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Opinioni
ottobre, 2023

I conti pubblici italiani non si salvano senza la lotta all'evasione fiscale e l'aiuto dell'immigrazione

Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni

La crisi demografica porta a un costante aumento della spesa pensionistica. Per questo serve agire incentivando la migrazione regolare e reperendo risorse dalle tasche di chi non paga le tasse

La demografia, la spesa pubblica e le pensioni diventano un trittico di questioni micidiali per la tenuta del Paese, dato il livello dell’inflazione, l’aumento dei pensionati e il calo della popolazione per la riduzione delle nascite. Nel 2030, stante il trend attuale, in Italia la popolazione diminuirà di 1 milione di persone. Crescerà, invece, la spesa per le pensioni che arriverà a impegnare il 16% del Pil, per una cifra intorno ai 390 mld di euro.

 

Il calo demografico, unitamente alla fuoruscita dal lavoro dei pensionati, avrà conseguenze negative per il sistema economico e per il bilancio dello Stato. Diminuirà l’offerta di lavoro, sia per il settore pubblico che per quello privato e aumenterà l’età media degli occupati siano essi uomini o donne.

 

L’invecchiamento della popolazione, pur avendo lo stesso trend sul territorio nazionale, amplierà le differenze strutturali tra il Nord e il Meridione. Nel 2030, stando ai dati Istat, la popolazione residente nel Nord sarà il 27,4 % come nel 2022, nel Centro passerà dall’11,7 all’11,6, mentre nel Sud si attesterà al 19,1% contro l’attuale 19,9%. Con gli effetti di tale andamento preoccupano gli anni a venire. Di fronte a una previsione di tale natura, colpiscono le parole del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che più volte ha detto che con l’attuale tasso di natalità «il sistema pensionistico non regge». Un’affermazione che sottintende la crisi fiscale dello Stato.

 

Tale dichiarazione circoscrive le necessità del Paese ad un esercizio ragionieristico, svuota l’azione del governo di ogni visione strategica, diversamente da quanto affermato dalla Presidente Meloni in occasione del suo insediamento (ottobre 2022), quale critica di fondo a tuti i governi precedenti. Il calo della demografia non si risolve in breve tempo. Lo si può combattere, però, con l’utilizzo dell’immigrazione per l’inserimento degli immigrati regolari nel sistema produttivo e prendendo di petto le retribuzioni del lavoro. Per conseguire questi obiettivi occorre che la finanza pubblica torni ad essere strumento di governo dei fenomeni economici e che aumenti il gettito tributario.

 

Considerati i vincoli di bilancio indicati nella Nadef, senza ricorrere a una patrimoniale con tutti i problemi che comporterebbe, al governo non resta che una lotta di contrasto all’evasione fiscale per aumentare il gettito tributario. Altre vie non esistono in un Paese con un andamento economico riflessivo, dato il livello dell’indebitamento pubblico e la preoccupazione che il nostro debito ingenera nel mercato finanziario internazionale per gli alti tassi di interesse. Si tratterebbe, allora, di concentrare le maggiori entrate reperite attraverso la riduzione dell’evasione fiscale per il potenziamento della produttività del sistema, sfruttando le opportunità della transizione ecologica, al fine di rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale e di parificare le retribuzioni al costo della vita. Parimenti sarebbe necessario contrastare il calo demografico coniugando gli interventi sociali per la natalità, con l’immissione nel ciclo lavorativo di immigrati professionalmente preparati, organizzando flussi di ingresso regolari di forza lavoro giovane.
 

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