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Esteri
novembre, 2024

Lo Zio Sam non sta benissimo

Sulla Salute deciderà il mercato, come vuole Trump o si estenderanno le coperture assicurative del duo Biden-Harris: per gli americani il rebus assistenza

Negli Usa non esiste una assistenza sanitaria come in Italia. Per avere accesso a diagnosi e cure bisogna aver sottoscritto un’assicurazione sanitaria privata, spesso pagata dai datori di lavoro ai dipendenti. Diversamente, bisogna pagare di tasca propria o, ancora, essere beneficiari di una delle due coperture sanitarie pubbliche. Quella di natura federale (Medicare) dedicata a chi ha più di 65 anni, indipendentemente dal reddito. E quella statale (Medicaid) rivolta alle fasce a basso reddito e ai disabili, sostenuta da un contributo federale pari al 60%.

La riforma sanitaria di Obama del 2010 puntò a estendere Medicaid a un maggior numero di cittadini. Ma, governata dai singoli Stati, dà origine a sperequazioni. E anche l’obbligo generalizzato di sottoscrivere un’assicurazione sanitaria, pena una sanzione sul reddito, e il vincolo per le compagnie a stipulare polizze –  indipendentemente dallo stato di salute dell’assicurato – ha determinato dei contraccolpi. In primo luogo un aumento vertiginoso dei costi, così molti cittadini hanno preferito rischiare la sanzione, spesso inferiore al costo della polizza.

Adesso, quale che sia il vincitore della corsa alla presidenza, cosa ne sarà della sanità americana?

Potrebbe cambiare poco, dicono gli esperti perché né Trump né Harris, a differenza di Obama, hanno fatto della salute il loro cavallo di battaglia. «L’Affordable care act (Aca), meglio noto anche come Obamacare, continuerà ad esistere – dice Alice Ciulla ricercatrice del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre – Pur con le varie modifiche subite, con l’amministrazione Trump e con quella di Biden, tutto sommato, non dispiace agli americani».

È pur vero però che «le maggiori preoccupazioni dei cittadini riguardano l’accessibilità economica alle cure e la crescente consapevolezza delle disparità», afferma Patrick Costello, senior vicepresident di Mercury Public Affairs, che con sede a Washington ha il polso della situazione.

In altri termini, il pensiero è rivolto alle possibili rimodulazioni – restrittive o estensive –  di Medicare e Medicaid, oltre che al tema molto sentito del costo dei farmaci. «I due programmi non sono messi in discussione da nessuno dei due candidati», evidenzia Ciulla. Anche se «Harris vorrebbe aumentare i sussidi dell’Aca che sono stati estesi fino al 2025 ai sensi dell’Inflation reduction act (Ira). Trump dal canto suo – come aveva tentato di fare – auspicherebbe che l’Aca venisse “abrogato e sostituito”, anche se non ha articolato un piano preciso», spiega Costello.

Del resto, c’è da tener conto del fatto che parte dell’opinione pubblica nutre preoccupazioni sulla tenuta finanziaria di Medicare-Medicaid: l’invecchiamento della popolazione fa aumentare il numero di assistiti federali e un’ estensione della platea dei beneficiari dell’assicurazione degli Stati sarebbe foriera di un aumento delle tasse. «La sostenibilità a lungo termine – aggiunge l’analista di Washington – è motivo di preoccupazione e senza riforme potrebbero esserci significative pressioni di bilancio sui governi federali e statali», senza contare che anche «l’implementazione di Medicaid a livello statale implicherebbe impatti economici disomogenei in tutto il Paese». In pratica, ulteriori disparità.

«Harris – aggiunge Ciulla –  ha a cuore la questione della copertura pubblica delle spese per l’interruzione volontaria di gravidanza. Ed è immaginabile la volontà di introdurre una legge federale volta a una maggiore flessibilità sul tema del diritto all’aborto anche sotto il profilo sanitario. Con lei presidente, potrebbe essere ridefinita la copertura dei costi sanitari post-partum, oggi non appannaggio di tutte le madri americane. Temi su cui Harris si era esposta palesemente in passato, passando ultimamente a posizioni più moderate».

Altro tema caldo quello dell’accesso ai farmaci. «Harris sostiene politiche volte a ridurre i costi di quelli soggetti a prescrizione, inclusa la possibilità che Medicare negozi i prezzi dei farmaci direttamente con le aziende e limiti i costi vivi», dice l’analista americano. Gli fa eco Ciulla: «Con l’arrivo di Biden e il suo Inflaction reduction act si è intervenuti sul prezzo dei medicinali stabilendo che il governo può negoziare al ribasso il costo dei farmaci direttamente con le aziende produttrici. Harris naturalmente continuerebbe, mentre Trump, pur non avendo un programma vero e proprio, punterebbe all’eliminazione dell’Ira. Il che si tradurrebbe in un nuovo aumento dei prezzi».

Se i prossimi quattro anni saranno repubblicani, concordano i due osservatori, «Trump probabilmente darà priorità alla deregolamentazione e alle soluzioni di mercato, mentre un’amministrazione democratica vedrebbe una maggiore continuità politica».

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