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Politica
agosto, 2019

Invece di rimandare il voto, diciamo cosa vuole la sinistra

Prolungare questa legislatura sarebbe pura tattica (e un errore mortale). Non dobbiamo avere paura del voto, ma arrivarci con idee chiare e proposte forti su lavoro, disuguaglianze, sviluppo. E non è detto che vinca Salvini

Nell’ultima settimana molti osservatori (fra cui anche voci disinteressate come quella di Alessandro Gilioli) hanno sostenuto la necessità di impedire - a qualunque costo - il ricorso alle urne: anche costruendo parlamentarmente maggioranze improbabili tese formalmente, alla salvaguardia dei conti pubblici, sostanzialmente a far decantare la bolla del consenso leghista.

E in questo senso per quanto la soluzione tattica prospettata, e da tanti legittimamente condivisa, possa apparire come una rapida scappatoia per impedire lo sfascio dei conti, l’aumento Iva e una pericoloso rafforzamento dell’internazionale populista, da un punto di vista strettamente politico sarebbe – io credo - un errore mortale.

Soprassedendo sull’imbarazzante teatrino di quanti oggi aprono ad un governo coi 5 stelle (dopo avere congelato per interesse personale un partito e un intera opposizione dopo la più grave sconfitta nella storia della sinistra italiana) è impossibile non osservare come il Paese abbia bisogno di molte cose tranne che di soluzioni pasticciate deboli, come le ha correttamente definite Zingaretti.

Meno che mai possiamo ritenere politicamente ragionevole far di tutto per impedire il voto nel nome della democrazia.

Così come non è accettabile che prima ancora di iniziare la battaglia si moltiplichino gli appelli al voto utile.

Io stesso - che pure del Pd sono stato modesto dirigente nazionale - non voterò questo partito se la qualità della classe dirigente che dovesse portare nelle istituzioni sarà della stessa schiatta di quella attuale.

Non voterò chiunque pur di non far vincere Salvini e (mi fa orrore oltre che) trovo politicamente raccapricciante pensare ad un governicchio di tutti per paura della democrazia.

In una repubblica parlamentare - quale ancora fortunatamente noi siamo - funziona così: se c’è una crisi di governo si pone una votazione di fiducia, poi si constata la possibilità di nuove maggioranze di governo, in assenza delle quali si vota. Ad oggi non mi paia esistano nuove possibili alleanze visto che il principale partito di opposizione si è legittimamente detto contrario a papocchi.

È una tragedia? No.

Sicuramente la situazione del Paese è molto complessa visto anche i nostri conti pubblici alimentati da almeno 3 anni di politiche economiche di corto o cortissimo respiro.

Perché, va detto per onestà, lo stesso Renzi che oggi parla di governo No-Tax quando governava non ci ha minimamente pensato a disinnescare le sue di clausole di salvaguardia lasciandole sul groppone degli italiani. E ora vuole disinnescare quelle grillo-leghiste? Come, di grazia, non è dato saperlo.

Vincerà dunque Salvini?

È possibile; come anche è possibile che gli italiani di fronte ad una alternativa credibile, che ancora non c’è e che quindi è invisibile ai sondaggi su cui punta tutto Salvini, gli giochino qualche scherzo.

È accaduto di recente e potrebbe accadere di nuovo se si costruiranno le condizioni giuste.

La bolla sovranista fino adesso guidata con buon fiuto da Salvini - pur nella sua indiscutibile forza relativa - inizia a mostrare qualche crepa.

Se da un lato infatti non va sottovalutata la forza oggettiva del leader milanese, da un altro lato non si può dimenticare come negli ultimi 5 anni abbiamo assistito alla rapida combustione di almeno altri due leader che sembravano avviati verso un decennio politico.

Gli italiani si sa, sono politicamente disinibiti, e come dimostra il gradimento del grigissimo premier Conte rammentano bene quell’adagio secondo cui il troppo, stroppia.

E in questo senso la sovraesposizione salviniana, le pesanti indagini che hanno coinvolto gli uomini a lui più vicini, e l’uso evidentemente spregiudicato del suo ruolo istituzionale hanno iniziato un lento lavoro di logoramento sotterraneo.

Lo si è visto a Soverato da ultimo ma sono mesi che in tutta Italia ragazze e ragazzi lo sfidano platealmente, sfruttando la vanità selfistica del capitano e evidenziando l’antistoricità delle sue idee politiche.

Una sfida nella quale questi italiani non hanno visto al loro fianco l’opposizione e il suo principale partito.

Un gigantesco problema è infatti che ancora oggi, dopo più di un anno e mezzo dalla Caporetto renziana, il “campo largo” del Pd non ha sfornato idee, soluzioni o speranze che riescano a mobilitare il Paese.

Anche per questo quello che non possiamo fare è andare a votare solo chiamando a raccolta contro Salvini.

Salvini deve il suo successo all’evocazione di paure vere, materializzandole in immagini false: l'insicurezza sociale dopo la più lunga crisi economica di questo paese è terribilmente vera (e il Pd l’ha a lungo sottovalutata se non derisa) quello che è fake è l’immagine in cui la destra le che trasfigura ossia in un rischio immigrazione e in una inesistente emergenza sicurezza.

La sua è una campagna che promette tutto (più lavoro, meno tasse, più sicurezza e meno migranti, più cemento e meno beni pubblici) e il suo contrario (pensioni anticipate assistenza pubblica) assicurando cose non realistiche e rassicurando chi vuole sognare senza impegno.

E invece non è chiaro cosa vogliamo noi e come fare per rimetterci in sintonia con l’elettorato, cominciando da quello che storicamente guardava al riformismo e alla sinistra. Per ora sembriamo il partito della tenuta dei conti o della salvaguardia rapporto con l’Europa.

Ma con queste parola d’ordine forniamo la benzina di cui si serve il sovranismo più becero. Il realismo è una cosa seria ma non serve a rispondere alle domande dell’oggi, che sono domande sulla politica del centrosinsra e del Pd ma anche domande sul futuro del Paese.Come facciamo ad uscire dalla comfort zone dei centri cittadini? Ora che abbiamo scoperto le diseguaglianze che crescono che risposta diamo? Come facciamo a parlare al popolo del reddito di cittadinanza per cercare di farlo diventare il popolo di chi cerca un lavoro o si impegna nella formazione continua? Che lavori abbiamo in testa e che tipo di sviluppo per il futuro del Paese?

È vero che è complicato andare al voto il 13 ottobre se di queste cose l’opposizione non ha mai colpevolmente parlato mentre Salvini delle sue sta parlando da due anni facendole crescere.

Ma forse proprio per questo abbiamo bisogno di affidarci a chi questo lavoro lo sta facendo da tempo nella società, chi ha raccolto molte di quelle che il Pd di governo ha considerato come cause perse.

Penso al lavoro dei tanti animatori di “Grande come una città” o del “Forum Diseguaglianze e diversità” o ancora al meraviglioso lavoro di associazioni come “Ogni Volta”.

Perché se da un lato fare i papocchi per non votare sarebbe carburante per la campagna elettorale leghista dall'altra è necessario essere pronti mobilitando forze credibili e collegate alla quotidiana complessità di milioni di italiani.

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