Fino a ieri l'unico bianconero che si era visto al Matusa, lo stadio-rottame di Frosinone, era un trovatello pezzato di nome Chicco che dormiva sotto i tubi Innocenti della curva Sud. Adesso che il club è salito in serie B - e la città aspetta ansiosa di sfidare la Juve - al bastardino hanno tolto il riparo per tirar su in fretta e furia una tribuna che non faccia brutta figura in tv. Chicco però non si è scomposto e ora sbadiglia all'aperto in piena area di rigore.
D'altro canto nella poco ridente cittadina bagnata dal Cosa - per mezzo secolo feudo di Andreotti e di Ciarrapico - nessuno si aspettava di arrivare così in alto e in tempi così brevi: fino al 2001, quando si navigava tra l'Interregionale e la serie D, gli eventi più eccitanti dell'anno erano i derby con il Latina o col Sora, che di solito finivano a botte. Radio Ciociaria trasmetteva le dirette via cellulare in vernacolo, "tiro de cantone, 'ncornata, tronco!": calcio d'angolo, colpo di testa, palo. Adesso invece ci si prepara a ospitare Nedved e Del Piero, si vendono i diritti giallazzurri alle grandi reti nazionali e, appunto, si cerca di risistemare in qualche modo il Matusa. Che in città chiamano tutti così per il suo stato da sempre decrepito: racconta Amedeo Di Sora, storico del Frosinone calcio, che fu costruito abusivamente e in pochi giorni nel 1946, tra le macerie dei bombardamenti alleati, e già sei mesi dopo sembrava avesse cent'anni. Adesso è uno scheletro di cemento scrostato che pare di essere in Cecenia, ma il Comune giura che per la prima partita casalinga sarà un tripudio di prefabbricati e di moderne strutture in metallo che dovrebbero garantire quasi 10 mila posti seduti.
Che poi al Matusa non sta seduto mai nessuno: i tifosi sono a mezzo metro dal campo e agli avversari non riesce di toccare la palla senza sentire i più fantasiosi insulti alle loro congiunte, altro che Materazzi a Zidane. Insomma, una bolgia infernale, il famoso "dodicesimo uomo in campo", come dice l'allenatore dei canarini Ivo Iaconi, artefice della promozione-capolavoro in B. Sulle note di 'Vecchio Scarpone', la Curva nord spedisce i suoi amati all'attacco e "mi creda, qui non sarà facile nemmeno per la Juventus, quelli non immaginano il casino che li aspetta", se la ride Iaconi.
Il quale, dunque, non è per nulla turbato dal ventennale ritardo con cui a poche centinaia di metri dal Matusa stanno costruendo il nuovo stadio, che - ad andar bene - vedrà la luce nel 2008, grazie ai 10 milioni di euro stanziati dalla regione Lazio e ora dirottati in parte verso il più urgente restauro del vecchio impianto. Ma se sul tema Iaconi ha le idee chiare, la vicenda dei due stadi anima invece il dibattito politico-sportivo di Frosinone, che dopo il lungo dominio Dc ora si divide tra un sindaco diessino, Domenico Marzi, e un consiglio comunale a maggioranza di destra, grazie alle legge elettorale col voto disgiunto. Marzi si trova così ad amministrare - anatra quanto mai zoppa - uno strano capoluogo con nemmeno 50 mila abitanti che un tempo campavano solo di agricoltura e pastorizia, poi sono stati miracolati dalla Cassa per il Mezzogiorno ma quando era tempo di vendemmia in fabbrica non si facevano vedere. Ora quel popolo di metalmezzadri non esiste quasi più, la Casmez l'hanno abolita e sulle pagine di 'Ciociaria Oggi' (quotidiano di proprietà di Giuseppe Ciarrapico) si parla ogni giorno di un tramonto industriale reso inevitabile dalla fine della bonanza statale e dalla mitica concorrenza asiatica.
Tuttavia, nelle piane desolate tra le rocche medievali e la valle del Sacco, alcune aziende sono state capaci di adeguarsi alla globalizzazione e magari di investire a loro volta all'Est, in Slovacchia e Croazia: come quelle della famiglia Stirpe, produzioni di plastica, acciaio e perfino tecnologia, 14 mila dipendenti tra l'Italia e l'estero con mega commesse da giganti come la Fiat (i cruscotti della nuova Punto li fanno tutti qui). Proprio gli Stirpe - assieme a un'altra dinastia di industriali locali, gli Zeppieri - sono dal 2003 i padroni del Frosinone calcio, che gestiscono come una delle tante società di famiglia: pochi impiegati, una sede scalcinata con tre scrivanie in croce, bando alle spese folli e la sera tortellini in brodo per tutti.
Agli allenamenti della squadra però non manca mai - nemmeno sotto il sole crudele d'agosto - la carismatica figura del Cavalier Benito, classe 1923, presidente onorario del club e padre del capo operativo Maurizio Stirpe, nonché figlio orgoglioso di un fascista della prima ora che marciò su Roma assieme a Mussolini. Seduto sulla sua seggiolina accanto al campo nel ritiro di Fiuggi, l'ottuagenario fondatore del gruppo s'informa sulla condizione dei suoi ragazzi, pone domande un po' naïf ai collaboratori ("Dite che al San Paolo mi faranno entrare con la macchina?") e spiega agli astanti che Iaconi "è un bravissimo allenatore, peccato sia un po' comunista".
