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Cultura
marzo, 2023

La nuova ondata di canzoni reazionarie e razziste tornata in cima alle classifiche negli Stati Uniti

Nelle classifiche Usa tira aria di ritorno al passato.Il nome più importante è quello di Morgan Wallen. Ma non è un caso isolato

Quando scava nei suoi bassifondi reazionari, l’America fa paura, perfino con un pugno di musiche. E fa paura perché abbiamo la pessima abitudine di copiare, imitare, parafrasare gli Stati Uniti anche quando produce fenomeni deteriori. Dopo valanghe di rap, di black dance, di reggaeton e kpop, stanno trionfando alcuni strani personaggi a dir poco singolari.

 

Per un momento è salita in cima alla classifica dei download di iTunes perfino una oscenità che circola anche sulle altre piattaforme col titolo di “Justice for all”, una versione dell’inno americano cantata da un gruppo di detenuti che stanno in prigione per i fatti del 6 gennaio 2021, mixata con la voce di Trump che recita le parole del giuramento di fedeltà alla bandiera americana. Fortunatamente il pezzo non sembra crescere ulteriormente, ma la paura che ai nostri politici possa venire in mente qualcosa di simile è tanta.

 

Altre cose invece prosperano e trionfano. Ben quattro posizioni tra le prime dieci della classifica di Billboard sono occupate dall’eroe del momento, un certo Morgan Wallen, e sono quattro pezzi tratti dal suo ultimo album “One thing at the time” che si apre con “Born with a beer in my hand”, nato con una birra in mano, un titolo che sembrerebbe quasi una gag, una parodia di quei beceri cultori del country sbertucciati dai Blues Brothers e invece è vero, reale, a suo modo serissimo. Wallen non è nuovo alle classifiche, era già un personaggio di un certo successo, a noi del tutto ignoto perché storicamente l’unico genere che la musica americana non è riuscita a esportare nel nostro Paese è la country music. Ma non si sa mai. I suoi pezzi sono ovunque, e potrebbe apparire perfino innocuo se non vantasse un curriculum di tutto rispetto: si è fatto arrestare per disturbo alla quiete pubblica, nel 2021 ha realizzato un video con insulti razzisti per cui è stato cacciato dalla sua casa discografica. Ne ha trovata subito un’altra, evidentemente in sintonia con le posizioni del cantante, che ovviamente si è fatto vedere in giro senza mascherina in periodi di chiusura Covid, con una certa sfacciata ostentazione, insomma un tipaccio poco raccomandabile. Ma non è l’unico, un forte vento di restaurazione si avverte in tutte le liste di consumo musicale. Nella top 100 di Billboard oltre a Wallen troviamo Bailey Zimmerman, Luke Combs, Stephen Sanchez, altrettanti eroi di una reazionaria restaurazione fatta di suoni consolatori, melassa emotiva e buoni sentimenti, segni di un contagio che speriamo non riesca ad attraversare l’Atlantico.

 

UP
Stilosissima, di giallo vestita, ironica, l’attrice e produttrice australiana Cate Blanchett danza in primo piano nel nuovo video degli Sparks, “The girl is crying in her latte”, uno di quei deliziosi filmati a camera fissa che non hanno bisogno di altro se non della bravura dei performer.

 

& DOWN
Va bene un pezzo per aggredire il suo fedifrago ex Gerard Piqué, gran trovata, divertente e dissacrante, ma non paga di averlo fatto a pezzi agli occhi del mondo Shakira si è ripetuta, ha continuato a massacrarlo con “Te quedo grande”, e a questo punto rischia di sembrare accanimento.

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