La House of Commons britannica è la madre di tutti i Parlamenti. Eppure oggi sta combattendo disperatamente per non diventare irrilevante. Il paradosso sta nel fatto che la Brexit doveva restituire potere da Bruxelles a Westminster e rendere gloria ai Comuni. E invece la saga della Brexit è andata nella direzione opposta.
L’esecutivo ha negoziato l’uscita dalla Unione Europea con uno stile volitivo, se non dittatoriale. Il fatto ha indispettito i membri del Parlamento che hanno ripetutamente votato contro l’accordo cucinato da Theresa May con la Ue. Quindi è arrivato il nuovo Primo ministro che ha giurato di lasciare la Ue il 31 ottobre, non importa a quali condizioni. Per essere sicuro che la Camera dei Comuni non avrebbe vanificato il suo sforzo, Boris Johnson ha deciso di sospendere il Parlamento. Anche per i suoi compagni di partito, questo era troppo. Il Parlamento ha preso la questione nelle proprie mani e ha votato contro il Primo ministro.
Ma la battaglia non è ancora finita. Il Primo ministro convocherà nuove elezioni, nella speranza che la rabbia degli elettori pro-Brexit elegga più parlamentari amici di Boris. Anche se il disegno fallisse, la nuova Camera dei Comuni potrebbe ancora essere divisa senza speranza.
Ma la Camera dei Comuni deve anche rispondere a una domanda fondamentale di più lungo termine. Il sistema Westminster di democrazia parlamentare è adatto al mondo della confusione ideologica, del caos comunicativo, delle tensioni identitarie? Oggi poche persone si sentono rappresentate dai loro parlamentari e non sopportano i partiti che li selezionano. Internet accresce il desiderio della gente per la partecipazione diretta al processo decisionale.
I cittadini possono inoltre esprimere i loro giudizi sui politici attraverso sondaggi quotidiani e non solo in occasione delle elezioni parlamentari. E, ancora, non è chiaro se un parlamento nazionale sia ancora sovrano quando decisioni cruciali sono imposte da mercati non eletti e senza limiti.
Certo, distruggere la democrazia parlamentare è più facile che instaurare un nuovo sistema di deliberazione, partecipazione e contestazione. Senza parlamenti possiamo trovarci in balia dei colossi delle pubbliche relazioni. In sostanza, possiamo perdere il nostro voto senza guadagnare in cambio alcuna voce.
Ecco perché la battaglia di Westminster è tanto importante. Il sistema parlamentare può e deve essere riformato. Ma non c’è alcuna necessità di farlo saltare in aria, soprattutto se non abbiamo alcuna alternativa sensata a portata di mano. Abbiamo davvero bisogno di un’istituzione in grado di articolare e imporre la volontà dei “commons”: le persone comuni.