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Opinioni
ottobre, 2024

Il populismo giudiziario senza popolo

La parata di ministri a Palermo per Open Arms è l’ennesimo episodio di un conflitto tra poteri

Le politiche migratorie sono ritornate al centro della battaglia politica. Al punto da non poter neppure escludere in via di principio che la ripresa così massiccia di questo tema da parte della maggioranza serva alla premier come «arma di distrazione di massa» rispetto alla ristrettezza di risorse – a fronte dei consueti centomila appetiti – dell’odierna finanziaria.

Sui migranti la grancassa propagandistica delle destre populiste, come noto, “ci va a nozze”, innescando fra di esse una spirale competitiva. Matteo Salvini ha infatti deciso di dare fiato alle trombe e di rispolverare il tema in occasione dell’ultima udienza del processo Open Arms. Di qui, il sit-in della Lega davanti al tribunale di Palermo, fortissimamente voluto dal vicepremier affinché gli esponenti principali del suo partito testimoniassero la loro solidarietà rispetto alla «persecuzione giudiziaria» subita dal capo. Una protesta che si è risolta – e poi rapidamente sciolta… – in una delegazione di ministri e parlamentari con scarso seguito di folla.

Certo, la finalità di questa “Capitol Hill in sedicesimo” era eminentemente comunicativa, e serviva a lanciare il messaggio che il tema della «difesa dei confini» appartiene al «patriota» (in Italia ed Europa) Salvini assai più che a Giorgia Meloni – e, in secondo luogo, a mostrare plasticamente come tutto il gruppo dirigente leghista fosse coeso e stretto attorno al leader su questa issue (elettoralmente) decisiva.

La sostanziale assenza dell’«uomo della strada» ha, però, restituito la fotografia di quello che si potrebbe chiamare un populismo con pochissimo popolo. Naturalmente, si rivela legittimo per la politica esprimere pareri dissonanti da quelli della magistratura; e noi viviamo in un Paese che “vanta” una lunga tradizione al riguardo, quella della «guerra dei Trent’anni» fra i due mondi. Ma la critica è cosa ben diversa dall’opera di delegittimazione, e l’escalation dei toni salviniani nelle scorse giornate non fa presagire nulla di buono, palesando un comportamento irricevibile, visto che arriva da una carica pubblica dotata di una responsabilità così significativa.

Le parole sono importanti, e fanno la differenza; e l’impressione è che, accanto alle bordate provenienti da TeleMeloni, venga già scatenata contro i giudici una nuova “Bestia” leghista (il famigerato apparato propagandistico e di marketing politico online che, nel passato, si era reso protagonista della diffusione di fake news e della character assassination di vari avversari politici).

Nella manifestazione di piazza palermitana in opposizione a un procedimento giudiziario comparivano anche dei ministri. Ovvero figure del potere esecutivo che si sono così poste direttamente contro degli esponenti dell’ordinamento giudiziario, dando vita a quello che si configura in tutto e per tutto come un conflitto fra poteri, i quali, nell’ambito del costituzionalismo liberaldemocratico devono rimanere rigorosamente separati e stare in una condizione di rispettoso equilibrio.

Ma di liberale nella destra neopopulista non c’è appunto nulla. Soltanto populismo giudiziario a corrente alternata, scagliato nei confronti dei “nemici”, salvo invocare una specie di garantismo a senso unico quando viene direttamente investito qualche suo rappresentante.   

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