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Si posa, si balla e si sfila per la propria identità: ecco la “ballroom” italiana

Negli anni ’70 la comunità queer di New York inizia a incontrarsi in sale dove ci si sfida a colpi di travestimenti. Per sovvertire le categorie di genere. Una scena che s’è diffusa oltre i confini Usa. Grazie alla House of Ninja

Stivali di vernice bianca e una grande valigia blu seguono la fila che entra nel District 272. Nello storico locale milanese in via Padova, la gente è intenta a prepararsi per esprimere al meglio il tema che caratterizza la serata: c’è chi trasforma il proprio corpo in una tela pop art e chi dà vita ai famosi murales di Banksy per mostrare il lato più scandaloso e controverso del mondo dell’arte posando, sfilando o ballando. Le luci colorate illuminano la passerella quando i partecipanti la percorrono. «La categoria è…», la frase che ogni volta porta dentro un mondo nuovo, pieno di vita e libertà.

 

«Quando entri in una “ball” tutte le strutture su cui la nostra società si fonda si spaccano. Resta uno spazio sicuro in cui poter esprimere se stessi e accettarsi, anche quando il resto del mondo non riesce a farlo». Una sensazione che Barbara Pedrazzi, in arte La B. Fujiko, prova ogni volta che si esibisce e che l’ha spinta a portare in Italia la Ballroom scene, sottocultura nata a New York negli anni ’70.

All’epoca delle prime lotte e rivendicazioni dei diritti Lgbtq+, la comunità queer afroamericana e latinoamericana si incontrava in sale segrete. Spazi clandestini in cui persone emarginate per l’identità e l’orientamento sessuale, o la provenienza, si sfidavano in categorie che sovvertivano l’ideale di genere e classe sociale. Su queste passerelle ogni gesto, trucco o abito era parte di un complesso processo di identità e liberazione. «In quelle sale da ballo urlavano: “Io ci sono, esisto”», spiega La B. Fujiko, delineando una necessità ancora oggi sentita dalla comunità Lgbtq+ e non solo.

Incornicia il volto attraverso il movimento frenetico e angolare delle sue mani, mentre percorre la passerella. Intorno a lei, a seguire le sue mosse, gli applausi a tempo. Ci sono più di 700 persone, un numero che conferma come la “Scandalous Ball” organizzata dalla performer modenese sia ormai diventata l’evento più atteso e importante della scena Ballroom italiana. Dal pubblico si leva subito un coro: «Ninja!», scandiscono ogni lettera mentre seguono i passi della madre dell’iconica House of Ninja in Italia.

 

Agli inizi della scena Ballroom newyorchese una “madre” o un “padre” garantivano protezione, e spesso un tetto, a ragazzi rinnegati dalla propria famiglia e costretti a sopravvivere per strada prostituendosi o spacciando droga. «La House oggi è uno spazio di crescita in cui esprimersi e confrontarsi», spiega La B. circondata dai “kids” della sua casa, di cui è punto di riferimento dal 2012. Indossano i colori blu e verde, usati per rendere riconoscibili i membri di una casa in competizioni grandi come questa, e seguono, ballando o saltando, il pubblico che esulta per loro.

 

L’House of Ninja, fondata nel 1982 da Willi Ninja, è tra le più famose perché è stata la prima a portare la Ballroom scene all’estero in un periodo in cui elementi iniziavano a diffondersi oltre gli Stati Uniti. In Italia, per esempio, l’idea di ball è stata per anni legata soprattutto al voguing, uno stile di danza che imita i gesti angolari e fluidi delle modelle sulle riviste. È a New York, nel 2008, che La B. Fujiko comprende cosa c’è dietro a questa parola, grazie all’incontro con membri storici della House of Ninja come Archie Burnett, Benny e Javier Ninja.

 

All’inizio la scena italiana resta incastrata nel voguing e, di conseguenza, legata alle scuole di danza. Negli anni, però, la scena inizia a prendere forma integrando regole e valori della sottocultura. Nel 2014 La B. Fujiko e Dolores Ninja organizzano la prima vera ball italiana: “The Italian Spring Ball”, ispirata alla rinascita. «Nello stesso anno ho fondato BBallroom, organizzazione che si occupa di Ball in Italia e di eventi legati alla scena. All’inizio eravamo in pochi a partecipare». Alla “Scandalous” di quest’anno, invece, la gente fa a gara per cercare il posto migliore da cui vedere le facce dei giudici mentre esaminano la performance.

