Appropriazione indebita e frode all'Ue, Le Pen condannata a quattro anni: dichiarata ineleggibile con effetto immediato

Utilizzate risorse per pagare collaboratori che avrebbero lavorato per il partito a Parigi, non per la delegazione di Strasburgo. Non potrà partecipare alle prossime elezioni presidenziali

Frode da 2,9 milioni di euro per il contribuente europeo. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici e, perciò, dichiarata ineleggibile. La condanna è di quattro anni, di cui due senza condizionale con possibilità di braccialetto elettronico, prevede anche il pagamento di una multa di 100.000 euro. Le Pen non potrà partecipare alle prossime elezioni presidenziali previste nel 2027. Al suo posto, probabilmente, sarà candidato il presidente del partito Jordan Bardella. Il processo, iniziato il 30 settembre 2024, riguardava diverse personalità del RN, accusate di aver usato fondi del Parlamento europeo per pagare collaboratori che avrebbero lavorato per il partito a Parigi, non per la delegazione di Strasburgo. Il danno complessivo è stato stimato considerando che "il Parlamento europeo (avrebbe, ndr.) pagato per persone che in realtà lavoravano per il partito di estrema destra”.

Il processo

L'accusa chiedeva una pena di cinque anni di ineleggibilità "con esecuzione provvisoria", vale a dire che si applica immediatamente, anche in caso di appello dell'interessata. In più, per Le Pen erano stati richiesti cinque anni di carcere, due dei quali a titolo definitivo e 300.000 euro di multa. Insieme a Le Pen sono stati condannati altri otto eurodeputati, anch’essi dichiarati ineleggibili. Ancora: colpevoli per ricettazione anche i dodici ex assistenti parlamentari presenti in tribunale che, secondo la magistrata che preside il processo, Bénédicte de Perthuis, hanno firmato dei "contratti fittizi”.

 

"È stato stabilito che tutte queste persone in realtà lavoravano per il partito, che il loro deputato (di riferimento) non aveva affidato loro alcun compito", che "passavano da un parlamentare all'altro", ha spiegato la giudice. ''Non si trattava di mutualizzare il lavoro degli assistenti quanto piuttosto di mutualizzare le risorse dei deputati''. De Perthuis ha poi avvertito: ''Che le cose siano chiare: nessuno viene processato per aver fatto della politica, non è il tema. La questione è sapere se i contratti sono stati eseguiti o meno".

La lettura della sentenza

“Abbiamo capito chiaramente che la posta in gioco va al di là di quest'aula, ma il tribunale procederà come sempre”, aveva avvertito la presidente Bénédicte de Perthuis all'inizio della lettura di fronte a Marine Le Pen, seduta in giacca blu in prima fila, accanto al vicepresidente del partito Louis Aliot. Precisazione d’obbligo, visto che su questa sentenza potrebbe giocarsi il futuro politico non solo di Le Pen, ma dell’intero partito di estrema destra. "Leggo qua e là che saremmo febbricitanti. Personalmente, non lo sono, ma capisco che si possa essere: con l'esecuzione provvisoria, i giudici hanno un diritto di vita o di morte sul nostro movimento", aveva commentato Le Pen su La Tribune Dimanche. Probabilmente, il suo secondo processo potrebbe tenersi tra almeno un anno, con una decisione non prima dell'autunno 2026, pochi mesi prima delle elezioni presidenziali. La leader del Rassemblement National ha lasciato l'aula del tribunale  prima che venisse pronunciata la lettura della sentenza con la condanna emessa nei suoi confronti.

Le reazioni

Il Cremlino ha criticato la condanna di Marine Le Pen, definendola una "violazione delle norme democratiche". il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha dichiarato che Mosca "non vuole interferire negli affari interni della Francia e non lo ha mai fatto", ma ha dichiarato che, a suo parere, "le norme democratiche vengono violate" per quanto riguarda il processo a Le Pen. Anche il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha espresso solidarietà alla leader di RN, che a Bruxelles siede nel gruppo dei Patrioti insieme al suo partito, Fidesz. "Je suis Marine!" ha scritto su X il primo ministro, riecheggiando lo slogan 'Je suis Charlie' utilizzato per esprimere solidarietà al settimanale satirico francese Charlie Hebdo dopo l'attentato terroristico del 2015.

 

Le Pen ha il sostegno anche di Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega: "Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali. A Parigi hanno condannato Marine Le Pen e vorrebbero escluderla dalla vita politica. Un brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania. Quella contro Marine Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!". Più conciso, invece, Bardella: ''Oggi, non è solo Marine Le Pen che viene ingiustamente condannata. È la democrazia francese che viene giustiziata''.  

"Non riusciranno a zittire la voce del popolo francese", ha scritto su X il leader degli ultraconservatori spagnoli di Vox, Santiago Abascal.

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