TAR
REFUSO ACCATTIVANTE
Il Tar del Lazio, istituzione serissima, viene purtroppo spesso utilizzata da alcuni legulei come una sorta di cassazione, un’extrema ratio, uno stellone sdrucito, una barzelletta venuta male: ci sono un inglese, un francese e il Tar del Lazio… Non fa eccezione la richiesta leghista di accedere ai documenti, quindi alle fonti, delle inchieste di Report che la riguardano. Un modo per ribadire una concezione proprietaria della Rai – siete impiegati, fate quel che diciamo noi – e per violentare la corretta dinamica tra stampa e politica, ma anche coi comuni cittadini, che norma errori e azioni dolose dei cronisti nell’ambito dei tribunali civili e penali. Non stupisce che anche l’altro Matteo (meglio, il suo fan club) abbiano subito espresso solidarietà al gorgoglio giudiziario del fu Carroccio: anche a loro, come a Salvini, piacciono solo i giornalisti che non fanno domande: #bastaunsì.
Giudizio: Tar Condicio
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UEFA
GENTE CHE HA FIFA
Lo stadio di Monaco è colorabile alla bisogna. Bianco se gioca la Nazionale, blu quando in campo c’è il Monaco 1870, rosso col Bayern… L’Ungheria di Orban, quella che sembra sempre sul punto di invadere sé stessa, i cui giocatori festeggiano con una foia nazionalista che i telecronisti Rai e Sky festeggiano estasiati, e c’è da sperare che non sappiano, per quanto… l’Ungheria dei diritti civili negati, delle città gay free dove gli omosessuali vengono trattati come cani, la parodia di democrazia tenuta insieme, come ogni regime vero o wannabe, dall’individuazione di nemici sempre nuovi, avrebbe dovuto giocare in un impianto colorato di arcobaleno. Lo voleva il sindaco locale. Poi da Budapest è arrivato un bau, e il presidente Uefa Ceferin, quello che scrive “rispetto” sulle maniche dei calciatori, che gira e fa trasmettere spot per l’inclusione, ha fatto indietro tutta scolorando nel colore della sua figura: il marrone. Quello dell’ipocrisia, di gente che non sa essere coraggiosa nemmeno con le battaglie degli altri.
Giudizio: Autogol
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GINOCCHIO
ARTICOLAZIONE DUTTILE
Nel conformismo dell’anticonformismo che ammorba il dibattito pubblico del Paese, si allarga a ogni ora la pletora di commentatori infastiditi dai calciatori che si mettono in ginocchio per il Black Lives Matter. Tutti a spiegare che lo sport non è politica (ditelo a Tommie Smith e al suo guanto nero di Mexico ’68) e che i miliardari dello sport devono farsi i palloni loro e le tibie altrui, ché risultano poco credibili se difendono i diritti (ditelo a Magic Johnson, Michael Jordan, Kobe Bryant). E fin qui va bene: il coro che si lamenta con quelli fuori dal coro, dicendo di essere fuori dal coro, è tradizione. Ma il punto è un altro. L’attacco ad alzo zero contro gli azzurri che hanno sposato la causa è purtroppo arrivato anche a Matteo Salvini, che ne ha approfittato per un post in cui irride la protesta e fa gli auguri agli azzurri. Al momento in cui scrivo non so se il maleficio sia andato a segno. Ma Salvini, da quando tifò Germania agli Europei del 2006, è una sicurezza. Se i ragazzi di Mancini saranno più forti anche di lui, auspico monumento equestre di gruppo. Magari al posto del pingone di marmo con la scritta Mussolini che sta al Foro Italico.
Giudizio: occhio , malocchio, prezzemolo e finocchio