Negli ultimi due anni è aumentata molto la curiosità verso le ball in Italia, grazie anche all’influenza di serie tv come “Pose”. Quando è uscita su Netflix, nel 2019, la “Scandalous Ball” ha raggiunto numeri incredibili e La B. Fujiko Ninja è stata proclamata “pioneer” e “legend”: «Titoli che riconoscono il lavoro che ho fatto per la scena italiana e la responsabilità di portare avanti i valori da cui è nata».

La scena Ballroom in Italia è molto legata alla sua storia. «All’inizio abbiamo cercato informazioni, oggi stiamo cercando di capire chi siamo», spiega La B. D’altronde anche per Jack Mizrahi, icona della scena newyorchese, la ball è una celebrazione del cambiamento. «La scena italiana sta crescendo molto in espressione artistica e fiducia in sé stessa», commenta a fine serata. Il mondo, e le ball, sono in continua evoluzione e cercano spazi nuovi in cui tutti possano riconoscersi, come quello per Gender Non-Conforming da cui in molti partecipano alla “Scandalous” di quest’anno.

 

Da quando tra le categorie La B. Fujiko ha aggiunto “Runway with a twist”, Sofia Chellini non deve più scegliere chi essere. In uno smoking nero che ricorda la donna delle pulizie del murales “Spazzalo sotto il tappeto” di Banksy, tema della categoria, Nemesi Ninja sfila con la testa dritta in una camminata mascolina. Ma al twist del commentatore l’espressione del volto cambia e i movimenti si fanno più morbidi e femminili. «La scena Ballroom nasce per butch queen, uomini gay, e femme queen, transgender. Le donne all’inizio erano molto poche e le categorie pensate per loro rispecchiavano l’ideale di bellezza e femminilità imposto dalla società», racconta la 25enne toscana che per anni ha cercato di abbracciare questa idea.

Ma quando ha deciso di lanciarsi in categorie storicamente poco partecipate dalle donne ha iniziato a comprendere meglio sé stessa. «Le ball mi hanno aiutata a rompere la mia insicurezza», spiega Nemesi Ninja. Prima di far vedere cosa sai fare, devi avere qualcosa da dire e sapere chi sei, le ripeteva Benny Ninja agli inizi del suo percorso. Oggi basta incrociare il suo sguardo sulla passerella per capire che sa bene chi vuole essere e che non ha paura di raccontarlo.

 

Chellini, in quanto parte del direttivo di Arcigay Toscana, cerca di legare la scena Ballroom della sua regione all’attivismo Lgbtq+ per aiutare gli altri a sprigionare la propria luce. «Le ball possono aiutare le persone con disforia di genere a trovare punti di riferimento diversi in cui rispecchiarsi», racconta prima di tornare a fare il tifo per quelli che per lei sono amici, famiglia e compagni di squadra. Nemesi Ninja, da brava godmother della House, segue i passi di tutti i ninja sulla passerella.

«La prossima categoria è Vogue Fem», urla il commentatore. Danilo D’Arpino, o meglio Yunikon Ninja, cammina a tempo di musica con le gambe leggermente piegate e facendo movimenti vorticosi con le mani. Passi costruiti negli anni sul pavimento liscio della Galleria Umberto I di Napoli, che ogni fine settimana diventava il suo studio di danza.

«Nella mia città c’è un legame molto forte tra Ballroom scene e la strada», racconta il 23enne che viveva in un piccolo monolocale con sua madre quando ha incontrato il voguing attraverso i video di due coreografe giapponesi, Aya Sato e Bambi, e poi di Lasseindra Ninja, madre europea della House che porterà Danilo nella famiglia. «Sono un ragazzo intersessuale e ho avuto difficoltà a capire come funzionava il mio corpo, come approcciarlo a una sessualità prettamente binaria». Dall’energia che sprigiona sul palco è derivato il soprannome “dinamite”: piccolo, ma pronto a esplodere sulla passerella.

 

«Partecipare a una ball ti lascia addosso una sensazione di grandiosità, ma quando esci da qui la gente continua a insultarti e aggredirti. Questo dimostra come ci sia ancora tanto da fare in materia di diritti per la nostra comunità». Forse, secondo Yunikon Ninja, portar fuori l’essenza della ball potrebbe aiutare gli altri a far propri valori fondamentali per la nostra società. «Nelle ball c’è una libertà di espressione, accettazione e condivisione che fuori non c’è. E spero che i valori che condividiamo in questo spazio possano in futuro far parte della nostra quotidianità»: il messaggio di La B. Fujiko Ninja vale per tutti, perché ogni ball, attraverso la sua storia, si allarga fino a diventare uno spazio in cui celebrare la persona in qualunque suo aspetto e forma.

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