell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

Sono state sequestrate 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti (dal 1 gennaio 2017 al 31 maggio 2018), “pari a una fila ininterrotta di 181.287 Tir per 2.500 chilometri”. Un ulteriore campanello di allarme sono gli incendi divampati negli impianti di gestione e trattamento di tutta Italia, segno di come il settore dei rifiuti resti il fulcro delle pratiche ecocriminali.

Come si apprende dal report, la natura profonda del crimine ambientale è economica con le mafie che continuano a svolgere un ruolo cruciale insieme a imprese e faccendieri. I clan censiti da Legambiente finora e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sono 331. I metodi di dissuasione utilizzati dai boss sono spesso le minacce verso gli amministratori pubblici che difendono lo stato di diritto e la salvaguardia dell’ambiente.

Un dato in leggera flessione rispetto lo scorso anno è quello dell’abusivismo edilizio, ma che testimonia – dopo anni di recessione significativa- una ripresa dei lavori. Il 46,2 per cento dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Molto da fare ancora sul fronte delle demolizioni, le poche realizzate sono da attribuire al lavoro delle procure e restano pochi i sindaci disposti a rischiare in prima persona. Tra le proposte di Legambiente spunta, a tal proposito, quella per la semplificazione dell’iter di abbattimento delle costruzioni abusive demandando le responsabilità dai sindaci ai prefetti.

Il comparto delle shopper illegali sembra essere diventato molto attraente per le ecomafie. Un business milionario come le sanzioni comminate nel 2017 da Guardia di finanza e Carabinieri. I furti di opere d’arte crescono del 26% rispetto al 2016, sono state 719. Lazio e Toscana seguono la Campania in questa triste classifica che produce un fatturato di 336 milioni di euro.

Commentando i numeri di questa nuova edizione il presidente di Legambiente Stefano Ciafani ha sottolineato le cose fatte e quelle ancora da fare: «La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del Parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente. Contiamo sul contributo del ministro dell’ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura».

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