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Attualità
giugno, 2023

Rete Lenford: “Al Pride per riflettere sulla doppia detenzione delle persone transgender”

Gli istituti penitenziari sono organizzati assumendo l’eterosessualità come la norma. La testimonianza dell’avvocatura per i diritti della comunità arcobaleno

Come Rete Lenford abbiamo scelto di portare al Pride Milano una riflessione sulla detenzione delle persone Lgbt+. L’espressione del sé in relazione all’identità di genere costituisce il corredo essenziale dell’io, ma gli istituti penitenziari sono organizzati assumendo l’eterosessualità come la norma.

 

Le persone transgender non hanno accesso alle cure ormonali e vengono collocate in sezioni promiscue, in spazi che non rispettano la loro autodeterminazione, o insieme ai sex offender. La carcerazione in questi casi costituisce un’autentica doppia detenzione. All’interno degli istituti manca la libertà di esprimere il proprio orientamento sessuale, a meno che non si accetti di essere discriminati o molestati.

Qualora si scegliesse di esporsi, per protezione si verrebbe separati dal resto della popolazione carceraria senza accesso alle attività e all’inserimento lavorativo.Come in ogni aspetto della nostra società, le soggettività Lgbt+ e le donne sono le dimenticate tra le persone dimenticate. Nell’ambito di una minoranza dentro una minoranza, gli istituti di pena agiscono un’invisibilizzazione dei bisogni. Eppure, le persone queer, con la loro non conformità di genere e orientamento sessuale, esistono ed entrano in carcere.

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