Oggi gli addii si fanno così, senza strappi troppo bruschi e possibili crisi d’astinenza, vi dico addio, sì, ma vi do tutto il tempo per abituarvi, vi saluto ma con calma, ci metterò mille giorni, ovviamente “di me e di te”. È normale che anche l’addio alle scene, per uno come Claudio Baglioni, debba suonare come una canzone. Di addii ce ne sono stati tanti negli ultimi anni, tra i più celebrati ricordiamo quello dei Pooh, poi quello di Elton John che ha detto ciao ma annunciando un tour colossale, tre anni, più o meno la stessa tempistica di Baglioni. Gli artisti maturi questo problema prima o poi devono porselo, tutti tranne Bob Dylan e gli Stones che non danno segni di cedimento.
Tutto sommato il più drastico e rigoroso è stato Ivano Fossati, ha detto precocemente ciao nel 2011 e ciao è stato, un silenzio mantenuto a lungo, tranne poi tornare a fianco di Mina per un album coltivato per anni, ma chi si sente di rimproverarlo, come si fa dire di no alla signora Mina? Secondo la leggenda la stessa moglie di Fossati avrebbe minacciato di abbandonarlo nel caso avesse rifiutato di lavorare con Mina. Poi però, va detto, è tornato al suo rigoroso silenzio. Dunque si può cambiare idea, con dei distinguo.
Francesco Guccini aveva detto basta parecchi anni fa, e si era talmente attenuto a questa regola di ferro da girare in tour con un gruppo di amici musicisti, coi quali aveva condiviso tanti anni di militanza, che cantavano i suoi pezzi, e lui nella prima parte si limitava a conversare, con dei relatori che cambiavano di volta in volta. Poi il richiamo del disco è tornato implacabile, e negli ultimi due anni ha pubblicato ben due dischi, “Canzoni da intorto” e “Canzoni da osteria”, che però sono album di cover senza neanche un rigo inedito.
Eppure quello di Baglioni come addio suona diverso, sarà la tempistica, sarà il momento storico, eppure la sua decisione di abbandonare le scene ha qualcosa di malinconico e più definitivo, sembra che a dire addio non sia solo lui ma un’intera era della canzone italiana.