La politica del resto è da sempre un tormentone per l'ambiente giallazzurro, dove i tifosi sono talmente a destra che uno dei quattro gruppi ultras si chiama Über alles. Ma il tutto resta in una dimensione poco ideologica e tutto sommato goliardica, tanto che la curva Nord ha scelto come suo beniamino un ragazzo di colore, il portiere Massimo Zappino, brasiliano di nascita e adottato ancora bambino da una famiglia sicula, noto per la somiglianza con il collega milanista Dida e per la temibile propensione a uscire dai pali con la palla al piede.
Quest'estate poi sulle rive schiumose del Cosa è arrivato anche il primo vero straniero, l'argentino Josè Ignacio Castillo, studente di Economia all'Università di Buenos Aires e fino a pochi mesi fa centravanti dilettante al Gallipoli. Si contenderà il posto da titolare con l'unico nome abbastanza noto della comitiva, Massimo Margiotta, che pure è un acquisto dell'ultima ora e in città tutti già venerano perché "quando stava all'Udinese ha perfino giocato la Coppa Uefa", anche se "mo' bisogna metterlo a dieta, che al ritiro è arrivato un po' chiatto", come spiega il capo degli ultras, Angelo Bracaglia. Ad arricchire di classe la compagine in vista della serie B è infine stato preso Francesco Lodi, trequartista napoletano di talento e mancino con un un gran tiro angolato, scoperto in giro per l'Italia da Enrico Graziani, direttore generale e mago riconosciuto del mercato frusinate. Per far posto a Lodi, che ha già entusiasmato gli ultras nella prime sfide con il Morolo e l'Isola Liri, Iaconi ha cambiato perfino il modulo della squadra, passando a un attacco a tre punte, tanto più che lui - il mister di sinistra - ama il gioco d'attacco "tipo quello di Prandelli" e giura che nemmeno contro la Juventus farà le barricate.
Prima della fine del mese, poi, agli Stirpe piacerebbe farsi un altro regalino, magari un nome un po' famoso per onorare la storica promozione: qualcuno a bordo campo suggerisce faceto il nome di Cristiano Lucarelli, già capocannoniere di A, e il Cavaliere senza fare un plissé si volta verso i suoi chiedendo "e com'è 'sto Lucarelli?", quelli quasi svengono, spiegandogli che costa 9 milioni di euro, sicché Stirpe scuote la testa e si rassegna, "va beh, per adesso niente Lucarelli". Subito dopo però si rianima e fa notare che, siccome lui non è più propriamente un ragazzo, in questa benedetta serie A bisogna arrivarci un po' in fretta, massimo un paio d'anni, quindi coraggio ragazzi, dateci dentro e sgobbate, "se insisti e resisti, raggiungi e conquisti", declama il Cavaliere a un mediano sudato che rientra negli spogliatoi e lo guarda un po' stranito. Ma poi a parlare con i giocatori si scopre che questa gestione familiar-padronale non è affatto sgradita, anzi "aiuta a far gruppo" e poi "qui ci pagano regolarmente tutti i mesi, che di questi tempi nel pallone non una cosa da poco".
Intanto in città ci si attrezza per il sogno, ma secondo la tradizione locale lo si fa un po' 'alla 'nciunfra', vale a dire alla bell'e meglio. Si immagina in quale albergo potranno dormire il sabato sera le grandi ("Mica si fermeranno a Roma eh, noi abbiamo degli splendidi hotel"), ci si chiede se con la Juventus arriverà pure Yaki Elkann ("Speriamo che si porti l'impermeabile, qui piove sempre e il tettuccio in tribuna è un colabrodo"), si promette di rendere grazia al santuario della Madonna della Neve e si spera nel ritorno sugli spalti delle celebrità a vario titolo intrecciate con la storia locale, dal solito Ciarrapico allo stesso Andreotti, dall'improbabilissimo ex governatore Antonio Fazio ("In fondo Alvito è a una manciata di chilometri") all'attore Christian De Sica (figlio del ciociaro Vittorio), fino al politico più popolare in queste lande, l'ex ministro Francesco Storace (vedere riquadro qui sotto).
Nell'attesa, però, bisogna occuparsi di questioni assai più concrete, perché altrimenti il campionato lo si comincia al Flaminio di Roma, che magari regala un po' d'incassi in più, ma addio dodicesimo uomo in campo. Così si pensa a sostituire i lampioni del Matusa, dato che quelli vecchi lasciavano un paio di mostruose zone d'ombra sul terreno di gioco, il che - spiega un dirigente - "faceva molto comodo perché al buio gli avversari non ci capivano più niente, ma purtroppo non vanno bene per le riprese tv".
Il bastardino Chicco, ignaro di tante aspettative, continua a sbadigliare sul dischetto del rigore. Qualcuno dovrà avvisarlo che anche la sua vita cambierà molto presto.